L’ utopia della concordia genera aggressivita’

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Allora, dove inizierebbe la legittimità dell’uso della forza per contrastare l’aggressività?art. di Adalberto De’ Bartolomeis

Essere aggressivi, oggi, è un modo di essere, di porsi, rappresenta un vero “modus vivendi” ed “operandi”, uno “status” simbolo e lo vediamo tutti i giorni. L’abbiamo visto con il caso dell’ex nazista, all’ultima manifestazione di sabato scorso a Roma.

Quindi, l’aggressività è dissidenza, parossismo e duplicità. Sul piano sociale s’iscrive nella preminente manifestazione dell’antagonismo fra libertà e necessità (Max.Weber). E’ pertanto un elemento strutturale, ormai! E’ ovunque, ma anche localizzata per aree geografiche culturali, circoscritta dalle leggi, dalle Istituzioni e dalle strutture sociali, perché in esse c’è lo Stato, che si riconosce da un rapporto di forze. Forze, che in varie situazioni, opinabilmente, possono anche essere illegittime.

Allora, dove inizierebbe la legittimità dell’uso della forza per contrastare l’aggressività? Nel principio di ripristinare l’ordine, per esempio, restaurando la legalità, sminuendo modelli sociali conclamati spesso nel vittimismo, per il quale si producono vari livelli di aggressività: psicologica, ideologica, dove le vittime diventano “eroi”. Di conseguenza, l’aggressività è un’equazione, perché sta alla pace come certi poteri stanno alle inquietudini! Così c’è anche il rischio della proliferazione dissidente dell’anarchia e dei conflitti sociali, per cui lo Stato è sempre alla ricerca del compromesso negoziabile, affinchè ottenga il cosiddetto “dialogo sociale”. Pur tuttavia, con questo atteggiamento ormai globalizzato di andare alla ricerca del consenso lo stesso genera poi i conflitti!

Difatti, a livello internazionale, l’idea dominante è delimitare tutte le forme di aggressività per scongiurare che avvengano, se non sono in atto i conflitti, da sopprimere. Tuttavia, al di là di questi concetti, l’aggressività è sempre più virulenta e si manifesta appropriandosi modelli sempre più “innovativi”, nuovi, perché deve sempre superare quella che la precede. L’aggressività è al servizio dell’utopia, sia che si voglia non accettarla e sia che si voglia difenderla. Tutte le società non potranno mai circoscrivere o canalizzare l’aggressività pretendendo d’imporre concordia, perché sarebbe un’utopia! I contrasti, le divergenze d’opinione animose e quindi aggressive nascono sempre da una particolare condizione dello stato d’animo, che è legato a fattori endogeni ed esogeni, ambientali, per cui, per diversità umana, risulta impossibile conciliare progetti originati da valori divergenti. Conseguenza ne è l’intolleranza ai rapporti civili e più alla paura del rischio, alla rassegnazione ed all’inerzia. Volere a tutti i costi rimpiazzare le varie forme di aggressività col consenso è votarsi a far scatenare persino la violenza estrema. Se oggi c’è troppa aggressività forse è perché difetta chi la genera!

 

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