La C.R.I. è un’idea forte capace di sovvertire l’andamento normale della vita

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Intervista a Demetrio Morabito Di Vigoreto Consigliere Regionale Della Croce Rossa Italiana in Emilia Romagna e Consigliere Delegato del Corpo Militare C.R.I. che rimane la più importante associazione umanitaria al mondo.

 

Poco prima di Natale, lei è stato nominato Consigliere delegato al personale militare della C.R.I. dell’Emilia Romagna dall’avv. Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa,. Può considerarlo un bel regalo per l’anno nuovo? 

 

E’ un impegno importante che mi inorgoglisce come operatore della C.R.I., un’organizzazione che vanta una tradizione pluricentenaria al servizio dei più bisognosi. Un vero onore se si considera che la C.R.I. è la più importante associazione umanitaria al mondo.

 

Come si svolgerà in concreto il suo incarico?

 

Per quanto riguarda l’attività nazionale si è da poco conclusa l’assemblea per l’elezione del presidente nazionale della C.R.I., che ha designato il dott. Massimo Barra, da circa cinquanta anni nella C.R.I.. A livello regionale l’impegno di tutto il Consiglio Direttivo è iniziato già da qualche settimana, ed ora si trova nel pieno dell’attività. L’obiettivo è quello di rivalutare il corpo militare, una delle sei componenti più importanti della Croce Rossa, di cui mi dovrò occupare personalmente coordinando il lavoro insieme agli altri organi della C.R.I.. Il rilancio di questa componente ha beneficiato, in questi ultimi tempi, di numerosi intereventi internazionali, che l’hanno riproposta non solo come organo principale della C.R.I. ma anche come organo ausiliario delle Forze Armate.

 

In campo internazionale su quali fronti è impegnata la Croce Rossa?

 

Il corpo militare è da tempo impegnato nell’operazione Antica Babilonia in Iraq. In particolare a Nassyria, la Croce Rossa gestisce un ospedale a cui fanno riferimento quasi tutti gli operatori medici, di commissariato ed infermiere volontarie, che costituiscono un altro corpo ausiliario delle Forze Armate. Si tratta delle più conosciute “crocerossine” che operano con passione, volontà e coraggio in teatri di guerra. Il corpo militare è impegnato anche in Eritrea nell’ambito della missione ONU e in Pakistan in seguito al terribile e disastroso terremoto. Si sta valutando, infine, la possibilità di intervenire in altre realtà asiatiche. Per il momento sono soltanto questi i nostri principali impegni.

                   

Quale è la spinta per uno che come lei è in Croce Rossa?

 

La C.R.I. è un’idea forte capace di sovvertire l’andamento normale della vita, concedendo gratificazioni umane tali da far sì che migliaia  di volontari, appartenenti a tutte le Componenti (Corpo Militare, Sezione Femminile, Infermiere Volontarie, Pionieri e Donatori di sangue) sacrifichino famiglia o amici per le fare notti in C.R.I. o le settimane in emergenza. Negli ultimi anni c’è stato un grosso sviluppo culturale, la Croce Rossa non si è più accontenta di un ruolo operativo o di semplice manovalanza ma ha preteso una rappresentatività politica, grazie all’informazione sempre più capillare.

 

Lo statuto della C.R.I. quali sostanziali modifiche ha portato?

 

La sostanziale modifica è l’elettività delle cariche ed un maggior decentramento verso le regioni, perché non è più possibile che tutti i fili conducano a Roma. L’obiettivo è quello di arrivare al concetto di volontariato di C.R.I., ma non so quando e se ci si arriverà.

 

Oggi la Croce Rossa cosa rappresenta nel nostro Paese?

 

Continua ad essere un ideale ed un appello alla solidarietà ed alla disciplina. E’ un’istituzione fondamentale perché nonostante tutto la gente quando vede la Croce Rossa si sente protetta.

 

   

             

 

 

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