La fine delle discriminazioni

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Le assurde discrminazioni per coloro che hanno svolto il servizio civile sono in corso abolizione da parte del Parlamento, ne abbiamo parlato con l'onorevole Mauro Del Bue

Lo scorso 8 maggio è stata approvata alla Camera dei Deputati la modifica alla legge 230/98 che  è ora al vaglio del Senato.

In questa norma che regolava l’obiezione di coscienza alla leva militare, era stabilito che chi si fosse fosse avvalso della facoltà di obiettare all’uso delle armi e conseguentemente di svolgere il servizio civile in vece di quello militare, non avrebbe mai più potuto in alcun modo rivedere la sua scelta. Questo legge in via di modifica comporta tutt’ora che ad ogni cittadino maschio abile alle armi che abbia presentato dichiarazione di obiezione, non sia possibile per tutta la vita ottenere la licenza di detenzione d’armi, lavorare in qualunque corpo militare o di polizia, svolgere sport olimpionici come il tiro a segno o al volo, andare a caccia o svolgere qualunque lavoro attinente ad armi o esplosivi, fino a giungere a casi paradossali ed assurdi. Ad esempio un ingegnere minerario cinquantenne che sia stato obiettore a 18 anni non può divenire direttore di cava perché per questo impiego è necessaria la licenza di detenzione di armi per maneggiare la dinamite, ma la lista di limitazioni lavorative è molto lunga se pensiamo che per la legge italiana anche molti fuochi artificiali o i dispositivi di deflagrazione degli airbag sono considerati esplosivi.

L’On. Mauro Del Bue, deputato del gruppo parlamentare DC-Nuovo PSI è tra coloro che si sono impegnati e che si impegnano per porre fine a queste discriminazioni.


On. Del Bue, perché ha deciso di prendersi carico di questa causa di tanti ex obiettori che chiedono la fine delle discriminazioni?

 

In generale non mi piacciono le discriminazioni. Penso che nella vita ogni persona possa cambiare idea. Così come i giovani che al liceo teorizzavano l’uso delle armi nella lotta politica ed oggi sono diventati pacifisti, così un obiettore di coscienza che a 20 anni stabilisce che non può fare uso delle armi, non vedo come non possa poi cambiare idea nel corso della vita e svolgere un lavoro come la guardia forestale. Alla Camera c’è chi, come l’onorevole Giovanardi, che ritiene che la fine della discriminazioni e la possibilità di cambiare idea siano scandalose, e pensa che molti ex obiettori di coscienza lo siano stati solo per evitare il militare e che quindi per tutta la vita debbano essere puniti. Queste discriminazioni sono doppiamente assurde se pensiamo che oggi non esiste più la leva obbligatoria.

 

Come è stato possibile che in uno stato moderno e democratico come l’Italia dove è possibile cambiare religione, coniuge e addirittura sesso, si introducesse una discriminazione a vita basata sulla coscienza?

 

A mio avviso in Italia è stato introdotta in modo sbagliato la possibilità di svolgere il servizio civile ma con un prezzo da pagare per tutta la vita come una punizione per questa scelta. Non c’è stata quindi in passato un’equiparazione tra servizio militare e civile, perché al giovane che optava per il servizio era poi imposto di attenersi per tutta la vita alle giutificazioni che lo avevano indotto a questa scelta. Ora noi abbiamo inteso introdurre una modifica a questa inaccettabile condanna a vita di una idea.

Molti parlamentari alla Camera, in particolare quelli  di Alleanza Nazionale hanno mostrato una grandissima acredine nei confronti degli ex obiettori che oggi vorrebbero poter modificare il loro status per poter magari andare a caccia o entrare nella Polizia Municipale. Questi parlamentari hanno cercato in ogni modo di bloccare la modifica a questa legge ricorrendo ad un aspro ostruzionismo.

 

Perché  così tanto astio verso persone che vorrebbero semplicemente avere il diritto di cambiare idea?

 

L’idea di fondo di questi parlamentari è quella che chi ha fatto il servizio militare debba essere premiato mentre chi ha optato per quello civile punito. L’opposizione alla fine delle discriminazioni è venuta anche dalle associazioni di alpini, io sono reggiano e ricordo come dieci anni fa gli alpini hanno riempito di gioia la mia città, ma credo che una cosa sia essere vicini alle forze armate ed un’altra sia discriminare coloro che hanno scelto il servizio civile in sostituzione di quello militare.

Purtroppo in queste organizzazioni di ex militari di leva è presente ancora una forte volontà punitiva verso gli obiettori. Purtroppo in AN è ancora forte l’idea che gli obiettori siano stati sostanzialmente degli opportunisti, ma io nego categoricamente che si possa pensare che chi ha svolto il servizio civile in enti assistenziali possa aver prestato un servizio di serie B rispetto a quello militare.


Perché nella società italiana ancora oggi gli ex obiettori continuano ad essere considerati da molti come persone hanno in qualche modo evitato un dovere?

 

Perché l’Italia è paese molto “confessionale”, quindi abbiamo sempre l’idea che le minoranze che professano idee diverse dalla maggioranza debbano essere tenute sotto tutela, e questo riguarda anche gli ex obiettori di coscienza. Non dimentichiamo che l’Italia è stata uno degli ultimi paesi ad intervenire dal punto di vista legislativo per legittimare l’obiezione. Pensiamo che questioni come l’obiezione, il divorzio o l’aborto sono stati obiettivi raggiunti con grandi mobilitazioni popolari di coloro che hanno professato una fede laica, liberale e libertaria e si sono dovuti scontrare con posizioni di settori retrivi della società; settori che come in questo caso delle fine delle discriminazioni si sono riaffacciati. Ciascuno è figlio della propria cultura e nel mio caso sono figlio della cultura liberal-socialista e sono molto attento a questo problema.

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