La foto curiosa e Marcantonio Bragadin

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Non c’è quotidiano, o settimanale, giornalino,o giornale telematico, o blog, che non abbia una sua rubrica, dedicata alla cosiddetta “foto curiosa”. Ma tra le serie di foto recenti, secondo me curiose, una in particolare attira in queste settimane l’attenzione

Talvolta si tratta di immagini che coinvolgono i VIP, a vario titolo, come quella, leggendaria, che ritraeva il presidente Chavez, dal faccione sorridente, ignaro del fatto che  un inatteso gioco di luci alle sue spalle gli aveva fatto apparire  delle vistose  orecchie da Topolino. (http://www.happyblog.it/post/1906/chavez-e-le-orecchie-di-topolino)

 

 

A volte, invece, ritraggono persone qualunque, che magari ripartono dopo aver fatto rifornimento al “fai da te” senza aver rimesso a posto la pompa e trascinandosela dietro, dopo averla ovviamente strappata. Per la cronaca, era una donna.

 

Ma una foto, recente, o meglio, una serie di foto, secondo me curiose, attira in queste settimane l’attenzione, e riguarda non persone qualunque , ma due capi di Stato…entrambi molto noti ed entrambi,  per opposti motivi, importanti per noi. Sono il premier Silvio Berlusconi e il leader libico Gheddafi.

 

Sorridenti, si scambiano foto dei rispettivi nipotini, come due nonnetti qualsiasi e,  altrettanto sorridenti, decidono delle future sorti delle nostre industrie e dei nostri inverni, più caldi, se confortati dai rubinetti aperti dei combustibili vari, e poi i due si stringono la mano.

Belli come il sole, Gheddafi in particolare ostenta una sfilza di “campagne” sulla casacca immacolata, da fare invidia a un generalone…sorridono soddisfatti,  per l’accordo sottoscritto, per la pace fatta, per la  rinnovata e totale reciproca fiducia.

Fiducia su tutto. Dalla predetta fornitura di combustibili, al ritorno senza alcun problema degli italiani cacciati,(oltre 20.000, il 7 ottobre 1970 con i soli vestiti che indossavano) all’assicurazione del più rigoroso controllo sulle coste per impedire le partenze clandestine.

Un idillio, alla Peynet, qualcosa che potrebbe, ragionevolmente, scatenare gli acidi commenti di chi, cinicamente, non crede in nulla, e ovviamente, meno che meno, in un accordo stipulato fra due che, fino a ieri, si insultavano in ogni possibile modo. Ma, nella vita, un po’ di fiducia nel prossimo la si deve pur avere, no?

Tuttavia, scacciati i ragionamenti superficiali e, come detto, cinici, ragioniamoci tuttavia un po’ su.

Giova ad esempio ricordare che i musulmani, storicamente e  con buona pace dei loro difensori a spada tratta, hanno un concetto assai elastico del rispetto dei trattati.

Così come è utile far presente che gli sbarchi dei clandestini, che si radunano e partono dalle coste libiche, non sono affatto terminati, né scemati, nonostante le idilliache foto curiose di cui sopra.

E poi, un vago sospetto può venire, sul fatto che noi, per le colpe reali e presunte dei nostri padri, nonni e bisnonni… noi, Stato Italiano, probabilmente rappresentiamo per la Libia la gallina dalle uova d’oro, o la vacca da mungere, per restare nella metafora zoologica.

Così, oltre all’autostrada dovremo, man mano, negli anni, costruire altre cose, spendere altro denaro, sperando nel rispetto degli accordi, contando sulla loro lealtà, onde evitare di essere invasi da masse di delinquenti, di disperati e di delinquenti-disperati. Che ogni giorno arrivano, inarrestabili e prolifici, con mogli e figli, e ora sono così furbi da arrivare da  noi belli e pronti a delinquere, con i polpastrelli bruciati, o comunque abrasi, come i criminali abradono il numero di matricola delle pistole.

Qualcuno ci crede a questo accordo, o qualcuno ne dubita?

Sarà, ma quasi quasi, al posto della foto del faccione sorridente dell’ineffabile Chavez, potrei accludere  a questo articolo  la foto della teca che racchiude la pelle di Marcantonio Bragadin[1] che, nonostante ci fosse un regolare trattato di resa, che garantiva a lui e ai militari superstiti l’incolumità, ebbe da quei leali avversari le più basse umiliazioni e infine la tortura suprema, essere spellato vivo.

Si obietterà che sono passati molti secoli. I metodi e la mentalità dei musulmani sono cambiati, con i nemici e anche con i loro simili, il tempo non è trascorso invano.

Oh, certo.

Quello che è narrato nell’articolo di Ugolino, La fiaccola ardente,  è accaduto, infatti, tanto, tanto tempo fa.


[1] Nonostante il trattato di resa stabilisse che i militari superstiti potessero ritirarsi a Candia con i civili, i Turchi non osservarono le condizioni pattuite e il Bragadin, dopo una lunga serie di umiliazioni, fu scorticato da vivo.( http://it.wikipedia.org/wiki/Marcantonio_Bragadin) (e, più diffusamente http://www.venicewiki.org/wiki/Marcantonio_Bragadin )

L’urna  si trova a Venezia, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, il Pantheon delle glorie della Serenissima, dove giunse nel 1596 dopo essere stata avventurosamente trafugata dall’arsenale di Costantinopoli.

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