La cena con le Acide ed i commenti di Ugolino (6)

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Trascorse ormai le ferie riprendo a commentare le risposte delle Acide alle domande di Ombrello Aperto, durante la cena che aveva loro offerto. Siamo alla penultima domanda, eccola:

“Che ne pensate del prossimo referendum sulla Costituzione? Non vi chiedo tanto se esprimerete un parere favorevole, contrario o se vi asterrete, quanto che ne pensate dell’opportunità di delegare la decisione su una materia tanto complessa a tutta la popolazione.”

Pioggiacida:

Referendum sulla riforma costituzionale :Un bel sì per mandare a casa Prodi.

Questo è il titolo dell’inserto ad un quotidiano che in questo modo dice esattamente a cosa è ridotto l’istituto referendario e, in certi casi, a cosa serve. In quel modo si evidenzia quanto amore nutre, quel giornale, nei confronti delle istituzioni che dice di salvaguardare e dimostra in quale considerazione tiene i suoi fedeli lettori, (anche se loro non lo sanno e credono sia una pernacchia a mortadella).

La cosa tragica è anche ascoltare le ultime esternazioni dei due schieramenti in competizione. Ambedue promettono o chiariscono che dopo il voto in ogni caso di quell’argomento se ne dovrà trattare su un tavolo allargato a tutti. E allora che motivo c’è di votare se la legge comunque sia l’esito del voto  verrà ridiscussa? Sarebbe molto più serio, visto l’orientamento, trovassero il metodo per iniziare a discuterne e annullare di fatto l’appuntamento con il referendum. Per fare questo occorrerebbe un “politico”, ma dove lo andiamo a stanare? In suo assenza ci teniamo questi con la loro pochezza, che devono coinvolgere il popolo italiano per decidere se indebolire o mettere in penombra Prodi o Berlusconi o ambedue. In ogni caso una materia tanto complessa e suddivisa poi in diversi articoli non può essere valutata  con cognizione di causa dall’elettore italiano medio che sarà pure scaltro, intelligente ed erudito, ma non certamente esperto di diritto costituzionale comparato.

Penna Acida

Il referendum, a mio avviso, è utile e legittimo in democrazia, anche se il ricorso frequente, se non sistematico, a questo istituto mi appare come una resa del Parlamento, incapace di legiferare …Talvolta, su argomenti più diretti, diciamo anche fondamentali, sarebbe stato auspicabile che venisse sollecitato , e tenuto nell’opportuno conto, il parere del popolo. Ad esempio, l’adesione o meno all’Euro … ostentiamo ammirazione esterofila per le grandi democrazie del Nord Europa … pertanto avremmo potuto, come la Svezia, permettere al popolo di decidere su un tema così importante.

Ugolino

Un consiglio spassionato a Pioggiacida: trascuri di riportare i titoli reboanti di quotidiani sgraditi se non vuole correre il rischio di trovarsi sommersa dall’ondata di melma [1] che tracima dai titoli di quotidiani che le sono cari.

Quanto al referendum la risposta è semplice: si tratta di uno strumento di democrazia diretta, esposto al rischio di manipolazioni e di derive plebiscitarie (Labriola), ma, soprattutto, di adulterazioni demagogiche quando non addirittura oclocratiche. Per questo motivo è da utilizzare con somma parsimonia e solo in presenza di un elettorato sufficientemente preparato e di temi adeguati, ossia comprensibili e valutabili dai più.

In questo disgraziato Paese si è fatto esattamente il contrario.

Quindi, la mia sommessa opinione è che anche questa consultazione referendaria, proprio per la complessità del tema e per la facilità con cui la materia si presta (e s’è di molto prestata) alla demagogia, sia stata totalmente inopportuna.

Come del resto inopportuni sono stati quasi tutti i referendum che sono stati indetti dagli anni settanta in poi[2], pressoché sempre formulati con domande che sarebbero state più comprensibili si scritte in lingua Inuit o in lingua Euskera.

A tale proposito confermo di avere annullato la scheda un numero imprecisato di volte, scrivendo sulla stessa più o meno così:

“Chi è quell’imbecille semianalfabeta che ha formulato una domanda in cui l’unica cosa comprensibile è il punto interrogativo?”. Seguiva la mia firma.

Per contro, l’unico argomento su cui dovevamo assolutamente essere chiamati ad esprimere il nostro assenso o dissenso, l’unico referendum che doveva essere indetto, si sono ben guardati dal promuoverlo.

Condivido quindi appieno l’opinione di Penna Acida circa il mancato referendum sull’Euro. Anzi, data la mia totale incompetenza in materia, vorrei rivolgere, al vento s’intende, qualche domanda:

Perché mai non è stato indetto il referendum circa l’abbandono della Lira in favore dell’Euro?

Non ci saranno stati interessi “particolari” ed inconfessabili, interessi insomma da non porre a rischio nel caso di un’eventuale, solenne bocciatura?[3]

Perché non si tiene conto dell’esito che il referendum ha dato in alcuni Paesi ove, invece, si è avuta la buona grazia di indirlo, tra cui l’impareggiabile République Française?

E la Confédération Suisse? Gli Svizzeri, si sa, non hanno aderito perché sono da sempre notoriamente incapaci in campo finanziario e monetario: ma quale sarà il loro avvenire? Riusciranno a salvarsi con la cioccolata e gli orologi? Riusciranno a tirare la fine del mese?

E il Regno Unito? Gli Inglesi, poveracci, sono al collasso finanziario proprio per non avere aderito all’Euro: gli sta bene! Così ora li troviamo spesso ai semafori ove hanno soppiantato, animati dal consueto spirito imperialista, i lavavetri di altre nazioni più ricche. Insomma, la sterlina è in caduta libera e il popolo inglese non sa come fare a tirare la fine del mese.

Come quello italiano fino ad alcuni mesi fa.

A proposito, l’abbiamo scampata bella davvero!

Ora però, da quando è cambiata la rotta ed alla guida del governo abbiamo il genio di Scandiano, si sa, tutto è tornato a posto:

          si arriva alla fine del mese bene, anzi, avanzano anche dei soldi e risulta perfino che molti siano riusciti a raggranellare qualche euro per andare in vacanza,

          i conti pubblici sono tornati in ordine,

          tutti gli evasori hanno cominciato a pagare le tasse così, per merito dell’illuminata e capace nuova guida, si è festeggiato un cospicuo incremento delle entrate,

          si delinque meno,

          gli sbarchi a Lampedusa sono diminuiti, così come sono diminuiti i clandestini,

          le carceri sono molto meno affollate,

          i farmaci da banco sono finalmente negli ipermercati Coop, che, miracolosamente, sono stati in condizioni di operare fin dal giorno dopo la ratifica dell’accordo con i farmacisti,

         
l’influenza irresistibile del geniale capo dell’italico governo su USA, Israele, Iran, Siria, Libano, Egitto, Giordania, Regno Unito, Francia, Russia e Cina, ha fatto sì che la situazione mediorientale si stia stabilizzando,

          la stampa e, soprattutto, le televisioni sono tornate ad essere libere ed indipendenti,

          giullari di corte, buffoncelli e “campioni” di satira da quattro soldi bucati possono finalmente dare sfogo alla loro inesauribile e travolgente vis comica, canzonando inesorabilmentegli uomini di governo ed il genio che li guida; prima, infatti, durante il regime, non potevano.

          etc. etc. etc.

Insomma, un successo straordinario, celestiale, ultraterreno.

L’avvenire è radioso, come il sole; tutti vivremo felici e contenti, e il genio di Scandiano, tenendo per mano i compagni in un bel girotondo, intona giocondo:

Oh che béla festa! oh che béla festa!

e sandalinn e müsica, la banda che la sonava,

pataf’cium, pataf’cium, pataf’cium,

pataf’cium, pataf’cium, pataf’cium. [4]



[1] La prego di apprezzare l’impiego dell’eufemismo.

[2] A partire dal 1946, le consultazioni referendarie sono state diciotto, per un totale di 66 (sessantasei) quesiti.

[3] Vedete, a volte, che cosa si va a pensare!

[4] La filastrocca è tratta da un tema di Massinelli, macchietta del teatro meneghino in “La class di asen” di Edoardo Ferravilla.

 

Titolo del tema: Descrivi un evento che ti ha reso felice.

Svolgimento

Oh che bella festa! Oh che bella festa!

E festoni, e musica, e la banda che suona(va),

pataf’’cium etc. (termine onomatopeico che descrive il suono ritmico dei piatti)

 

Massinelli  è un ragazzone cresciuto troppo in fretta e di clamorosa pochezza intellettuale che, a scuola come nella vita, colleziona con esilarante improntitudine le più disarmanti idiozie. L’arte comica del suo creatore lo rese popolarissimo e diede grande diffusione alle sue battute più tipiche.

 

 

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