La disillusione e’ emigrata a Sinistra

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Le divisioni? Le hanno tutti i partiti e tutti litigano. L’impresentabilità di certi rappresentanti? Non esiste problema più comune. E allora perché l’elettorato non si riconosce più nel centro-sinistra, oggi al governo?

 


Mentre sulla spiaggia mi godevo qualche giorno di riposo estivo nel Cilento, capace di stupirmi per il suo ordine, la pulizia e la capacità di accoglienza, guardavo l’ininterrotta processione di venditori stranieri e in quella sfilata silenziosa di miseria ma anche di dignità umana, vedevo la causa vera della disillusione e della sfiducia verso la sinistra.

Le divisioni? Le hanno tutti i partiti e tutti litigano. L’impresentabilità di certi rappresentanti? Non esiste problema più comune. E allora perché l’elettorato non si riconosce più nel centro-sinistra, oggi al governo?

E’ stata la sua incapacità di comprendere la gravità dell’invasione migratoria e in questo non c’è differenza fra Renzi,  Bersani, D’Alema, Pisapia and C. ‘Aiutarli a casa loro’, frase giustissima detta dall’ex premier, avrebbe avuto un senso molto prima degli sbarchi, come scelta di politica internazionale di lunga gittata. Invece, anche quando era ormai chiaro come i barconi di profughi fossero diventati l’autostrada preferita dai  migrantes, perché avrebbero trovato comunque un approdo, seppure provvisorio, anche grazie a una rete bene oliata dalla criminalità, la sinistra non è stata capace di andare oltre il principio umanitario dell’accoglienza. Un po’ come limitarsi alle parole di Papa Francesco sul dovere di aprire le braccia ai nuovi arrivati, dimenticando i suoi richiami ad una società più giusta, a una diversa suddivisione delle risorse, ai diritti fondamentali del lavoro, al superamento del capitalismo come accaparramento del denaro, ben oltre le proprio più esagerate esigenze.

Solo che dal Papa vengono moniti e richiami; da un governo si attendono atti.

Io credo che la sinistra non abbia proprio percepito la gravità del problema e infatti inizialmente si è limitata a distribuire sul territorio italiano, in modo più o meno omogeneo e coerente, tutti i richiedenti asilo politico, sancendo per loro uno stato di precarietà e una provvisorietà lunghissima, tutte a carico dello stato; ma  anche quando le domande saranno esaminate, quelli respinte non daranno luogo, salvo sporadici casi, ad espulsioni infittendo il numero degli emarginati, dei senza nome e senza diritti, braccia nelle mani di speculatori, affaristi e mafiosi. 

Gli Italiani in stato di povertà o in quella fase di provvisorietà economica e sociale prossima all’indigenza, nella quale basta un raffreddore per entrare in una spirale negativa, teme giustamente gli stranieri perché si inseriscono nella loro fascia sociale, dividendo per più bocche le stesse risorse, perché ormai è chiaro che le oscillazioni verso l’alto dei redditi riguardano i ceti benestanti, mentre quelle al ribasso sono pagate dal cittadino comune. 

Così gli Italiani preferiscono gettarsi fra le braccia di chi si limita a urlare: “Non facciamoli entrare!”, anche questa una non risposta, ma almeno sentono parlare la propria lingua; si sentono capiti e difesi.

Eppure è necessario governare i fenomeni, non demonizzarli e non ignorarli, perché la stragrande maggioranza degli Italiani non è razzista, se non sente messa in discussione la propria qualità di vita.

Intanto continuo a guardare i venditori sulla spiaggia: ‘abusivi’ forse loro, abusiva probabilmente la loro attività, forse contraffatta la merce, senz’altro non in regola fiscalmente. Ecco dove sta scivolando l’Italia: in una diffusa illegalità, che sopportiamo perché nasce dalla necessità. Ma così muore lo Stato. 

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