La candidatura di Bonacini a Segretario del Pd

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Dubbi, domande e un sì se…

Il primo dubbio riguarda il suo essere presidente di regione: “Continuerò a farlo fino alla fine del mandato”. Vuole dire che lo avremo a metà tempo e, in ogni caso, l’impegno che dedicherà al partito sarà impegno sottratto al suo incarico istituzionale.

Un dubbio riguarda la sua vittoria alle regionali del 2020, che ancora non ho deciso se sia merito suo, o delle Sardine o per demerito di Salvini e della Bergonzoni, il primo con una campagna controproducente, la seconda praticamente impresentabile perché fuori luogo (ancora mi stupisco che con i governi Conte 1, Draghi e Meloni sia sottogretaria al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo).

Un altro dubbio riguarda il suo veloce passaggio, in una notte, da fedelissimo di Bersani a coordinatore della campagna delle primarie di Renzi e poi suo responsabile degli enti locali, ma fu un errore che commettemmo in tanti; noi poi pagandone il fio, lui un bel lancio di carriera.

Un dubbio grande una casa deriva dal suo annuncio della candidatura dove ha definito il Pd che vorrebbe “un grande partito popolare, radicato nella società, a vocazione maggioritaria, perno di un nuovo centrosinistra capace di battere la destra nelle urne alle prossime elezioni. Riportare la prossima volta il Pd al Governo”.

A me resta sempre la stessa domanda: per fare cosa?

Non capisco nemmeno la sua allergia per le correnti, che sono naturali in un partito che vuole rappresentare il centro e la sinistra, con tutte le sfumature intermedie. Lui ha detto: “Io non mi sono mai iscritto ad una corrente e lo voglio dire ai più giovani: si vive benissimo lo stesso, direi anche meglio. Credetemi, è anche l’unico modo per essere davvero una comunità. Altrimenti perché un volontario dovrebbe montare una Festa de l’Unita, fare volantinaggio o partecipare a una manifestazione?”.

Il tema vero è cosa siano le correnti; naturali se sono aggregazioni di pensiero, velenose se diventano aggregazioni di potere e se non ci sono le correnti, ci sono i leader che finiscono per avere attorno a sé delle ‘corti’: se non è zuppa è pan bagnato.

Dico sì a Bonacini se sarà coerente: “A me ha fatto una certa impressione vedere tutti i dirigenti di primo piano candidati nei listini e mai nei collegi uninominali, dove i voti devi andarli a strappare uno a uno per vincere. Ma se ci vado a mettere la faccia io, che abito a Campogalliano, e poi scopro che il dirigente nazionale che abita in quel territorio si è fatto candidare in un listino di un’altra regione, secondo voi siamo più o meno credibili?”.

Dico sì a Bonacini, se saprà estirpare questo modo di essere politica.

Dico sì a Bonacini se davverò cambierà la classe dirigente (ma allora chi lo elegge se poi vorrebbe distruggerla? Lui dice: “Chiederò una mano particolare a sindaci, amministratori locali, al gruppo dirigente diffuso sul territorio, ai tanti segretari di circolo che per pura passione e spirito di servizio dedicano intere giornate della loro vita per tenere insieme comunità e militanti. Anche perché mi è abbastanza chiaro che non avrò il sostegno di molti nel gruppo dirigente nazionale”. Ecco, se saprà ridare vita e ruolo alle sezioni e alle comunità locale allora dico sì: è un percorso che si può tentare.

Sempre ovviamente se essere centrosinistra significa difendere i più deboli, provare a ridistribuire le ricchezze, superare le ingiustizie, ridare  alla politica la supremazia che oggi è dell’economia, realizzare compiutamente la Costituzione Italiana,

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