La buona condotta e il bravo lavanderino

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Lo sbigottimento,l'indignazione, mi hanno bloccata, facendomi fare un precipitoso dietro-front, senza fare qualche fotografia con il cellulare
art. di Maria

 

La radio ha da sempre rappresentato per me fonte di ammirazione e ispirazione e anche ora, nei miei spostamenti in macchina, prediligo su tutte Radio1, ricca di notiziari e di programmi di approfondimento, sociale e politico.

Qualche giorno fa, esattamente il 2 settembre alle ore 13,   seguivo su questa rete Buona condotta – quando l’esempio fa scuola, programma che fa conoscere  iniziative, progetti e tutto ciò che nel mondo della scuola è fatto bene, meritevole quindi di buona  valutazione come si fa con i ragazzi che si comportano  bene in classe. Fra i vari servizi, uno riguardava l’iniziativa di un’insegnante che dopo aver  portato i suoi allievi a visitare il carcere di  Civitavecchia,  parlava  dell’esperienza vissuta dai ragazzi come di “un’esperienza molto forte” , di   “un pugno nello stomaco” e fin qui non ho assolutamente dubbi…ma quando ha iniziato, in tono elegiaco, a parlare ripetutamente delle “persone splendide” che ha trovato in carcere, dalle quali “i ragazzi  avevano molto da  imparare”, mi è tornata la nostalgia del mio pianeta, Marte.

Perché,proseguiva  ispirata, tali visite dovrebbero essere “quasi un obbligo”, per “la percezione di quel che si vive all’interno del carcere, che  è una forma di arricchimento, i ragazzi dovrebbero regolarmente confrontarsi con questo ambiente, per il  recupero di chi ha sbagliato, ma soprattutto per  maggiore tolleranza nei confronti di chi, è vero, ha commesso un reato, ma che è già condannato ad espiare duramente”…

Sicuramente ogni esperienza aggiunge qualcosa a chi la vive o ne è spettatore…ma, perché l’ispirata professoressa,  alla quale tremava la voce parlando delle “persone splendide” di cui sopra, non  fa provare lo stesso, e sicuramente meno retorico e mieloso, pugno nello stomaco ai ragazzi  facendo fare loro un giro negli ospedali, dove ci sono i feriti, ad esempio, da qualcuna di quelle splendide persone, oppure in una casa di cura psichiatrica, dove spesso vanno a finire le ragazzine violentate da qualche subumano convinto di essere anche virile, oppure, perché non li ha portati in qualche bel cimitero, luogo in cui  alcune delle  predette splendide persone, con le loro grandi imprese,  hanno spedito tanti innocenti, di ogni età, professione e  ceto. La retorica del buon carcerato, i cui diritti valgono più dei diritti di ogni vittima, è sempre attuale, liquidando a semplice formalità, cui accennare di sfuggita, appena appena, ai reati commessi.

Così come è sempre più attuale la retorica che avvolge e copre ipocritamente quei  clandestini fior di mascalzoni che, grazie ai permessi umanitari, alle pie associazioni, alla carità pelosa e, soprattutto, all’ignavia totale di un governo in tutt’altre faccende affaccendato, sono liberi di sbarcare, scorrazzare, delinquere, fare variamente il comodo loro.

Anzi, a proposito di persone che fanno i loro porci comodi, se il  cimitero fosse stato quello della mia cittadina, magari insegnante e scolaresca avrebbero  potuto imbattersi, come a  me è accaduto, il 24 agosto alle ore 13, 40… in un’altra splendida persona che, apprezzando evidentemente i servizi nuovi di zecca colà installati, completi anche di un lavandino molto grande, li usava per i suoi lavacri, data la gran calura…nonché per fare, come un bravo lavanderino, un gran bucatone…stendendo poi,ed è lì che l’ho visto,  su tutta la cancellata del mesto luogo pantaloni, magliette e altri inguardabili indumenti…Incurante dello spreco d’acqua, lasciata aperta al massimo, incurante del luogo sacro, incurante dello stato d’animo di chi vi si reca, incurante soprattutto di chi, indifeso e immoto, vi riposa e  avrebbe diritto al rispetto e al silenzio.

Il fatto di essere sola, lo sbigottimento,l’indignazione, mi hanno bloccata, facendomi fare un precipitoso dietro-front, senza fare  qualche fotografia con il cellulare. Inutile dire che la mia telefonata ai vigili urbani, competenti per questo genere di cose, nonostante la pronta risposta(e, voglio credere, anche il pronto intervento…) non ha dato risultati perché il lavanderino, al loro arrivo, mi auguro tempestivo, come già detto, già non c’era più.

Trovatemi un italiano, anche il clochard più povero e disastrato, che sprechi ettolitri di acqua pubblica per lavare i suoi mutandoni in un cimitero e che, soprattutto, non abbia rispetto dei vivi che soffrono e dei morti che riposano… e cambierò idea.

Però, pensandoci bene, non occorre essere un extracomunitario senza vergogna o un poveraccio di clochard per mancare di rispetto ai vivi e ai morti.

Come non detto.

 

 Maria

(Riproduzione
Riservata)

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