Kleine Heimat – Piccola Patria

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In tempi nei quali si parla tanto di federalismo, un piccolissimo partito ha optato per una scelta estrema: l’immediata secessione e il rifiuto di ogni compromesso autonomista. Parola di Eva Klotz.

Il Süd-Tiroler Freiheit  è un movimento politico altoatesino Il movimento è nato nel maggio del 2007 da una scissione dell’Union für Südtirol che si caratterizza per la visione radicale dell’Alto Adige/Sud Tirolo: questa bellissima terra di frontiera non apparterrebbe né culturalmente né storicamente alla nazione italiana, quindi il primo obiettivo del movimento è il ritorno della provincia di Bolzano al Land austriaco del Tirolo attraverso un referendum. Per questo il nome del partito è Süd-Tiroler Freiheit, col trattino (la grafia corretta dovrebbe essere Südtiroler), a significare il carattere per loro temporaneo della divisione tra Tirolo settentrionale, meridionale e orientale.

L’altro punto caratterizzante è la difesa del gruppo linguistico tedesco in provincia di Bolzano: molte sarebbero a loro avviso le vessazioni alle quali ancora oggi sarebbero sottoposti i cittadini di lingua tedesca della provincia di Bolzano: dalla presenza di monumenti di stile fascista alla scarsa conoscenza della lingua tedesca dei funzionari comunali, provinciali e statali italiani che lavorano in Alto Adige.

La leader Eva Klotz, attualmente consigliere provinciale a Bolzano è la figlia di Georg Klotz, divenuto famoso negli anni ’60 come il “Martellatore della Val Passiria”  membro del Il Befreiungsausschuss Südtirol (BAS), comitato per la liberazione del Tirolo meridionale.

La storia della lotta per la libertà del Sud Tirolo è impossibile da capire senza ripercorrere la storia contemporanea dell’Alto Adige.

 

Con la vittoria dell’Italia alla fine della Prima guerra mondiale, il Tirolo fu diviso. Il confine del Regno d’Italia venne a coincidere con lo spartiacque delle Alpi come previsto dall’ Accordo di Londra. Il territorio sudtirolese fu formalmente annesso il 10 ottobre del 1920

L’Alto Adige venne incluso nel governatorato della Venezia Tridentina e costituito in provincia . I comuni ladini di Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo furono smembrati dall’Alto Adige ed accorpati alla provincia veneta di Belluno.

Prima della conflitto solo il 3% della popolazione dell’Alto Adige si dichiarava di madrelingua italiana: è però difficile disporre di dati credibili perché in occasione dei censimenti molti italofoni si dichiaravano di lingua tedesca nel tentativo di uscire da una condizione subalterna rispetto ai germanofoni. Non pochi d’altronde avevano subito nel corso dell’Ottocento un forte processo di assimilazione, come dimostrano i molti cognomi italiani di famiglie germanofone. Inoltre, i censimenti austriaci conteggiavano i ladini come italiani.

In un primo momento non vi fu assolutamente il tentativo da parte della monarchia sabauda di italianizzare forzatamente i nuovi sudditi di lingua tedesca , il Re Vittorio Emanuele III, , aveva dichiarato il pieno rispetto delle autonomie e delle tradizioni locali, con il supporto delle istituzioni politiche e militari; tanto che le scuole tedesche, le istituzioni, i partiti di locali, e le associazioni furono mantenute e furono inoltre avviate trattative per creare strutture amministrative autonome, in grado di garantire l’integrazione delle istituzioni locali nel nuovo sistema statale.

Le trattative per un’ampia autonomia furono però contrastate da gruppi nazionalistici, a capo dei quali si pose Ettore Tolomei. I nazionalisti più fanatici vollero la cancellazione di qualsiasi traccia e testimonianza di cultura tirolese dai nuovi territori, anche con la violenza.  Uno squadrone fascista agli ordini di Achille Starace assaltò con armi da fuoco e bombe a mano una sfilata in costumi tradizionali di cittadini di lingua tedesca. Quarantacinque persone furono ferite, in parte gravemente ed una venne asassinata. Dopo la presa di potere dei fascisti l’Alto Adige germanofono fu sottoposto a un intenso tentativo di italianizzazione: fu vietato l’insegnamento del tedesco nelle scuole, fu censurata tutta la stampa germanofona, persino i nomi e addirittura i cognomi furono forzatamente italianizzati. Fu incentivata l’immigrazione dalle regioni più povere d’Italia, promuovendo l’industrializzazione dell’Alto Adige, con l’intento di aumentare la consistenza dell’etnia italofona

I toponimi italiani elaborati da Ettore Tolomei furono ufficializzati con regio decreto nel 1923

Dopo l’annessione dell’Austria da parte della Germania nazista nel 1939 un accordo fra Hitler e Mussolini portò alle cosiddette Opzioni, in cui ai Sudtirolesi veniva imposto di scegliere se rimanere entro i confini italiani accettando l’italianizzazione o trasferirsi in lontani territori del Reich mantenendo però la propria lingua e cultura. Buona parte di essi, a fronte sia delle incertezze fasciste, scelsero di emigrare verso il Terzo Reich  Decine di migliaia di “optanti”  emigrarono fino al 1943. Più di un terzo degli di questi emigrati ritornò in Alto Adige. dopo la guerra.

Dopo l’8 settembre l’Alto Adige fu occupato dai nazisti e di fanno fu annesso al Reich nazista insieme alle province di Trento e Belluno. Durante il periodo dei 600 giorni il gruppo linguistico italiano subì gravi contraccolpi: gran parte delle autorità amministrative italiane furono sostituite da elementi tedeschi, fedeli al Reich; il giornale italiano “”La Provincia di Bolzano”” venne soppresso e sostituito con il “”Bozner Tagesblatt””; l’unica emittente italiana venne sostituita con un’emittente tedesca; anche la scuola italiana venne chiusa. I militari altoatesini di lingua tedesca confluirono nell’esercito tedesco, nelle SS e nella Gestapo. I giovani abili vennero reclutati con la forza, anche se non mancarono volontari che collaborarono alle persecuzioni contro gli ebrei

A guerra finita, l’Alto Adige rimase all’Italia, e on l’accordo De Gasperi-Gruber si posero le basi i una forte autonomia per Alto Adige ma vista l’inopportunità politica di creare una regione a maggioranza tedescofona essa venne estesa anche al Trentino. Il primo statuto speciale del 1948 concedeva ampi poteri legislativi, amministrativi e finanziari alla Regione Trentino-Alto Adige/Tiroler Etschland, dove gli italofoni erano in maggioranza, fu sancito il bilinguismo italiano/tedesco, furono istituite scuole in lingua tedesca, venne introdotta la toponomastica bilingue

L’autonomia fu ritenuta insoddisfacente dagli altoatesini di lingua tedesca: mal digerirono l’arrivo di italofoni immigrati dalle zone più depresse del paese, attirati dalle sovvenzioni e dall’industrializzazione; la presenza maggioritaria di italiani nelle pubbliche amministrazioni; il centralismo regionale). Nel 1957 una folla di 35.000 persone si radunò a Castel Firmiano per protestare contro la costruzione di 5.000 alloggi per gl’italiani immigrati nella provincia. La dimostrazione era stata organizzata dalla SVP all’insegna del motto “”Los von Trient”” (via da Trento), che sostituiva il precedente “”Los von Rom”” (via da Roma), Ma la parte più moderata dei popolari altoatesini rinunciò polticamente alla secessione dall’Italia a favore di una maggiore autonomia.

Gli sviluppi non furono soltanto pacifici: negli anni cinquanta nacque un movimento terrorista clandestino, mirante alla riunificazione del Tirolo, il Comitato per la liberazione del Sudtirolo (BAS). Un decennio più tardi si verificarono numerosi attentati dinamitardi, inizialmente contro cose (tralicci, caserme ecc.); ma i terroristi non esitarono a usare la violenza contro le forze dell’ordine, ricorrendo addirittura a mine antiuomo (tragico l’episodio di Cima Vallona). Le forze dell’ordine risposero duramente. Ci furono denunce per tortura che avrebbero anche portato alla morte di tre persone. Il relativo processo si concluse con otto proscioglimenti e due amnistie

A distanza di tanti anni da quel 1919 c’è ancora chi si spera nella creazione di un Tirolo indipendente, o perlomeno non più sotto la sovranità italiana.
Ne abbiamo parlato direttamente con Eva Klotz

 

Dottoressa Klotz, perché preferisce chiamare il Süd-Tiroler Freiheit  movimento e non partito?

 

Perché il nostro movimento porta avanti obiettivi molto importanti che non si limitano all’amministrazione locale o all’autogoverno.


Il fine ultimo del suo movimento è la creazione di un Tirolo indipendente (anche considerando che il Nord e l’Est Tirolo è sotto sovranità austriaca) oppure la riannessione del Sud Tirolo all’Austria?

 

Tendiamo per l’unificazione del Tirolo sia come stato indipendente che come regione autonoma sotto il tetto europeo, ma innanzitutto il nostro obiettivo è la creazione di un nostro futuro senza l’Italia, la nostra priorità è l’indipendenza dallo Stato Italiano attraverso l’attuazione del diritto all’autodeterminazione da attuarsi con un referendum. Attraverso questo referendum per il quale ci battiamo ci proponiamo di stabilire se la popolazione vuole la creazione di uno Stato Tirolese o e per la riannessione all’Austria.

 

Il suo movimento al di là della causa indipendentista per la quale si batte, viene spesso accusato di essere anti-italiano e di fomentare l’odio verso gli italiani che vivono in Alto Adige, cosa può dire a riguardo?

 

Non ci sono sentimenti anti-italiani, ma semplicemente per la giustizia. Come ogni italiano è orgoglioso della sua identità, anche noi tirolesi vogliamo essere quello che siamo per lingua e cultura, non è un odio ma semplicemente il riconoscimento della diversità, perciò vogliamo vivere l’identità che sentiamo.

 

Se posso chiedere riguardo al suo sentimento personale: qual è la sua Patria? Il Tirolo? L’Austria? Un mondo tedesco?

 

La mia Patria è il Tirolo, appartengo alla cultura tedesca, ma mi sento innanzitutto tirolese.

 

Secondo il suo movimento vi sono delle vessazioni da parte dell’Italia verso la popolazione di lingua tedesca del Sud Tirolo, ad esempio portate avanti una campagna per la rimozione dei monumenti di stile fascista nella vostra provincia, non le sembra però una protesta pretestuosa e oggi nel 2008 anche anacronistica?

 

Tanti monumenti fascisti in tutta Italia sono stati distrutti, ma non in Sud Tirolo. Secondo noi il fatto che siano restaurati vuol dire fomentare la provocazione verso noi Sud Tirolesi. Ad esempio il Monumento alla Vittoria di Bolzano rimane ancora oggi una provocazione verso di noi, è il fatti scritto su di esso che l’Italia a dato a  noi la sua lingua, le sue arti e le sue leggi, come se prima del 1919 fossimo dei selvaggi… Oppure il Monumento dell’Alpino costruito per celebrare la conquista dell’Etiopia, cosa che con il Sud Tirolo non ha nulla a che vedere


Se quel monumento fosse coperto o spostato in un museo potrebbe essere una soluzione?

 

Non abbiamo abbastanza spazio per portare tutti i “relitti fascisti” in un museo, se c’è qualche città italiana disposta ad ospitali a noi va benissimo,ma l’importante è che siano rimossi da qua

 

Nel caso quindi che il Tirolo divenisse indipendente o venisse annesso all’Austria, quale sarebbe il destino dei tantissimi cittadini di lingua italiana che vivono in Alto Adige e che a Bolzano sono addirittura la maggioranza della popolazione?

 

Noi siamo per il rispetto delle tradizioni italiane, e siamo disposti ad accettare che gli italiani mantengano la loro cultura e le loro trazioni , ma a patto che rispettino le nostre e che rinunciano all colonizzazione che fino ad oggi è stata attuata nella nostra terra.

 

Se posso permettermi, riguardo alla vicenda di suo padre, una vicenda controversa, in quanto per molti sud tirolesi è stato un combattente per la libertà, mentre per lo Stato Italiano è stato un terrorista, cosa può dire ?

 

Mio padre ha sempre combattuto per la libertà danneggiando cose ma non persone. Certamente voleva fare paura ai soldati e alle forze dell’ordine, ma lui non ha mai ucciso. Era il numerico numero uno, perché tutti sapevano che se avesse voluto avrebbe potuto fare ogni giorno un bagno di sangue; ma non ha mai voluto.

 

Però a Cima Vallona ci furono dei morti per mano del movimento del quale suo padre faceva parte…

 

Quella vicenda non è ancora del tutto chiarita, vi sono state perizie contrastanti, e so che mio padre non ha nulla a che fare con quella vicenda,  probabilmente è stato un incidente, ma a distanza di tanti anni permangono ancora tanti lati oscuri.

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