La fabbrica dei sensi di colpa

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Quello di cui non abbiamo davvero bisogno è che si alimentino e si ingigantiscano i nostri sensi di colpa.  Eppure, tutti, dalle più  alte autorità religiose, ai politici, alla stampa... fino alle anime belle  dei buonisti della domenica, non fanno che ricordarci, in uno stillicidio continuo, quanto siamo colpevoli nei confronti di una grandissima parte dell'Umanità... ma non degli italiani che ci vivono accanto e sono nella disperazione, nell'abbandono, nella malattia, nella povertà, nei più infiniti guai. No, loro possono essere trascurati e dimenticati, fino a diventare invisibili...Immeritevoli anche dei nostri sensi di colpa.

Siamo colpevoli, siamo  debitori, siamo ladri.

Non mancano di farcelo notare, oltre  più  alte autorità  religiose, ai politici, alla stampa,  anche  le migliaia e migliaia di “”migranti”” che  quotidianamente salviamo, recuperiamo, curiamo, alloggiamo e che  in pratica adottiamo per la vita.

Ce lo fanno notare, con manifestazioni più o meno pacifiche, più o meno tollerabili, più o meno condivisibili… Sono numerosissimi  i cartelli, le scritte, le frasi  che sono un pugno nello stomaco per qualsiasi essere umano. “”Il mio sangue  è rosso come il tuo””, “”Nessun essere umano è illegale””, sono fra le  più  “”gettonate”” . Chi può reggere, a queste frasi spiazzanti,

Superiore a tutti, certo, l’impatto  emotivo  dello striscione   mostrato polemicamente dai manifestanti, sotto la Prefettura di Lecce,  qualche tempo fa, con la scritta … “Scusate se non siamo affogati”… Così potente il messaggio, da essere diventato uno slogan… “”Scusate se non siamo annegati”” dicono i ragazzi provenienti da Mali, Senegal e Ghana ed altri paesi dell’Africa sub-sahariana e di ogni altra lontanissima  parte del mondo che, comunque, scelgono la rotta della Libia, per approdare sulle nostre ospitali coste. Lo dicono  quelli che fuggono da guerre e  persecuzioni…lo dicono quelli che fuggono da torture e malattie, lo dicono quelli che fuggono da ostilità climatiche…  Tutti qui trovano  accoglienza, nonchè  diritto a restare, anche solo per il fatto di essere “”poveri”” come la recente  sentenza di  Milano dove, lo scorso marzo, il giudice civile Federico Salmeri ha riconosciuto a un ragazzo di 24 anni, proveniente dal Gambia, il permesso di soggiorno in Italia per “protezione umanitaria” dopo che la Commissione territoriale aveva respinto la sua richiesta di rimanere nel nostro Paese. Non ha i requisiti per ottenere lo status di rifugiato, ma visto che proviene da un Paese povero può restare in Italia perchè  proviene da uno stato dove esistono “oggettive difficoltà economiche, di diffusa povertà e di limitato accesso per la maggior parte della popolazione ai più elementari diritti inviolabili della persona” . Da questo, il  diritto a essere accolto in Italia.

A poco, a nulla anzi, servirebbe ricordare quanti  sono nella disperazione, nell’abbandono, nella malattia, nella povertà, nei più infiniti guai… anche qui, fra noi…Trascurati, dimenticati, fino a diventare invisibili…Immeritevoli anche dei nostri sensi di colpa.

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Vi illustro brevemente il numero on line da oggi. I titoli  in grassetto portano direttamente agli articoli, per rendere più agevole la consultazione di Bice anche alle persone che hanno fretta  e  che  non hanno molto tempo a disposizione.

 

La fabbrica dei sensi di colpa

di A.D.Z.

I nostri politici afflitti dalla sindrome di Amleto

de Il Pensatore Libero

Curatevi, non fate pagare a tutti gli italiani i vostri dubbi. risolvete per sempre il problema dell’immigrazione. un aiutino: insegnate ai migranti i sentieri che portano in Austria o in Francia, così ci pensano loro a rimpatriarli.  

Fra produttivita’ e stipendi piu’ alti non corre alcuna retta ne’ un’equazione.

di Alberto Venturi

La crisi ha riportato in auge la concezione che l’impresa si identifichi con il suo padrone e tutto il resto è soltanto uno strumento, da attivare o spegnere al bisogno, attraverso le riduzioni di personale, le delocalizzazioni, le esternalizzazioni produttive.

Anna Marchetti, 50 anni dedicati alla moda.

di Massimo Nardi

La nota stilista modenese regala alla sua citta’ una serata con uno spettacolo di moda e musica. L’appuntamento e’ per il giorno di sabato 18 giugno,  in piazza Roma alle ore 21.00

Dubbi Finanziari

di Eugenio Benetazzo

Siamo lontani più di otto anni dal fallimento Lehman, tuttavia, e sembra un paradosso, oggi siamo caratterizzati da un gradiente di rischio notevolmente più elevato rispetto al passato. Oggi rischiamo molto di più: non è più in discussione la moneta unica ma addirittura tutta l’Unione Europea.

Free gun

di Alex Scardina

La facilità con cui, in un paese che teme il terrorismo come le comunità europee temevano fino al 1600 la peste, si possono acquistare armi e compiere stragi è disarmante.

Auguro a tutti buona settimana e buona lettura del n. 520-188.

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