La Ferrari

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""Da dove cominciare quindi per tornare a vincere? Cambiare piloti, ingegneri, dirigenti o meccanici non serve, se non si torna a quanto insegnava il buon caro vecchio Drake: è la squadra che vince, non il pilota. Bene, allora rimboccarsi le maniche, testa china e giù di lavoro!""

 


E’ il marchio italiano più conosciuto all’estero, simbolo del made in Italy, del lusso e del lavoro al contempo, dell’antico artigianato che oggi non esiste più e della passione e tradizione vincente di questo paese; tutto questo può essere detto con una parola sola: Ferrari. Nonostante le pessime stagioni, che si susseguono con un livellamento verso il basso sempre più preoccupante, nell’ambito degli sport motoristici dire Ferrari è sinonimo di qualità. Sì, appunto, fino ad un paio di anni fa, però; proprio come il nostro Paese, che fino a pochi anni fa era capace di crescere del 2% annuo, mentre oggi arrivare a zero è un successo. La Ferrari di oggi è l’immagine del Paese che rappresenta, dove Stefano Domenicali, direttore della gestione sportiva, ad aprile si è dimesso, lasciando tutto nelle mani del povero Marco Mattiacci, dove non c’è una guida, non c’è un progetto chiaro, non c’è capacità di leggere le contingenze del presente, figuriamoci quelle future, non c’è voglia di intraprendere una strada e seguirla fino in fondo, non ci sono guide, non c’è nessuno da guidare.

Insomma, non c’è voglia di fare.

Da dove cominciare quindi per tornare a vincere?

Cambiare piloti, ingegneri, dirigenti o meccanici non serve, se non si torna a quanto insegnava il buon caro vecchio Drake: è la squadra che vince, non il pilota.

Bene, allora rimboccarsi le maniche, testa china e giù di lavoro!

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