La capitale reticolare che sembra un coniglio

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Interessante e molto attuale, l' articolo del Sen. Paolo Danieli
sulla capitale di tipo reticolare e quella di tipo centralizzato.

 

Quando all’indomani della sconfitta elettorale al primo turno delle comunali, alcuni esponenti di spicco della maggioranza annunciano che verranno trasferiti a Milano il Ministero delle Riforme e della Semplificazione e a Napoli quello delle Pari opportunità, sembrerebbero avviati alla realizzazione della capitale reticolare.

Pochi sanno che cos’è la capitale reticolare.

E’ il contrario della capitale centralizzata, cioè della capitale degli stati centralisti, com’è la Francia per antonomasia, dove tutto il potere politico e le stanze dei bottoni, dalla Presidenza della Repubblica a quella del Consiglio, dalle Camere ai ministeri, dalla Corte costituzionale alla Corte di cassazione, dalle presidenze dei principali enti alla sede della banca centrale sono collocate nella capitale politica del paese. Roma nel caso dell’Italia, Parigi nel caso della Francia, Madrid per la Spagna ecc.

Questa situazione è legata a questioni storiche e geografiche e presenta vantaggi e svantaggi, come tutte le cose. Un vantaggio è che tutti i palazzi del potere stanno nel raggio di pochi chilometri. I movimenti tra un palazzo e l’altro sono quindi più facili e veloci con conseguente ottimizzazione dei tempi. Se poi la capitale è collocata in posizione geografica centrale, come nel caso italiano, essa è equidistante dalle diverse regioni. Per converso l’accentramento produce una certo distacco dal paese e, in caso di guerra, può costituire un comodo bersaglio per il nemico. La capitale reticolare è invece l’opposto. In uno stato a struttura federale le diverse sedi del potere politico, economico, giudiziario, militare vengono spalmate sul territorio per fare in modo che ogni regione sia partecipe di una funzione di potere statale. Ciò ha l’indubbio vantaggio di creare maggior coesione nazionale, in quanto ognuno ha la “sua capitale”, di distribuire l’occupazione e di scegliere per ciascuna competenza il territorio più adatto.

In una situazione come quella italiana, nella quale l’unità nazionale non è poi un fatto così scontato come si vorrebbe, dove ci sono forti tensioni tra le diverse aree del paese, dove, a torto o a ragione, nell’immaginario collettivo vengono addossate a Roma, come conseguenza della gestione centralistica del potere, le peggiori nequizie, la capitale reticolare potrebbe costituire un’interessante evoluzione  istituzionale per cementare la coesione nazionale. Ovviamente nell’ambito di una riforma federale dello Stato. In quella approvata dall’attuale maggioranza – federalismo fiscale- però non ve n’è traccia.

Quindi se spostare a Milano e a Napoli alcuni ministeri fosse stato parte di un più ampio progetto politico avrebbe anche potuto essere un esperimento interessante.

Così, l’idea, che in sé potrebbe anche essere valida, più che alla capitale reticolare fa pensare al coniglio tirato fuori dal cilindro di un prestigiatore.

 

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