Kabul addio

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Nuova pietra tombale sull’affidabilità della politica estera Usa. Biden vergognati. 

 


Il titolo non è a caso.

Mi ricorda quello usato per il libro di Jean Larteguy, Saigon addio, ma anche la nostra Oriana Fallaci ci mise la faccia con una serie di articoli, riuniti, in seguito, in un volume dal titolo Saigon e così sia.  Certamente in quell’evento tragico, come per l’occupazione del Laos e della Cambogia a metà degli anni ‘70, c’è l’incompetenza della politica estera americana che non ha mai smesso di fare danni dalla sciagurata operazione della Baia dei Porci (Cuba).  Inoltre, non dimentichiamo anche il tradimento nei confronti dello Scià dell’Iran Reza Phalavi e il pantano dell’Iraq, con il tardivo intervento che ha causato migliaia di morti fra chi non accettava l’egemonia del Califfato dell’Isis.

I video che arrivano dall’aeroporto della capitale delle persone che inseguono gli aerei americani cadendo nel vuoto dopo essersi aggrappate disperatamente, sono peggiori di quelle della fuga da Saigon Purtroppo, la caduta di Kabul, non mi stupisce più di tanto. Non ho mai nutrito delle grosse attese sul governo istallato in quella nazione dopo l’intervento americano e delle altre forze armate della Nato nel 2001 per annientare il regime terroristico e integralista dei talebani. L’amministrazione Usa si oppose al ripristino della Monarchia e del suo legittimo Re Mohammed Zahir Shah, creando dal niente una repubblica innaturale in una nazione dove da secoli esiste solo la fedeltà tribale e, fino al 1973, una monarchia che bene o male riusciva a fare da collante fra le varie etnie e tribù. Apro una parentesi: è difficile non vedere, da parte degli Usa, una mal celata avversione verso la forma istituzionale monarchica. Noi italiani ne sappiamo qualcosa (referendum monarchia repubblica del 1946)! Analizzando il crollo del governo, dell’esercito regolare e delle varie milizie dei signori della guerra, sembra di tornare indietro di un cinquantennio, quando l’America, prima con la presidenza Johnson, poi Nixon e Ford unitamente a quell’incapace e credulone di Kissinger non fu in grado di creare una forza armata nel sud Vietnam, non infetta da corrotti e incapaci. Ci sono dei buoni libri che raccontano la verità sulla guerra in quel remoto paese come quello di Max Hasting, Vietnam una tragedia epica, o quello di Neil Sheehan, Vietnam, una sporca bugia. A latere di quanto sopra detto, mentre sull’incapacità americana nel gestire la situazione in Vietnam si sono sprecati fiumi d’inchiostro, sul ruolo che la nazione Usa ha avuto nella caduta dello Scià, è stato scritto molto poco. L’unico libro serio che ricordo è quello che narra il madornale errore di abbandonare il più fedele alleato dell’occidente: si tratta di Missione a Teheran scritto nel 1986 da Robert E. Huyser. Le narrazioni successive sono solo una trita e ritrita giustificazione dell’ignoranza di quelli che allora salutarono gioiosamente la caduta del tiranno, affidandosi a un macellaio religioso, Costoro, poi, sono sempre gli stessi (i sinistri) che ci vengono a raccontare che l’immigrazione è una risorsa: sì per l’Islam.  Tornando al presente, cosa succederà nel prossimo futuro? A parte la bassa macelleria che avverrà di coloro che si sono fidati degli americani e degli altri alleati occidentali, è doveroso ricordare che i talebani non sono l’esercito della carità, ma fanatici religiosi del tipo di quelli che scuoiarono Marcantonio Bragadin a Famagosta infischiandosi delle promesse di clemenza fatte in precedenza. La religione di questi fanatici non perdona niente. Toccherà, prima di tutto, alle donne afgane, farne spese. Tutti i diritti ottenuti, a partire dall’istruzione fino al lavoro, andranno perduti con buona pace delle mediatrici culturali italiane che credono nell’integrazione dell’Islam. Sicuramente sì assisterà a una nuova primavera del terrorismo. Non ultimo, non è ancora chiaro chi ha rifornito di armi e munizioni le forze talebane per quest’offensiva oltre al ruolo della Cina in questo nuovo scenario. Certo, non sarà un’invasione armata ma economica. Poi, poco importa se a casa loro, i cinesi opprimono la minoranza islamica. A loro, interessa distruggere l’Occidente.

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