“La bambina e il sognatore”

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Lunedì 2 maggio al teatro multifunzionale di Vignola ""Ermanno Fabbri""   Dacia Maraini ha presentato il suo ultimo libro “La bambina e il sognatore”, edito da Rizzoli, nella splendida cornice di questa location che normalmente ospita grandi spettacoli di prosa, concerti, opere liriche.

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Lunedì 2 maggio al teatro multifunzionale di Vignola “”Ermanno Fabbri””   Inaugurato nel 2010  struttura ritornata alla città grazie alla famiglia Fabbri alla Fondazione di Vignola  e il Comune. Dacia Maraini ha presentato il suo ultimo libro “La bambina e il sognatore”. edito Rizzoli.  nella splendida cornice di questa location che normalmente ospita anche spettacoli di prosa, concerti, opere liriche, corsi, laboratori e convegni, oltre ad un ricco programma teatrale .

Evento Organizzato da Dama Vivente e dalla libreria dei Contrari di Vignola

Presentatore: Simone Maretti narratore di Campogalliano con lettura di  frammenti scelti .

Alberto Bertoni professore e poeta modenese ha dialogato con l’autrice.

 

Il romanzo racconta la storia di un maestro di scuola che porta nell’animo la ferita più grande che un padre possa sopportare: la perdita dell’unica figlia, Martina, ammalatasi di leucemia. Dopo una vasta rappresentazione del mondo femminile, Dacia Maraini dà voce a un uomo, Nani Sapienza. Con questa narrazione, la Maraini ci guida al cuore di una paternità negata. “La bambina e il sognatore” non è il romanzo che uno si potrebbe aspettare dalla trama: non è un giallo o un racconto visionario. Forse non è nemmeno un romanzo. Si discosta molto dai precedenti sui libri “Isolina”, “Bagheria”, denominatore comune l’attenzione alla violenza sulle donne che negli ultimi anni è diventata impegno contro la violenza ai bambini. Romanzo così poco romanzesco quasi un’opera socratica in cui Dacia tramite il maestro, dialoga con gli alunni e dunque con il lettore sulla violenza in generale, sul fanatismo religioso che sfocia nella violenza, e sulla prostituzione minorile che alimenta il turismo sessuale che vede padri di famiglia rispettabili andare in luoghi come la Cambogia  dove vendono bambine di pochi anni. La storia si districa tra sogno e realtà ed è insieme narrazione e analisi del protagonista, alla ricerca di sé. Con la sua idea fissa, Nani contagia i suoi alunni e l’intera cittadina in cui vive. con le storie, motore del suo insegnamento,  accende alla loro fantasia portandoli a ragionare come e meglio dei grandi. Questo uomo sa essere maestro e padre, la ricerca della figlia diventa presto una ricerca di sé, un’introspezione e contemporaneamente svelare l’inconscio: entrambi percorsi correlati che la Maraini da sempre li usa come motori dell’impianto narrativo. Il romanzo è a tratti triste, emozionante, a tratti speranzoso. al tempo stesso coinvolge il lettore. come un grido lancinante di dolore pronunciato a fior di labbra. La presentazione del libro “La bambina e il sognatore”.  nella cornice del Teatro  “”Ermanno Fabbri”” è più che appropriata dato che dal 1967 ad oggi, la Maraini ha scritto più di trenta opere teatrali, molte delle quali vengono ancora oggi rappresentate in Europa e in America. Il suo penultimo romanzo pubblicato nel 2013 “Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza.” LA “PIETAS” DI DACIA MARAINI , donna e scrittrice da sempre impegnata nelle battaglie civili, per il senso civico , a favore di chi soffre, delle donne, dei bambini, del paesaggio e degli animali, soprattutto. Dacia Maraini è la più conosciuta, stimata scrittrice e donna italiana nel mondo, del nostro tempo. I suoi successi spaziano dal campo letterario a quello delle battaglie civili.  Nella motivazione del “Premio Campiello alla carriera” (2012), tra l’altro, si legge “Premio Campiello alla carriera” come scrittrice che è “ riferimento della cultura italiana, nel mondo”. Come donna, parafrasando Claudio Magris, “ha il dono istintivo, la grazia della gentilezza, nel senso più antico del termine”.

Domanda: “ Dacia Maraini e Modena. Quali i suoi rapporti con la città e una sua testimonianza ?”

Risposta: “ Vengo sempre volentieri a Modena perché conosco la sua storia coraggiosa, il suo amore per la cultura. Negli anni Sessanta, con Alberto Moravia, Dario Bellezza e Pier Paolo Pasolini, sono stata più volte in questa piccola-grande città. Piccola come dimensioni ma grande per l’apertura mentale e la ricchezza umana dei modenesi. Ricordo l’Assessore alla Cultura, il Sindaco della città, Rubes Triva e soprattutto Roberto Armenia Con cui sono sempre stata in rapporto di grande amicizia, stima professionale e umana che perdurano ancora ad oggi. Un entusiasta, sempre alla ricerca di idee e iniziative nuove per la cultura e per favorire la maturazione civile, umana, artistico-culturale dei suoi cittadini. Ricordo che mi ha colpito scoprire che Modena aveva dodici librerie vive, attivissime e gallerie d’arte, e biblioteche molto attive e tanti teatri dove spesso venivano portati in prova i grandi spettacoli nazionali, quasi fosse un esame da superare per poi offrire il testo ad altri pubblici in giro per il paese. Con Modena, anche se con meno intensità, ho mantenuto sempre ottimi rapporti. Ancora oggi, ho diversi amici, compagni nell’avventura teatrale.  Credo di essere stata, negli ultimi dieci anni, almeno nove-dieci volte a Modena, Fiorano, a Sassuolo, a Vignola per presentare i miei libri.   Ho trovato sempre un pubblico attento,  pronto a dialogare appassionato e sempre invitata e presentata dall’amico Roberto Armenia.

 

 

 

 

 

 

 

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