La Cina comunista: Olimpiadi, libertà e politica

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Che accade in Cina? Nonostante le Olimpiadi un modello nuovo di capitalismo autoritario, illiberale e nazionalista, si rivela politicamente sempre più potente? di Giulia Manzini

A quindici giorni dall’inizio delle Olimpiadi sono state pubblicate in Cina, per la prima volta in assoluto, sul quotidiano tabloid “Beijing News”,  le foto del massacro degli studenti consumatosi a Pechino nel 1989, quando i soldati repressero e fecero strage, con l’ausilio dei carri armati, di giovani studenti, nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a piazza Tienanmen.

Tutti giovani scesi in piazza per chiedere, tramite riforme economiche e politiche, democrazia e libertà.

Un inedita geniale mossa mediatica, un fatto clamoroso, una vera e propria sfida verso il regime che potrebbe essere, forse, la prima crepa nel solido regime totalitario cinese, un tabù infranto cui ha fatto seguito l’immediato ritiro delle copie del giornale in tutte le edicole con oscuramento della versione on line. Uno smacco per tutto l’apparato repressivo messo in atto dal regime che, nonostante “l’operazione sorriso” degli ultimi mesi, ha invece imposto un ulteriore giro di vite negli aeroporti con tanto di perquisizione coi raggi x dei bagagli dei turisti per prevenire l’ingresso di libri e giornali potenzialmente “sovversivi”.

Dunque “un’armonioso giro di vite repressivo – commenta sulle pagine di Micromega l’esperto Federico Rampini, corrispondente da Pechino di Repubblica – tutto l’esatto contrario di quello che molti, in occidente, auspicavano, convinti che le Olimpiadi sarebbero state un ulteriore stimolo all’apertura della Repubblica popolare, una tappa positiva verso un maggiore rispetto dei diritti umani : previsione ingenua che aveva fatto i conti con la natura profondamente antidemocratica del regime comunista cinese”. “Insomma – continua Rampini – la maggior parte delle analisi e previsioni occidentali, fondate su una sorta di presunto e consequenziale automatismo tra sviluppo economico e progresso delle libertà democratiche, si sono rivelate incapaci di interpretare ciò che accade in Cina: questo modello nuovo di capitalismo autoritario, illiberale e nazionalista, sempre più potente politicamente ed economicamente nel globo, ha più volte sorpreso gli osservatori esterni”. Una potenziata involuzione repressiva del dissenso rivelatasi purtroppo non un incidente di percorso come è emerso nella sanguinosa repressione dei moti dei monaci tibetani di Lhasa del 10 marzo. Repressione preceduta, il 27 dicembre 2007, dall’arresto nella capitale di uno dei dissidenti più noti, Hu Jia, 34enne giovane esponente della nuova generazione che si batte per  la conquista ed il rispetto dei diritti umani, condannato alla detenzione carceraria per tre anni e mezzo con l’imputazione di “Istigazione alla sovversione del potere dello Stato”. Una sfida clamorosa verso tutta la comunità internazionale, in barba agli impegni sul fronte dei diritti umani che la Cina aveva sottoscritto per ottenere l’assegnazione dei Giochi. Ma se ai tempi della strage di Tienanmen, nel 1989, la Cina era una potenza isolata e piccola con un peso economico irrilevante, le recenti repressioni sono avvenute in un clima diverso con una Repubblica popolare comunista già da tempo considerata una seconda superpotenza mondiale dopo gli Usa, con strettissimi rapporti di partnership economica con Ue, Usa, Russia ed India con una stampa nazionale che continua però a subire i diktat e la censura di stato. Lo sport attuale, che dovrebbe in teoria rendere tutti uguali in partenza, non è un’isola felice separata dalla società e dalla storia, ma al contrario è spesso ricettacolo di malaffare e corruzione vedi doping ed immorali cifre stratosferiche con cui vengono pagati gli atleti di oggi. Può però essere  straordinario megafono mediatico di sacrosanti gesti di libertà e riscatto morale. Ci tornano a tal proposito alla mente le immagini del velocista nero

statunitense Jesse Owens  che conquistò alle Olimpiadi di Berlino del 1936 ben 4 medaglie d’oro ridicolizzando Hitler e le sue deliranti teorie sulla superiorità della razza ariana.

Senza dimenticare quel pugno chiuso, sul podio alle Olimpiadi di Messico 1968, alzato dal giovane leggendario atleta Usa Tommie Smith, vincitore della corsa dei 200 metri, autore di un simbolico gesto di sfida per ottenere il pieno conseguimento dei diritti civili dei neri e per la fine dell’apertheid e contro il razzismo negli Usa.

Oggi gli atleti cinesi, manipolati ed impauriti da un feroce regime liberticida sapranno raccogliere il testimone di questi illustri campioni di libertà ed agonismo?

Come e in che modo gli atleti ed i leader politi provenienti dagli altri paesi del mondo esprimeranno il proprio incoercibile dissenso politico a Pechino 2008?

Oppure i Giochi Olimpici assegnati dal corrotto Cio alla Cina per evidenti ragioni di carattere politico ed economico, saranno solo un’operazione di facciata di un invulnerabile regime totalitario che mostrerà al mondo tutti i suoi muscoli e tutta la sua efficienza organizzativa?

Sarà messo in atto un simbolico gesto di plateale boicottaggio dal pregnante significato politico?

E’ fortemente auspicabile, nel culto della crociana religione della Libertà, cibo spirituale più importante della vita stessa.

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