“La botte napoleonica”

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L’importante manufatto per il governo delle acque del nostro territorio dà il titolo al romanzo d’esordio di Mario Ventura: da Viceprefetto Vicario di Modena a scrittore esordiente.

  Se è vero come è vero che, in ogni istante, l’uomo viaggia con il pensiero, che porta sempre con sé la propria anima, pronta a catturare emozioni da conservare nel cuore perché arricchiscono, può essere altrettanto vero che, spesso, un uomo che per gran parte della  sua vita è stato al servizio della collettività, come alto funzionario e poi dirigente delle istituzioni, all’improvviso si appalesa, si fa conoscere come scrittore, come profondo e raffinato cultore dell’arte e della letteratura.

E’ questo il caso di Mario Ventura, nato a Roma, laureato in Giurisprudenza, entrato nella carriera prefettizia, alla giovane età di 23 anni, trasferitosi a Modena, che ha scelto come città di adozione, dal 1980, e via via ha percorso una sempre più importante e prestigiosa carriera, giungendo all’incarico di Viceprefetto Vicario di Modena.

Tra un incarico e un altro di maggiore importanza e prestigio, Mario Ventura coltiva la sua passione per la scrittura e per le espressioni artistiche (è anche un appassionato collezionista di opere d’arte e oggetti antichi). Dopo avere collaborato a giornali e riviste, debutta ora con il suo primo romanzo (o racconto lungo), “La botte napoleonica”, appena pubblicato dalla casa editrice “Artestampa”, che inaugura con questo titolo una nuova collana editoriale, “Ritorno in città”, che –sottolinea l’editore Carlo Bonacini-  si propone di “riallacciare i fili con il passato. Riscoprire i territori, le nuances, gli odori della nostra regione”, dando vita ad un percorso che “parlerà della nostra città, che, sospesa fra un passato che conserva le sue tradizioni e un futuro che lotta per riconquistarle, potrà scoprire luoghi, come le terre strappate alla palude del ferrarese, a pochi chilometri da Modena”. Grazie a quell’importante manufatto per il governo delle acque del nostro territorio che è la botte napoleonica, appunto. “Una grande opera dell’uomo –scrive l’Autore- alla quale sono personalmente grato anche perché ha ispirato questo racconto”. Quella botte napoleonica voluta dal “Consorzio della Bonifica Burana-Leo-Scoltenna-Panaro” , già dai tempi di Napoleone e che, da oltre due secoli, è fondamentale, come opera di ingegneria idraulica, nella preziosa opera di bonifica e quindi di risanamento e ottimizzazione dei territori modenesi e ferraresi.

La botte napoleonica dà il titolo al romanzo d’esordio di Mario Ventura, ed è al centro degli interessi di una banda di più o meno loschi personaggi (Ferrante, il boss, con Battaglia, il Toscano e il giostraio Pancrazio).

Questa “sgangherata banda”, nella sua “improbabile avventura” alla ricerca di un tesoro dell’arte e della civiltà estense, il famoso “Studiolo in legno di Leonello d’Este”, scomparso più di cinquecento anni fa, incontra personaggi veri, reali, alternati ad altri che, pirandellianamente potremmo definire verosimili o irreali, frutto della fantasia-creatività dell’Autore, come “il ciclista di vetro” o Mala e Mocco, scambiati da Dano per profughi dell’Est.

Sono tutti i personaggi che –come scrive Mario Ventura e in sintonia con l’Autore- cercano “di dare razionalità a una storia che non ha nulla di razionale”, una storia che si sviluppa con alle spalle “una fatica rurale mai riscattata”, dove il tempo non esiste in assoluto, così come , rifacendosi alla cultura dell’antica Grecia,  non esiste l’unità di tempo e di luogo. Dove, però, esistono e si affermano i caratteri e i corpi “terragni” delle genti padane, dei modenesi come il Prof. Giaquinto, il Maresciallo Lillo, Don Cristiano e, soprattutto, come le prorompenti, formose, sinuose, flessuose e sensuali donne emiliane, tra le quali emergono le giovanissime Cometa e Luna.

Ma altre donne appaiono e scompaiono, in un continuo gioco di specchi, come la madre Silvia, la figlia del giostraio Pancrazio,  Giuseppina e la moglie sorda  del vecchio pescatore, Alfonsina . Tipicamente modenesi sono i ripetuti riferimenti ai bestiari, agli scherzi ed al ricorso agli “scutmai” (soprannomi) che, fino agli anni quaranta del secolo scorso, contraddistinguevano le persone ancor più dei loro nomi e cognomi.

Il bel libro è ricco di poetiche e suggestive descrizioni di paesaggi, edifici, abitazioni (una per tutte, la descrizione della casa del Prof Giaquinto dove Dano arriva, guidato dalla “mappa del mistero”), descrizioni che nobilitano anche le nebbie, i campanili, le case scrostate, la soffitte dalle quali giungono “le voci delle zie” e le strade sterrate del nostro territorio, che ha ispirato lo scrittore Mario Ventura. Infatti, nella dedica in apertura del romanzo, l’Autore scrive “A Rosalba (è la moglie, con cui divide la bellissima abitazione nel centro storico di Modena e soprattutto divide una serie infinita di interessi, valori e sentimenti) a questa terra che mi ha ispirato, a queste acque che mi hanno incantato, a questi spazi che mi hanno stregato

A quelli che stanno tra terra, acqua e cielo”.

Come Eri e Dano, che,  con le giovani Cometa e Luna, sono i protagonisti del romanzo. Dove Luna ed Eri sono alla ricerca dell’identità di Eri, mentre Dano ha “l’impressione di essere sul punto di perderla”.

Pagina dopo pagina, il romanzo si sviluppa attraverso il mistero e la suspence (da vero “giallo” classico che avvince e coinvolge, anche grazie al ricorso ad uno dei topos della drammaturgia classica, l’agnizione, che da Aristotele in poi si traduce in un improvviso e inaspettato riconoscimento dell’identità di un personaggio. Nel romanzo il riconoscimento inaspettato, a sorpresa, riguarda due personaggi) fino all’epilogo che, per non togliere la sorpresa finale al lettore, non sveliamo.

E’ un libro estremamente
interessante, che coinvolge e conquista, grazie al gran gioco della letteratura dove la fantasia e la creatività si coniugano con il mistero, con la realtà, all’insegna di una scrittura accurata, raffinata, che, spesso, diventa surreale, e ci ricorda l’interessante mostra curata da Vittorio Sgarbi, a Piacenza, e dedicata al surrealismo padano. Dove il paesaggio reale, concreto del nostro territorio fa da scenario (sfondo) ad una serie di incontri, ad un viaggio metaforico nell’inconscio, nei dubbi, nei misteri e nelle angosce del mondo contemporaneo, dove l’uomo, spesso, vive la crisi di identità ed è alla ricerca di se stesso, crisi e ricerca che ci riportano alla profonda tradizione dell’antica India ed anche alle inquietudini, ai turbamenti studiati e raccontati da psichiatri, psicoanalisti come Freud e Jung.

I personaggi di Eri e Dano ricordano il dio che creò gli dei, Prajapati, che è il personaggio dominante dei “Brahmana”, che sono i testi della mitica India, che si propongono di mostrare-raccontare ciò che deve accadere, e si propongono, nel contempo, di renderne ragione. Così come secondo le neuroscienze cognitive e come sottolinea lo scienziato Edoardo Boncinelli, “la nostra percezione del mondo è una fantasia che coincide con la realtà. Perché noi conosciamo il mondo sulla base delle fantasie dei nostri organi di senso e delle aspettative che noi abbiamo, basate sulle nostre esperienze e sui “sogni” dei nostri geni.. Ciò che l’Autore non ci dice, perché esula dai suoi scopi, è perché tali fantasie, comunque raggiunte , corrispondono ai connotati della realtà esterna” Perché, come hanno sottolineato sia Kant sia Konrad Lorenz, “le nostre fantasie corrispondono abbastanza bene alla realtà, senza peraltro ambire a conoscerla nella sua essenza”

                                                                                                             

Roberto Armenia

 

N.B.

La presentazione del libro avviene alle ore 17,30 di venerdì 8 maggio 2009 presso il “Consorzio della Bonifica Burana-Leo-Scoltenna-Panaro di Corso Vittorio Emanuele II, 107

Altre presentazioni già definite sono previste per le ore 17,30 di sabato 23 maggio 2009, presso il “Centro Studi L.A. Muratori-Circolo degli Artisti” di Via Castel Maraldo, 19 a Modena e per le ore

 11,00  di domenica 31 maggio 2009 presso il “Teatro Astoria” di Fiorano modenese (Piazza Ciro Menotti, 1).

Altre presentazioni sono previste, nei mesi estivi, in località dell’Appennino modenese: precisamente a Sestola, Fanano e Pavullo nel Frignano.

A tutte le presentazioni sarà presente l’Autore

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