Ius sanguinis     

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Come un Paese chiude la porta ai suoi figli (legittimi). Perché dovrebbero avere meno diritti, minori riconoscimenti, di persone il cui unico merito è stato quello di imbarcarsi a Tunisi per arrivare illegalmente a Lampedusa…

La migliore arma della destra – in Italia come negli USA – è la cultura woke che vuole imporre a tutti modelli sociali lontani dal buon senso in nome di una scelta esclusivamente ideologica. È la politica woke che chiede a gran voce lo ius soli per gli immigrati dall’Africa e dall’Asia, ma che cerca di negare lo ius sanguinis per i discendenti degli emigranti italiani.

La legge italiana è molto chiara e non arriva oggi: a determinate condizioni chi è erede di Italiani può legittimamente chiedere di vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana. È stata fatta come una sorta di risarcimento per i milioni di Italiani che questo Paese ha costretto a fuggire, abbandonando famiglie e luoghi di origine per sfuggire alla fame. Quello che oggi sono costretti a fare i nuovi emigranti che la cultura woke invita ad accogliere incurante del fatto che, una volta sbarcati in Italia, finiscono nelle mani della malavita a lavorare come schiavi nell’agricoltura e nella prostituzione.

È evidente che i figli degli emigranti italiani – alle prese con Paesi dal futuro incerto come Venezuela o Argentina – puntano al passaporto di Roma per ragioni molto prosaiche: il passaporto italiano è quello che garantisce la più ampia circolazione nel mondo non richiedendo visti particolari in un numero assai vasto di Paesi, e permette di insediarsi più facilmente negli USA o di entrare e restare in Europa senza limitazioni.

Molti cercano un percorso più facile negli aeroporti; altri vogliono rientrare perché la vecchia Europa offre opportunità, sicurezza e redditi non più immaginabili in America Latina. Hanno a che fare con la burocrazia italiana della nostra rete diplomatica e consolare. Ci vogliono anni per far produr loro un documento. Meglio allora rivolgersi alle Anagrafi venete ed ai tribunali italiani per ottenere scartoffie e riconoscimento della cittadinanza.

È un lavoraccio? certamente. È una rottura di palle? altrettanto vero. Ma questo non toglie che si tratta di Italiani per sangue, eredi di famiglie che non soltanto hanno accettato di andarsene a lavorare altrove ma che hanno gettato le basi del commercio italiano nel mondo chiedendo e comprando i prodotti della Madrepatria. È loro diritto chiedere la cittadinanza.

Non sono stati trattati sempre bene nel paese di accoglienza. Molti porti hanno negato loro l’attracco anche negli Anni Sessanta del secolo scorso perché invisi alla manovalanza locale preoccupata della loro voglia di lavorare. Se i loro figli e nipoti vogliono tornare a casa, che male c’è? e se casa loro oggi è grande quanto l’Europa intera dove sta il problema? Perché dovrebbero avere meno diritti, minori riconoscimenti, di persone il cui unico merito è stato quello di imbarcarsi a Tunisi per arrivare illegalmente a Lampedusa…?

Il problema è soltanto politico. L’immigrato va bene solo se è delle caratteristiche che più ci aggradano. Lo vogliamo nero, o islamico, oppure bianco e cristiano. Lo vogliamo progressista, certo che se africano e musulmano voterà PD e se argentino FDI. Ma quando mai?

La realtà è diversa. Siamo scelti in base a ciò che offriamo. Oggi offriamo “soltanto” un passaporto. Il nostro vero appeal è pari a poco più di zero. I migliori vanno altrove. E questo perché – banalmente- siamo incapaci di una proposta vera per un’immigrazione di qualità che ci aiuti a continuare a prosperare. E questo, la cultura woke non è capace di proporla. Perché banalmente si ferma allo slogan e non sa calarsi nella realtà. E poi uno dice che si butta a destra…

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