“La fede politica del passato non ha più la prevalenza per l’adesione alle associazioni”

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Tamara Bertoni, si intrattiene con Bice sul tema del commercio a Modena “Non è proprio vero che il piccolo commercio stia scomparendo. La nostra associazione modenese è una delle realtà più rappresentative a livello nazionale”

La differenza tra Confesercenti e Confcommercio è solo di fede politica?

 

La fede politica del passato non è sicuramente più la ragione prevalente all’adesione delle due associazioni.Piuttosto crediamo che tra le due associazioni, ma anche tra le altre associazioni di categoria, ora ci siano ragioni fondate per sviluppare un percorso di rappresentanza nel momento in cui si vogliono individuare percorsi di crescita delle piccole e medie imprese. Confesercenti poi, nel dettaglio, rappresenta le pmi del commercio, del turismo, dei servizi e dell’artigianato; ne tutela gli interessi e ne promuove lo sviluppo in ambito nazionale e locale.

 

Cosa offrite in concreto ai vostri associati?

 

Confesercenti, sfruttando la propria forza aggregativa, offre anche alle imprese più piccole le opportunità e i vantaggi che sono esclusivi delle grandi aziende, in termini di servizi, informatizzazione, formazione professionale, accesso ai mercati delle risorse energetiche, convenzioni con istituti finanziari. Si va dalla gestione delle paghe alle consulenze, fino all’assistenza sindacale.

La nostra associazione modenese è una delle realtà più rappresentative a livello nazionale, con 18 sedi e 5mila imprese associate, in costante incremento di associati e ricavi. La sua attività sindacale è articolata sul territorio e caratterizzata da una incisiva capacità propositiva. Sul piano dei servizi alle imprese, Confesercenti ha saputo affiancare alla rete consolidata e professionalmente qualificata, una serie di proposte innovative per favorire e accompagnare lo sviluppo di ogni azienda.

 

Solo un’azienda di tipo familiare riesce a guadagnare: tasse, affitti, contributi, apertura di sempre nuovi centri commerciali in provincia… affossano i negozianti. Il piccolo commerciante sta scomparendo. Qual è la vostra ricetta per farlo sopravvivere ?

 

Non è proprio vero che il piccolo commerciante stia scomparendo. Addirittura Modena è l’unica provincia in cui il saldo numerico è positivo.Occorrerebbe da parte delle istituzioni, in modo concertato con le associazioni, approfondire in modo più documentato quello che sta succedendo della piccola imprenditoria. Anche il piccolo commercio, dal punto di vista delle scelte urbanistiche, deve essere pensato come insieme di attività rispetto le quali favorire integrazione. Occorre creare sinergie con una serie di funzioni tali da intercettare quote significative di cittadini che in una visione integrata di servizi possano trovare risposte complessive alle loro necessità. L’idea di favorire l’aggregazione del commercio e l’aggregazione con altre funzioni o servizi può essere un’utile risposta per la valorizzazione del tessuto connettivo dei nostri territori.

Serve infatti una politica tesa ad immettere dosi massicce di innovazione e formazione verso le attività commerciali esposte, tanto e più di altri segmenti economici, a una forte concorrenza, ma anche fortemente esposti alla concorrenza della globalizzazione.

 

Eppure in alcuni quartieri si notano ultimamente piccoli negozi gestiti da giovanissimi: macellerie, ortofrutta, salumerie. Sembra che i giovani negozianti credano nel rapporto con cliente, in barba al rapporto impersonale proposto dagli ipermercati.

 

Occorre fare innovazione cominciando proprio dai giovani imprenditori che sono tantissimi e devono essere aiutati nell’affrontare il rischio che insito è nell’attività imprenditoriale che hanno intrapreso.

 

Un’accusa che sicuramente di può rivolgere alla vostra categoria è che è una categoria non flessibile: festivi chiusi, lunghe pause pranzo, orari spesso non a misura di chi lavora. Perché c’è questa indisponibilità?

 

Gli orari sono disciplinati da una legge che, ad eccetto delle città d’arte, regola le aperture. Ma non si tratta di una legge non modificabile. I commercianti sono abituati alla consuetudine e rischiano di non rispondere all’organizzazione dei tempi della giornata dei cittadini. C’è però una forte attenuante: spesso si parla di attività a gestione familiare che con difficoltà possono introdurre dei cambiamenti; ci sono comunque anche tan
ti commercianti che hanno scelto la strada di orari flessibili. È però vero serve più coraggio per fare ancora di più. Si dovrebbe ragionare per agglomerati commerciali, magari promuovendo specifici eventi.

 

Centro storico: carenza cronica di parcheggi, mancanza di agevolazioni per i clienti. Sembra si voglia favorire sempre i grandi centri commerciali. Cosa pensate di un parcheggio sotterraneo in piazza Roma. Verrà fermato ed ostacolato come tutti gli altri progetti? E se fosse in Piazza Matteotti ?

 

Nel sistema dei parcheggi intravediamo un’emergenza per i residenti. Solo individuando contenitori per liberare le auto dei residenti dalle strade si possono progettare ipotesi di vera e duratura valorizzazione di ambiti e aree del centro storico.

 

Perché non si chiedono navette gratuite per il centro dai parcheggi scambiatori? Invece che autobus mostruosi e sempre vuoti e carissimi?

 

Auspichiamo che il piano delle soste venga presentato presto dall’amministrazione comunale. La predisposizione di mezzi di dimensioni contenute e ad alta frequenza nella zona centro storica crediamo possa essere la soluzione migliore.

 

Si avvicina il Natale. Cosa chiedete a Babbo Natale: che l’associazione “Modena amore mio” funzioni? Sostenga proposte ed iniziative interessanti per non convogliare tutti a spendere la tredicesima nei centri commerciali.

 

Confesercenti non aspetta Babbo Natale, non l’ha mai fatto, per fare le richieste.

“Modena amore mio” ha dato un contributo significativo alla valorizzazione del centro. Scommettiamo a ragion veduta su una struttura che promuova il centro. Ma riteniamo che da quell’esperienza si debba passare ad un’ipotesi più strutturata, in cui i diversi soggetti che vivono e operano in centro storico, affermino la loro presenza all’interno di una struttura di promozione partecipando attivamente ai contenuti della programmazione dei programmi, ma soprattutto dedicandovi le risorse necessarie. Facciamo quindi riferimento oltre che ai commercianti alle altre attività economiche o professionali presenti in centro, anche al mondo bancario e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena che giustamente tra i suoi obiettivi ha quello di promuovere l’eccellenza culturale del proprio territorio. Facciamo riferimento ancora al Comune che investe in idee, in progetti, in risorse dedicate. Sarebbe auspicabile un percorso di ricomposizione in un’unica struttura perchè tracciare un futuro di rilancio e ulteriore valorizzazione richiede davvero un approccio sinergico. Come spesso si dice, necessità di fare sistema.

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