La cultura speciale di chi accoglie

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Le culture degli immigrati arrichiscono la comunità, ma la cultura autoctona ne è la struttura portante. Senza di essa non c’è arricchimento perché non si vive un luogo e la sua gente, lo si abita soltanto senza comprenderne l’edilizia, l’urbanistica, le dinamiche sociali, l’economia.Ecco perché alla base dell’accoglienza ci deve essere la volontà degli immigrati di comprendere la cultura che incontrano arrivando, o rimarranno sempre stranieri.

     Fonte immagine : www.lapressa.it/     


Il sociologo Maurizio Ambrosini, in un suo articolo, scrive: “A qualcuno il termine ‘integrazione’ appare troppo obbligante nei confronti della libertà di scelta e delle identità culturali dei migranti: viene confuso con la ‘assimilazione vecchia maniera’, ossia con l’obbligo di conformarsi alle pratiche sociali, culturali e linguistiche della popolazione maggioritaria. Sono stati così proposti altri termini, come ‘inclusione’, ‘incorporazione’ o, come si ama dire in Italia, ‘interazione’, ognuno rivela pregi e limiti. Chiarisco che il termine ‘integrazione’ va interpretato distinguendolo dal vecchio assimilazionismo: intendo infatti per “integrazione” un’interazione positiva (Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati, 2000) basata sulla parità di trattamento e sull’apertura reciproca tra società ricevente e cittadini immigrati”. “Il termine interazione intende invece porre maggiormente l’accento sulla pari dignità delle culture, sulla critica alla pretesa superiorità occidentale, sullo scambio e la comunicazione paritaria”.

Per me pari dignità non significa stesso ruolo, stessa importanza e stesse responsabilità. Le culture degli immigrati arricchiscono la comunità, ma la cultura autoctona ne è la struttura portante. Senza di essa non c’è arricchimento perché non si vive un luogo e la sua gente, lo si abita soltanto senza comprenderne l’edilizia, l’urbanistica, le dinamiche sociali, l’economia.

Ecco perché alla base dell’accoglienza ci deve essere la volontà degli immigrati di comprendere la cultura che incontrano arrivando, o rimarranno sempre stranieri, anche soltanto venendo da un’altra provincia italiana.

Viviamo ‘qui e ora’; qui non è lì, o alcun altro luogo; qui non è vuoto; è pieno del passato che dobbiamo portare nel futuro se non vogliamo essere un deserto.

Quanto a me, giudicherà che l’interazione ha avuto successo non quando vedrò stranieri a teatro, ma soltanto quando entreranno a fare parte del nostro volontariato.

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