La dibattuta riforma del Senato della Repubblica

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Alberto Venturi


 Il tempo dei media non è quello che necessita per fare le leggi. Viviamo un cronico, mastodontico e quotidiano exit poll. Per giudicare aspettiamo il testo definitivo

 

Dibattuta, in dibattimento, da dibattere… non mi voglio smarrire tra annunci, modifiche, piroette e capriole, cercando di decifrare la zuccherosa quanto indigesta marmellata dell’informazione quotidiana, nella quale tutto sembra lì lì per risolversi, ritrovandoci invece ad aspettare nuovi accordi, nuovi incontri, nuovi passaggi. I tempi del legiferare non vanno più d’accordo con quelli della politica spettacolo a cui siamo abbonati nostro malgrado. Inutile esprimere giudizi o pareri quando lo stesso ministro Boschi apre a modifiche, compreso il punto non secondario dei poteri da assegnare al Senato.

 

Intanto Palazzo Madama ha iniziato l’esame del Decreto con Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, l’autore del Porcellum diventato nel frattempo un guru di materie costituzionali e se non è questo l’ennesimo mistero della politica nostrana… Il quale Calderoli tra l’alto si permette di dichiarare: “”C’è voluto coraggio nel dare l’incarico di relatore di maggioranza a me. E’ stato come dare una pistola carica in mano a un serial killer e sperare che non facesse una strage””. Se lo dice lui!

 

Renzi è sicuro di avere una maggioranza molto ampia (“”Se io passassi il tempo a tempo a temere le insidie degli oppositori farei un altro mestiere. Intanto, alla faccia di chi non voleva, il testo è passato in commissione. E’ una rivoluzione di buon senso, avremo una maggioranza molto ampia, i politici hanno capito che così non si va avanti””) quando ancora non c’è un testo definitivo e quello uscito dalla Commissione è destinato ad aggiustamenti,  ma all’ottimismo è condannato dal ruolo a cui si è votato. Le dichiarazioni dei suoi ‘alleati’ non si discostano da quelle dei suoi ‘avversari’: Alfano: “Daremo battaglia”; Salvini: “Sì della Lega non è scontato”; Grillo: “Ha inizio la lunga battaglia parlamentare del Movimento 5 Stelle in difesa dei valori della Costituzione”, Minzolini: “Restano tante ombre, serve una pausa di riflessione”. In più ci sono i madipancisti interni al Pd, come Felice Casson: “Nessuno di noi è animato da volontà distruttive contro l’attività del Governo, siamo consapevoli dell’importanza di questa riforma che deve essere portata avanti ma con correttivi profondi. La riforma della Costituzione durerà più di me, più di questo Senato, più della maggioranza e anche del Governo. In questa ottica di responsabilità sociale ed etica ci muoveremo”.

 

Davvero il tempo dei media non è quello necessario per fare le leggi e subiamo una indigestione di supposizioni, dichiarazioni, annunci di modifiche. Per giudicare aspetterò il testo definitivo anche per capire se i contrappesi di potere sono equamente distribuiti, perché è su questo che si basa la democrazia.. oltre alla possibilità di scegliere e di giudicare i nostri rappresentanti.

 

 

 

 

 

 

Gianni Galeotti


La riforma del Senato: Se va bene di questo passo sarà un Porcellum 2. La riforma della Costituzione deve partire da altre basi.

 

“”C’è voluto coraggio nel dare l’incarico di relatore di maggioranza a me. E’ stato come dare una pistola carica in mano a un serial killer e sperare che non facesse una strage””.

 

Basterebbe riflettere queste parole pronunciate da Roberto Calderoli, già padre del Porcellum, per essere preoccupati, e tanto, delle riforma del Senato. La discussione è approdata in aula ed entrata nel vivo mentre scriviamo, lunedì 14 luglio. Bocciate le pregiudiziali di costituzionalità di Sel, M5s ed ex 5 stelle, a Palazzo Madama è iniziato il dibattito che, mercoledì prossimo, salvo ostruzionismi, dovrebbe portare al voto sul ddl Boschi.

 

Un Disegno di legge sul quale, a mio parere, molte critiche risultano molto giuste e parecchio fondate: prima fra tutte quella che punta il dito a ciò che la Commissione Affari istituzionali del Senato ha approvato due giorni fa e che prevede che 95 senatori dei 100 che dovrebbero formare il nuovo senato  i senatori vengano eletti dai Consiglieri regionali su base proporzionale. In sostanza, si usa la parola elezione da parte di un’assemblea democraticamente eletta, quale il Consiglio regionale appunto è, per nascondere quella che a tutti gli effetti una nomina da parte dei partiti o movimenti ai quali i consiglieri regionali fanno riferimento. Tradotto, il senato dei nominati e non più degli eletti dei cittadini. Così come fatto con la riforma pasticciata delle province, anche per il Senato si limitano gli spazi della democrazia elettiva per ampliare quelli della partitocrazia. Non mi convince un sistema di senatori nominati che diventano part-time in un organo che mantiene, come le province fintamente eliminate, tutti i costi. Non mi convince una riforma che mette in mano al partito che vince, ma che relativamente ha una rappresentanza molto limitata, tutti gli organi di Stato e di Governo: dal Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglie alle nomine di tutti gli enti e degli organismi di primo secondo e degli altri livelli.

 

Non mi convince chi, come Premier, come Ministro, o come esponente di partito, predica la democrazia dal basso e poi attua il peggior esempio di partitocrazia dall’alto.E’ questo il cambiamento di cui il Paese ha bisogno e di cui parla Renzi? Perchè un conto è cambiare un conto è, in nome del cambiamento necessario, non riflettere nemmeno sul come cambiare. Non si può fare un pasticcio istituzionale su una riforma Costituzionale tanto per soddisfare la smania del Premier (anche lui nominato e non eletto)  di raggiungere il risultato di farla.  Presto e bene, mai come in questo
caso, vanno bene insieme. E intendiamoci. Non si tratta di fermare le riforme, ma di farle bene. La Costituzione che si scrive oggi è quella in cui si muoveranno le generazioni di domani.  Per questo, fermiamoci un attimo. Dopo l’errore del Porcellum elettorale, non si commetta l’ancora più grave errore di un Porcellum costituzionale: il governo si occupi di riforme del lavoro, di quella fiscale, e della pubblica amministrazione, e di tutte quelle riforme (una al mese) che Renzi aveva annunciato e non ha ancora fatto. Per quella portante e fondamentale, perchè modifica la Costituzione, del Senato, si facciano le cose bene: per questo anziché le critiche sposerei la proposta di un’assemblea costituente eletta a suffragio universale che da qui alla prossima primavera, approvi la riforma Costituzionale. I Calderoli, i Boschi e l’attuale maggioranza passerà mentre la Costituzione che loro avranno plasmato rimarrà. Per questo una modifica davvero condivisa della Costituzione deve partire da ben altre basi, non certo da quelle che stanno tristemente animando il dibattito e lo scenario attuale””

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