La dictablanda renziana

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Non c'è dubbio che in qualche modo dittatura sia, seppure ""blanda"". Nella dictablanda renziana le libertà civili non sono nominalmente conculcate, tuttavia sono praticamente ristrette. Le norme democratiche sono  andate a farsi friggere: il governo va avanti a colpi di decreti, in pratica bypassando il Parlamento

In Spagna, quando, nel 1930 alla dittatura (in spagnolo dictadura) di Miguel Primo De Rivera subentrò quella di Berenguer che si mostrò meno repressiva e più  osservante delle libertà personali, gli spagnoli, con un gioco di parole impossibile in italiano la chiamarono subito “” dictablanda”” giocando su due termini “”dura”” e “”blanda””.

C’è venuto in mente adesso in regime renziano. Non c’è dubbio che in qualche modo dittatura sia, seppure “”blanda””. Nella dictablanda renziana le libertà civili non sono nominalmente conculcate, tuttavia sono praticamente ristrette. Le norme democratiche sono  andate a farsi friggere: il governo va avanti a colpi di decreti, in pratica bypassando il Parlamento con una situazione che ricorda quella del 1924.

Giacomo Matteotti, visto che Mussolini legiferava  abbondando di decreti, si oppose ferocemente all’andazzo,  probabilmente firmando così la sua condanna a morte.

Qui non abbiamo nessuno che contesti la deriva renziana: le voci contrarie sono poche e discordi. La situazione è così seria che anche l’opposizione ingoia il rospo pur di far passare qualche provvedimento di cui il Paese non può fare a meno. Ed apparentemente Renzi  tira avanti con la sua dictablanda approfittando del fatto che il momento economico e l’Europa giustifichino le sue azioni. Ciò gli permette di azionare la leva fiscale come mai nessun altro governo si è permesso di fare o di contrastare i sindacati senza che questi mettano in piedi una reale opposizione.  La sua sarebbe una “”dictablanda”” se oltre a quanto promette anche mantenesse; peraltro a molte promesse seguano pochi fatti. Probabilmente si ricorda di quanto il suo compaesano Dante fa  consigliare da Guido di Montefeltro al papa: “”lunga promessa con l’attender corto””.

In compenso le azioni di vertice di  altri poteri si moltiplicano: il potere giudiziario impazza, nell’evidente tentativo di divenire primo potere dello Stato.

I cittadini  (pardon, sudditi) sono sotto una cappa di terrore, più o meno come nell’Urss. Il loro privato è costantemente violato come nel caso dell’operaio che perché era andato due volte in crociera con sua moglie si è trovato i militi della Guardia di Finanza in casa o come  gli interventi distruttivi di Iniquitalia contro i piccoli imprenditori. Tutte cose che possono verificarsi quando la voce del singolo cittadino (pardon suddito) viene fatta tacere come in un regime dittatoriale. Intanto che al nostro interno succedono questi fatti sciagurati, l’ ISIS sta bussando alle nostre porte con i suoi tagliagole. Speriamo che quando tutti questi mentecatti si ravvedono non sia troppo tardi.

 Nostra aetate tempora pessuma sunt; vigilemus!  (San Bernardo di Chiaravalle)  Ai nostri giorni i tempi sono pessimi, vigiliamo!.

Purtroppo, adesso non basta più neppure vigilare.

 

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