La confisca dei beni alle mafie.

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""Grazie alla legge sull’utilizzo sociale dei beni confiscati molti giovani hanno avuto l’opportunità di un lavoro onesto, senza dover fuggire o scendere a compromessi; moltissimi territori, per troppo tempo soggiogati alla violenza mafiosa, hanno potuto vivere così il tempo del riscatto sociale ed economico"" Articolo di L. Frigerio

 (Pubblichiamo uno stralcio del’articolo La confisca dei beni alle mafie -Luci e ombre di un percorso civile. [1] , per dare spazio ad un’altra voce antimafia, dopo “Associazione Contro Tutte le Mafie”, n.202. Il contenuto di questo scritto  esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di DaBicesidice  che rimane autonoma e indipendente.ndr)  

6. …e di ombre

Quanto finora ricordato, al di là del motivato orgoglio per i successi ottenuti,non deve far dimenticare le mille difficoltà quotidiane che si trovano nell’applicare le leggi dello Stato in materia di aggressione ai patrimoni mafiosi. Basti pensare, innanzitutto, agli attacchi che le cooperative e le associazioni che gestiscono i beni confiscati subiscono costantemente: dalle intimidazioni fisiche ai danneggiamenti veri e propri 26. I mafiosi, che non sopportano in alcun modo l’affronto rappresentato dalla sottrazione della propria «roba», non mancano mai di allentare la pressione sul territorio con minacce e violenze. Questi momenti difficili vengono superati grazie alla rete di alleanze, collaborazioni e solidarietà che in questi anni recenti il fronte dell’associazionismo antimafia è riuscito a costruire attorno alle realtà più esposte nei territori alle prepotenze criminali. Come già ricordato, anche il complesso normativo mostra qualche evidente lacuna a cui bisognerebbe porre rimedio quanto prima. Innanzitutto il trascorrere degli anni, senza che si arrivi all’effettivo utilizzo dei beni, rischia di vanificare molti progetti. Ritardi e lentezze di ogni tipo aumentano il lasso di tempo che trascorre dal sequestro alla confisca e da questa alla definitiva destinazione: si calcola che normalmente ci vogliano dagli otto ai dieci anni per vedere il bene utilizzato. Il segnale che viene dato alla pubblica opinione in questo caso è estremamente negativo: lo Stato non riesce a utilizzare in tempi rapidi quello che sotto la gestione del mafioso era produttivo in termini di reddito. La ragione fondamentale per cui viene richiesta l’Agenzia per i beni confiscati è la fondata convinzione che un solo soggetto preposto alla gestione potrebbe eliminare quei tempi morti che finiscono con il vanificare l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura che sono riusciti a individuare le ricchezze dei mafiosi e a sottrarle loro 27.

Altri problemi che si presentano sono l’insufficiente trasparenza nella fase di assegnazione dei beni stessi: una procedura di evidenza pubblica potrebbe eliminare sospetti e fraintendimenti nell’azione delle amministrazioni comunali, evitando consegne a soggetti il cui unico merito è la vicinanza politica o, peggio ancora, conferimenti a realtà dietro le quali si celano gli «amici degli amici».Non dimentichiamo, infatti, che l’utilizzo di prestanome è prassi consolidata nelle organizzazioni criminali: ben pochi sono i beni intestati ai mafiosi o ai loro parenti diretti. Spesso vengono costituite posizioni creditori e di comodo per far saltare l’azione delle misure di prevenzione. Anche su questo aspetto servono modifiche legislative. Un’ulteriore, annosa questione è la necessità di finanziamenti per ristrutturare i beni confiscati, spesso distrutti dai loro precedenti proprietari o semplicemente danneggiati dal passare del tempo. Alcune Regioni hanno provveduto stanziando, all’interno di leggi-quadro per promuovere la cultura della legalità, appositi fondi per sistemare dignitosamente gli immobili colpiti da incuria o danneggiamenti. Spesso le risorse non bastano e ancora una volta è dovuta intervenire la solidarietà fattiva di cittadini ed enti locali che hanno promosso così il restauro dei beni. Anche in questo caso sarebbe più utile un approccio strutturale, con la creazione di un fondo nazionale permanente,nel quale fare confluire i proventi della gestione, prima della destinazione finale, e il denaro e i titoli sequestrati alle mafie.

Nella Legge finanziaria per il 2008 vengono introdotte ulteriori norme in materia di confisca e utilizzo, che disegnano un nuovo ruolo anche per Province e Regioni e la previsione della confisca ai sensi della L. n. 109/1996 anche dei beni di quanti vengono condannati per corruzione. È ancora presto per tracciare un quadro delle modifiche in questione, così come sono tutti da valutare gli effetti pratici dei protocolli promossi dall’Agenzia del Demanio in alcune delle grandi città del nostro Paese per accelerare l’assegnazione e l’utilizzo dei beni 28.  Resta quindi molto da fare, ora però l’incognita maggiore viene dall’approccio al tema che caratterizzerà l’attuale legislatura e, soprattutto l’azione del nuovo Governo: i ritardi nel varo della nuova Commissione antimafia 29 e le divergenze sul tema del contrasto alle mafie emersi ultimamente anche all’interno della maggioranza non costituiscono certo un buon viatico. Bisogna continuare a tenere alta la guardia nella lotta alla mafia, soprattutto nell’aggressione ai suoi patrimoni, se si vuole dimostrare che sì, è possibile, che la mafia restituisca il maltolto.

 

 

 

 

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