La gratitudine è un pesante fardello

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La gratitudine non è alla portata di tutti. Certo, alcuni   brillano più di altri. Da “le due Simone”, a Rossella Urru, a Giuliana Sgrena, a Patrick Zaki…  etc.  fino ad arrivare a Ilaria Salis che, fresca di giornata, diciamo,  si è  vista riconoscere la possibilità di essere messa agli arresti  domiciliari.  Un bel salto, innegabilmente, dall’essere, in ceppi e catene, portata in tribunale.

Il sollievo deve essere stato grande. Non sono pervenute, tuttavia,  grandi parole di ringraziamento…da lei e nemmeno dal   padre che ha fatto da cassa di risonanza in questi mesi alla vicenda, portando il caso  all’attenzione dell’opinione pubblica italiana e, soprattutto, del Governo, al quale, incessantemente,  come avrebbe fatto  qualsiasi padre amareggiato e preoccupato, Roberto Salis si rivolgeva pluriquotidianamente,  a volte con richieste  che sfioravano l’assurdo,  dato che  avrebbe preteso addirittura di intervenire  presso un stato sovrano  qual è l’Ungheria, per dettare legge su  come trattare i detenuti!

La vicenda,  sicuramente una delle più sgradevoli  che si possano immaginare, è nota, solo brevissimamente, pertanto, la riassumo: Ilaria Salis, maestra di Milano, l’11 febbraio 2023, è in  Ungheria per  partecipare a una contromanifestazione, avversa a quella denominata “Giorno dell’Onore”, “, una rievocazione storica di omaggio a combattenti e militanti filonazisti.
L’insegnante , secondo la polizia  ungherese, viene arrestata dopo il ferimento di alcuni manifestanti…nei suoi  effetti personali, in borsa, per l’esattezza,  viene ritrovato  fra altri oggetti atti a offendere, anche un manganello metallico   retrattile.
La versione della difesa  riporta, invece, che l’arma fu rinvenuta, sì, dalla polizia, ma sul sedile accanto alla Salis che dopo i tafferugli era salita in un taxi.  Sono  ovviamente versioni e dati importantissimi ai fini processuali ma che non sono tema di  questo articolo.

IL tema è l’ingratitudine, o la mancata riconoscenza, non ci sono  molti  giri di parole per definire   le affermazioni seguenti alla bella notizia dei  domiciliari, con il padre che  non ringrazia per niente il governo che , invece, tanto si è adoperato affinché  la situazione giudiziaria mutasse in meglio.
E’ di appena due anni fa la  tormentata vicenda di Patrick Zaky, giovane ricercatore dell’università di  Bologna che, coccolato, protetto,  incoraggiato, rincuorato, costantemente, per i  lunghi mesi di reclusione… riportato  a “casa”, a Bologna,  con un  volo militare, accolto   con mille onori,  con lo stesso tripudio  riservato   a un antico  console che tornava vittorioso da una campagna particolarmente  importante e decisiva.  Zacky, a parte il sorriso  sul  suo bel faccione rubicondo,  non ha detto  nemmeno  grazie, a chicchessia,  anche perché non spiaccica una sola parola d’Italiano,  fra le altre cose. 

Non parliamo delle due Simone, come , tout court, venivano definite Simona Pari e Simona Torretta, vittime di sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto a Baghdad, in Iraq, il 7 settembre 2004. Le due cooperanti italiane che lavoravano per la ONG italiana “Un ponte per…” furono liberate il 28 settembre successivo, dietro  il pagamento di un riscatto da parte del governo italiano, per una cifra stimata  fra un milione e quattro milioni di euro. Dopo essere state liberate,  le prime parole  furono  per  i loro  carcerieri che le avevano trattate  così bene, con l’aggiunta del proposito  di ritornare presto  a fare le volontarie  in quelle terre.
Così Rossella Urru, altro caso  di una nostra connazionale vittima di  caso di sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto la notte tra sabato 22 e domenica 23 ottobre 2011 nel campo profughi Saharawi di Hassi Raduni, nel deserto algerino sud-occidentale, con altri due cooperanti,  Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons. I tre furono liberati  il 18 luglio 2012 dopo 270 giorni di prigionia dietro il pagamento di un riscatto.  Come per le due Simone, ci furono trattative incessanti e continue del Ministero degli Esteri  (oltre al  pagamento di imponenti cifre di riscatto, come  già detto) anche per la Urru che,  alla liberazione, espresse solo il grande desiderio di tornare a fare il suo lavoro di cooperante.
Tornando ai nostri giorni,  i soli ringraziamenti di papà Salis e, immaginiamo,  anche della figlia, sono per chi, candidandola alle elezioni europee,  le ha offerto la  considerevole possibilità di  liberarsi dalla scomoda situazione, ossia il partito  di Alleanza Verdi-Sinistra.

Quindi, Fratoianni & C.  si sono  ovviamente intestati il merito,  poiché  il padre della nostra connazionale detenuta in Ungheria a chiare lettere ha   escluso qualsiasi  effetto  e merito al lavoro  diplomatico che, invece, il  Governo ha comunque portato avanti, fin dall’inizio della vicenda, nella  riservatezza richiesta dalle circostanze e al limite delle possibilità …non dimentichiamo che  ogni stato sovrano  applica le sue proprie leggi senza doverne dare  conto a chicchessia.  
In tutti questi casi lo Stato ha fatto il suo dovere, cercando di proteggere e far rientrare dall’estero i cittadini italiani o chi, come Zaky, studia e risiede da molti anni nella nostra nazione, riportandoli a casa, sani e salvi .

Un altro che, grazie all’interessamento dello Stato italiano è tornato a casa è Chico Forti, non da uomo  libero, ovviamente, dato che è stato  condannato  ” to a life”   negli  Stati  Uniti per omicidio ma qui, da noi, si sa che anche una condanna a vita fa meno paura anche perché, dopo  un “tot” di anni, con i  benefici di  legge,  anche se condannati all’ergastolo si può arrivare benissimo alla semilibertà e ai permessi premio. Un ergastolo all’acqua di rose, insomma, noi non ci smentiamo mai.
Un successo diplomatico dello Stato italiano, nonché del Governo Meloni, indubbiamente, riconosciuto in modo trasversale anche dalle forze di opposizione … ma opinabile, se non decisamente inopportuna, è apparsa a molti l’accoglienza riservata a Chico Forti, addirittura dalla Presidente del Consiglio che si è recata a Pratica di Mare per dargli in benvenuto, al suo arrivo, dopo essere stato portato in Italia con un volo dell’Aeronautica Militare.

Francamente un gesto eccessivo.


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Una risposta

  1. L’ultima ruota del carro

    Da epoca immemorabile ormai l’Italia, una volta patria di santi, poeti e navigatori, è diventata Paese zimbello a livello europeo e persino mondiale.
    Abbiamo una fama ormai consolidata di Paese inaffidabile dove vige la moda del tirare a campare.
    In ambito internazionale, a prescindere dal colore politico della maggioranza al potere, siamo da mezzo secolo ed oltre l’ultima ruota del carro.
    Al tavolo dei grandi o non siamo invitati o lo siamo solo per fare tappezzeria. Ricordo, tra le tante cose, il pacchetto delle misure anticrisi del governo Berlusconi pieni di buoni proponimenti ma vuoti di contenuto, tanto da far ridere platealmente Merkel e Sarkozy dopo averli letti .
    Era il 23 ottobre del 2011 quando, durante una conferenza stampa congiunta a Bruxelles, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy si sono sentiti chiedere se Berlusconi li avesse rassicurati sui provvedimenti contro la crisi che avrebbe preso il governo italiano. I due sorrisero già durante la domanda, poi si guardarono e il sorriso diventò una risata collettiva della sala stampa.
    Sembrò il punto più basso della reputazione internazionale dell’Italia.
    Ma non fu così perché con i governi Conte 1 e 2 forse si è andati persino oltre perché si è stati capaci solo di portare in porto il demenziale e diseducativo reddito di cittadinanza , approvato senza copertura finanziaria e che ha appesantito enormemente il già monumentale debito pubblico italiano.
    Per quanto attiene poi alla singolare capacità dell’Italia di far diventare eroi anche avanzi di galera non entro in ciascun dettaglio perché vi sarebbe da scrivere un libro.
    Mi chiedo solo che senso abbia il vizietto ,soprattutto delle sinistre , di proporre come capolista nelle tornate elettorali, anche europee, personaggi dal passato burrascoso e diventati famosi non per meriti ma per gesti temerari o per qualcos’altro ?
    Non è questa la maniera migliore per ovviare al calo dei consensi e della marginalizzazione ultradecennale delle sinistre.
    Glisso sugli scandalosi riscatti plurimilionari pagati ( e negati da Gentiloni ) per liberare le due Simone ed altri ostaggi .
    Faccio solo rilevare che nel Maghreb, e non solo, gli ostaggi italiani vengono venduti e pagati a peso d’oro dalle bande di criminali perché sanno che l’Italia, contrariamente a tutte le altre nazioni europee , non batte ciglio nel pagare fior di milioni per liberare gli ostaggi .
    Ricordo che nelle settimane scorse è salita agli onori della cronaca Ilaria Salis , di 39 anni, un’insegnante di scuola elementare monzese e attivista antifascista.
    La maestrina l’11 febbraio dell’anno scorso venne arrestata mentre si trovava a bordo di un taxi insieme a due altri cittadini tedeschi.
    Lei ed un altro sono stati accusati di violenza e lesioni, la terza persona è stata arrestata perché deve rispondere di aver pianificato gli attacchi.
    I magistrati contestano all’italiana sia il reato di lesioni personali che quello di appartenere all’organizzazione antifascista Hammerbande, che ha come obiettivo quello di “colpire” a martellate presunti neonazisti.
    Per l’accusa Salis avrebbe partecipato a due atti di violenza : uno contro un uomo scambiato per un estremista di destra a causa del suo abbigliamento militare e un altro contro un musicista di estrema destra , le cui foto con il volto tumefatto fecero poi il giro del web. Lo scorso 29 gennaio è iniziato il processo.
    I media hanno diffuso a più riprese le immagini di Salis con le manette e le catene a piedi e polsi suscitando giuste polemiche . Da rilevare che l’altro imputato tedesco si è dichiarato colpevole, ottenendo una condanna a 3 anni di reclusione. Al contrario, la Salis continua a professare la sua innocenza rinunciando al patteggiamento.
    Ritengo che sia disumano e deprecabile il trattamento riservato alla Salis , che è imputata in attesa di giudizio e non colpevole acclarata.
    Ammesso e non concesso che sia innocente la Salis deve però spiegare : cosa ci faceva in Ungheria in quel periodo? perché non era al lavoro a scuola ?
    Non voglio anticipare l’esito del giudizio anche se vi sono forti sospetti di colpevolezza ma mi chiedo quali meriti abbia per essere proposta come candidata alle europee a rappresentare l’Italia ? .
    Non mi sembra che il suo sia un modello comportamentale esemplare per giustificare tale oscena proposta.
    Il PD, rendendosi conto dell’assurdità della proposta, ha abbandonato l’idea di candidare la sedicente eroina monzese probabilmente per la levata di scudi di tutta la nomenclatura interna del PD.
    L’idea però è stata ripresa sciaguratamente da Avs, Alleanza Verdi e Sinistra che hanno deciso di candidare la Salis nelle proprie liste perché reputata eroina in quanto detenuta in Ungheria, in condizioni che violano gravemente i diritti delle persone.
    Ove eletta corriamo il rischio di trovarci di fronte ad un altro caso Soumahoro.
    Vi sarebbe da dire moltissimo sugli altri casi citati e sull’ingratitudine mostrata dai beneficiati ma andrei troppo oltre.
    Mi limito perciò a parlare del caso di Chico Forti tornato in Italia recentemente , dove finirà di scontare la condanna all’ergastolo senza appello per l’omicidio di Dale Pike nel 1998 decisa dalla giustizia degli Stati Uniti (ha già trascorso 24 anni e 6 mesi in un carcere di Miami).
    Non amo Travaglio ma non lo posso condannare se ha accolto Forti con un “benvenuto assassino ! “.
    Ricordo che Forti è stato condannato con sentenza passata in giudicato per omicidio ed è tornato in Italia per finire di scontare la pena a vita ( ben sapendo che qui siamo di manica larga e che anche un ergastolo può trasformarsi in vacanze premio e poi dopo un po’ in ritorno allo stato libero ” per buona condotta ” ) .
    Ritengo perciò imbarazzante e forse osceno che la premier Meloni si sia recata a Pratica di Mare per dargli il benvenuto dopo essere stato portato in Italia con un volo dell’Aeronautica Militare, a nostre spese, ovviamente .

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