La luce alla fine del tunnel

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Non è pessimismo...ma la ormai consolidata formula istauratasi in Italia di  non riuscire a risolvere i problemi che affliggono  i cittadini è costantemente sotto gli occhi di tutti noi.


Ci sono persone che ancora credono che alla fine del tunnel, in cui è sprofondata l’Italia, si possa prima o poi vedere la luce. Sarà, ma io non ne sono convinto! In passato, e mi riferisco agli anni  successivi all’unità della nazione (1861), nelle cartoline e nei manifesti, l’Italia era rappresenta da una bella signora avvolta nel tricolore con al centro la bianca croce, la corona e aveva come sfondo una grande stella. Un simbolo che per molti era segno di buona fortuna. Non a caso si dice nati sotto una buona stella! A mio parere, però, con il  passare degli anni questa stella si sta lentamente spegnendo.

Qualcuno potrebbe obbiettare:- Ma tu sei un pessimista-. Assolutamente  no. La ormai consolidata formula istauratasi in Italia di  non riuscire a risolvere i problemi che affliggono  i cittadini è costantemente sotto gli occhi di tutti noi.

Alcuni esempi, sfogliando la cronaca di Modena. Furti a ripetizione nelle case ed anche al cimitero di San Cataldo. Le prime avvisaglie di quello che stava succedendo furono denunciate e illustrate almeno 10 anni fa per quanto riguarda l’area sopra citata. Da allora, cosa si è fatto?  Niente. Anzi, la situazione è peggiorata. Per quanto riguarda il rilancio del centro storico, stesso discorso. Il nuovo sindaco Gian Carlo Muzzarelli,  che ha ereditato questa patata bollente da Giorgio Pighi, che a sua volta l’aveva ereditata da Giuliano Barbolini, non trova di meglio che indire una pubblica assemblea per cercare delle soluzioni, visto che nei quattro precedenti mandati i suoi  predecessori non  sono riusciti a trovarle. So che a pensare male si fa peccato, ma qualche volta ci si prende. Le soluzioni c’erano, ma non erano approvate dall’amministrazione di sinistra e quindi si è andati avanti solo per una strada.

Per quanto riguarda il centro storico abbiamo buttato fuori le auto, chiudendo accessi e parcheggi e ‘regalando’,così,  gli incassi della soste a pagamento a una società privata, per circa quarant’anni.

Termino chiamando in causa ancora il nuovo Sindaco che, se non erro, ha tenuto per se la delega di assessore alla sicurezza. Tutti d’accordo che un anziano venga risarcito da parte del comune, per essere stato aggredito e rapinato, con dei fondi regionali stanziati per le vittime di tali reati. Bel gesto. Però mi sorge un dubbio? Egregio Signor Sindaco, non ci vede una contraddizione in tutto ciò. Diciamo la verità: il rimborso è l’ultima spiaggia! Ritengo dovrebbe essere il contrario: prevenire e controllare chi entra nel territorio. Qualcuno  potrebbe rispondere che non ci sono le leggi. Bene allora intensificate le pattuglie dei vigili, che fermino e controllino i documenti delle persone nulla facenti. La verità e che non sapete più cosa fare per garantire  la sicurezza dei cittadini e dei loro beni. Siete alla frutta… no, siete al caffè. Ma in fondo non è solo colpa sua. E’ un andazzo che ormai prevale in buona parte d’Italia. 

Non può mancare un accenno alla tragedia dell’abbattimento del boeing della Malaysia con a bordo 298 fra passeggeri e uomini dell’equipaggio. Cosa dire, aldilà delle solite  frasi di circostanza e dello scambio di accuse fra le parti in causa (stato Ucraino, separatisti filo russi e russi).  Soltanto una cosa: ciò che sta accadendo non è da sottovalutare.

Lo zar Putin non è uno sprovveduto: ricordiamoci che la sua giovinezza l’ha passata negli uffici del Palazzo della Lubjanka. Gli ucraini non hanno mai voluto bene, prima ai polacchi e poi ai russi. La monarchia dei Romanov, e poi i bolscevichi, ebbero il loro bel da fare per tenere sotto controllo quel territorio e quel popolo. Infatti, durante la seconda guerra mondiale, se non fosse stata per la poco considerazione da parte di quel pazzo di  Hitler nei confronti dei popoli slavi, è probabile che ad aderire al  richiamo del leader storico nazionalista Stepan Bandera, che fondò l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini per combattere i comunisti di Stalin sotto la sua bandiera, sarebbero stati molti di più. Acqua passata.

Le cancellerie d’Europa, ora,  si devono muovere con i piedi di piombo. Dipendiamo troppo dalle fonti energetiche che provengono da quell’area. Quindi, qualche volta è meglio stare alla finestra e guardare  quello che sta accadendo. Cinismo? No, solo buon senso.

Se proprio i ministeri degli esteri vogliono interessarsi a qualche problema, facciano alcuni chilometri in più e vadano in Irak dove è sorto il Califfato dell’Isis.  Come era prevedibile, alla faccia dei buonisti e dei convinti assertori della convivenza religiosa, di cui l’Italia è piena, ed ha purtroppo ampi spazi per divulgare questa, che io definisco, balzana opinione. I cristiani, abitanti di quella fetta di Califfato, si sono ritrovati a scegliere fra convertirsi o… finire sottoterra. Così, le strade che portano verso Baghdab si sono intasate di mezzi di ogni tipo pieni di persone che hanno abbandonato le loro case e tutto quello che contenevano e sono fuggiti. Ciliegina  sulla torta: sono stati depredati di tutti i pochi averi che erano riusciti a portare con se,  ai posti di blocco di questi integralisti. Ma tanto, noi italiani siamo abituati. Quando Gheddafi  ci buttò fuori  dalla Libia, nel 1970, i nostri connazionali subirono la stessa sorte all’aeroporto di Tripoli e il nostro governo si guardò bene da fare qualsiasi cosa, se non una sterile quanto inutile protesta verbale e forse anche scritta. Per non parlare dell’intervento dell’Onu e della Nato a giusta ragione, a protezione delle popolazioni di fede islamica a rischio genocidio da parte delle bande di irregolari  serbe. Due pesi, due misure.

Non è così che si costruisce la pace.

 

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