La casa va aggiustata prima che crolli

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Se la vogliamo aggiustare prima che crolli dobbiamo cominciare dalla base. Cioè dai partiti, Riportandoli al loro ruolo di mediatori fra popolo e istituzioni, di confronto continuo sui problemi del paese, di dibattito politico, di scuola e selezione per il personale politico. 


È opinione degli analisti, oltre che della maggioranza degli italiani, che la brutta vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica sia stata causata dal fallimento dei partiti. Fallimento peraltro evidente da tempo e comprovato dal frequente ricorso ai “tecnici” (banchieri o personaggi di fiducia dell’establishment).

Il fatto che i partiti non siano riusciti a eleggere un successore a Mattarella è stato recepito come manifestazione di impotenza. Ed è così.

Molti, vittime dell’anti-politica orchestrata dal mainstream mediatico, avranno pensato “chissenefrega dei partiti!”. Ed è proprio qui l’errore. Perché la democrazia rappresentativa senza partiti non esiste.  E coi partiti malridotti come quelli di adesso, succedono le cose viste la settimana scorsa. 

E’ vero che anche in passato sono servite molte votazioni per eleggere il Capo dello Stato. Ma si trattava di schermaglie fra i partiti per far prevalere un candidato sull’altro. Questa volta è stato diverso: non sapevano che pesci pigliare e si rivolgevano ancora ai “tecnici”. Ammissione di impotenza. 

E’ quindi evidente che la causa prima della crisi della politica italiana sta nei partiti. Allora tanto vale che funzionino. E che vengano riconosciuti. Perciò va data loro una figura giuridica con delle regole. Non esiste che un partito possa essere di proprietà di Tizio o Caio. Nè che possa essere gestito in modo autocratico, senza democrazia interna, senza fare congressi o facendoli finti.

I partiti sono la base della democrazia rappresentativa. La 1^ Repubblica ha funzionato perché c’erano i partiti. La 2^ si è esaurita in fretta per la degenerazione dei partiti. La 3^ non funziona più perché i partiti sono ai minimi termini. E rischia di crollare.

Se la vogliamo aggiustare prima che crolli dobbiamo cominciare dalla base. Cioè dai partiti. Riportandoli al loro ruolo di mediatori fra popolo e istituzioni, di confronto continuo sui problemi del paese, di dibattito politico, di scuola e selezione per il personale politico. 

E’ impossibile che ci sia qualcuno che non capisca che la strada è solo questa. Chi dice di non capirlo è solo perché non vuole disturbare il manovratore. Ma non saranno gli yes-men a salvarci.

 

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