“”La luce del Nord””, stella, aurora o libro

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""I giornalisti sono, per etica professionale, obbligati a rendere pubbliche le notizie ricevute. Tuttavia, anche con gli editori, in base all’articolo 2 della legge professionale e all’articolo 13 della legge sulla privacy sono tenuti a rispettare il segreto sulla fonte delle stesse"" articolo di A.Z.

 

 

Per un leghista, potrebbe  essere un’idea per un nuovo slogan; per un appassionato astrofilo, è la Stella Polare, o l’aurora boreale; per un’innamorata persa di Cronin, quale io sono, è il titolo di uno dei migliori libri scritti da questo grande autore.

“La luce del Nord” è  il nome di un piccolo giornale di provincia, guidato da un coraggioso proprietario e direttore, il giornalista Henry Page, che concepisce il proprio lavoro come una missione, lotta per la moralità pubblica, senza indietreggiare dinnanzi agli ostacoli e alle difficoltà, di fronte a nemici potenti e avversari privi di scrupoli, senza padroni, se non la propria coscienza.

Un personaggio indimenticabile,  al quale ogni giornalista, grande o piccolo, dovrebbe ispirarsi. A costo di essere irriso, calpestato, insultato, preso idealmente a pedate,criticato.

La grandezza, o la piccolezza, di un giornalista si misura, a mio avviso, dal coraggio morale,quello di difendere la verità, quello di opporsi con fierezza  alla manipolazione della notizia, alla deformazione dei fatti.

Ciò che ha scritto Feltri, sull’origine del famigerato documento su  Boffo, attribuendone la falsificazione a  personaggi all’interno del Vaticano, necessita, dati i  precedenti, di attenta verifica.

Con le sue parole ha tutta l’aria di voler scaricare dalle sue fragili spalle la responsabilità del guaio che ha combinato, inguaiando allo stesso tempo un settore della Chiesa, senza ovviamente dare altre notizie, appellandosi all’etica professionale, che impone di rispettare le fonti.

Certo, la protezione delle fonti è una pietra miliare del giornalismo.

Nel nostro ordinamento la tutela del segreto professionale, originariamente sancita dall’articolo 622 del Codice penale del 1930 (in vigore), punisce la rivelazione del segreto professionale. Il divieto di divulgare la fonte della notizia è, invece,  un principio giuridico. Giornalisti ed editori, in base all’articolo 2 (comma 3) della legge professionale n. 69/1963, “sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse”. Tale norma consente al giornalista di ricevere notizie, mentre le fonti sono “garantite”. Anche l’articolo 138 Del Testo unico sulla privacy (D.lgs n. 196/2003) tutela il segreto dei giornalisti sulla fonte delle notizie, quando afferma che  “restano ferme le norme sul segreto professionale degli esercenti la professione di giornalista, limitatamente alla fonte della notizia”.

Qui però  la fonte non è cristallina e le azioni compiute  si chiamano : falsificare documenti, fornire false prove, calunniare. Queste cosucce sono reati. Il correo è chi, invece, protegge il colpevole col silenzio, ma per un giornalista la cosa è un po’ diversa.

Sacrosanto, come abbiamo detto, il segreto sulle fonti: “La norma assicura una piena tutela, consentendo una deroga soltanto in via di eccezione” (Tribunale penale di Treviso). Anche la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo protegge le fonti dei giornalisti – Un giudice (mai un P.M.) può ordinare, come riferito, a un giornalista professionista, in base all’articolo 200 del C.P.P. di “indicare la fonte delle sue informazioni  se le notizie sono indispensabili  ai fini della prova del reato e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso l’identificazione della fonte della notizia”.  

I giornalisti continuano, però, nonostante queste aperture interpretative, ad opporre il segreto professionale, che è salvaguardato anche  dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. L’articolo 10 (Libertà di espressione),che – ripetendo le parole della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo del 1948 e del Patto sui diritti politici di New York del 1966 -,  recita: Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere”. La libertà di ricevere le informazioni comporta, come ha scritto la Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo, la protezione assoluta  delle fonti dei giornalisti.

I giornalisti sono professionisti differenti, rispetto a chi, sacerdote, medico, notaio, etc. è vincolato al segreto professionale. I giornalisti, invece, sono, per etica professionale, obbligati a rendere pubbliche le notizie
ricevute. Tuttavia, anche con gli editori, in base all’articolo 2 della legge professionale e all’articolo 13 della legge sulla privacy sono tenuti a rispettare il segreto sulla fonte delle stesse.

Mentre, sempre lo stesso C.P.P.,  non consente alla Polizia, o altri organi inquirenti,  di operare in determinati settori, se non dopo aver reso note le proprie fonti alla Magistratura. Questo crea non pochi impedimenti di vario genere, non ultimo il ripensamenti da parte dei testi.

Una barzelletta, insomma.

Fermo restando che tutto è ancora in alto mare, la sola cosa sicura è il clamore  che questa riapertura del caso Boffo ha creato, nell’opinione pubblica e in Vaticano. Disorienta, e lascia perplessi, che all’interno della Chiesa, struttura della quale è riconosciuta universalmente l’autorità morale, vi siano tante e tali crepe…Non ultimi i recenti fatti, terribili se commessi da persone qualsiasi,ancora più abbietti se a commetterli è un uomo consacrato, un sacerdote,colui che accoglie le nostre confessioni, che giudica i nostri comportamenti, che dovrebbe essere esempio e guida, prima che censore. Omicidio, furto ai danni di un disabile, ora queste meschine azioni, documenti falsificati, calunnie,forse anche altri intrighi, come ventila un Feltri sempre più aggrovigliato…che ora parla di dovere dell’informazione.

Tutti ricordiamo  però come era iniziata la campagna denigratoria nei confronti di Boffo: c ome ho avuto già modo di scrivere, con il gongolante, (rivelatosi poi assai imprudente) Feltri che  si improvvisava giustiziere e scriveva che Boffo non aveva“le carte in regola per lanciare anatemi furibondi contro altri peccatori, veri o presunti, e neanche per tirare le orecchie a Berlusconi” perché “tanti moralisti sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il tempo di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinché il pubblico sappia da che pulpito vengono certe prediche. Cominciamo da Dino Boffo».Il resto è storia, si fa per dire, e da quel minaccioso (e ora infinitamente ridicolo) Cominciamo da Dino Boffo si è arrivati a distruggere un uomo, nell’immagine e nella reputazione. Immagine e reputazione non risollevate da questi ultimi eventi.

Sarebbe bello vedere la faccia di Feltri ora, dopo aver menato quegli scomposti fendenti su tanti moralisti che sono sprovvisti di titoli idonei” e poi ritrovarsi con un palmo di naso per la gran cantonata che ha preso.

Verrebbe da ridere, ma la nausea domina sovrana.

Non basterà un pranzetto a due, Feltri – Boffo,  a sistemare le cose; chi vivrà, vedrà. A  Feltri, comunque, nel tempo libero, consiglio di  leggere “”La luce del Nord””.

Lettura che consiglio anche a chi eventualmente ancora non lo conoscesse. Ammesso che, nelle librerie, ricolme dei vari Moccia, Brown,Faletti…ci sia posto  anche per Cronin.

A.Z.

 

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