Iuppiter, pater deorum, risit atque ranis dedit parvum tigillum

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Iuppiter, padre degli dei, rise e diede alle rane un travicello. Phaedrus – Fabulae Liber I, 2 Ranae regem petunt. Articolo di Ugolino

Iuppiter O. M., il padre degli dei, per evitare di pubblicare un pronostico analogo a quello di un anno fa, (ricordate? Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà. Con avversari di questo livello non si può perdere [1] ), ha delegato un tigillum [2]  a compiere l’impresa.

Prima il padre degli dei ha provveduto ad allestire opportunamente le condizioni, pubblicando, sul giornalone di cui dispone, sordide storie di veline, insulti, fantasie onaniste e ciarpame vario; poi ha fatto raccogliere testimonianze prezzolate (pare alla modica cifra di 500 € al colpo) per far passare per vera, a coloro che sono disposti a crederlo, la sozza storia del vecchione malvissuto che insidia Susanna, infine, nell’imminenza delle elezioni, ha incoraggiato il tigillum più o meno così: “Vai avanti tu che a me scappa da ridere! Farò di te un Re, sarai Re Travicello.”

Il tigillum incoronato Re, si è spruzzato una discreta dose di “arrogance”, l’eau de toilette della Sinistra, ha assunto il cipiglio vanaglorioso che gli hanno insegnato i capi storici del Partito e, quando fu pronto

Calò nel suo regno

con molto fracasso;

le teste di legno

fan sempre del chiasso …

Il Tigillum, che d’ora innanzi chiamerò Re Travicello, si è dato subito da fare per dimostrare agli abitanti del pantano di che legno è fatto: le contumelie, le denigrazioni, le diffamazioni e le insinuazioni che ha gracidato sono troppe per essere elencate, né tanto meno meritano questo onore.

Da tutto il pantano

veduto quel coso,

«È questo il Sovrano

 così rumoroso?»

Tratterò quindi solo dell’ultima esemplare diffamazione, questa infatti basta e avanza.

Ispiratosi probabilmente al disprezzo manifestato un anno fa da Iuppiter O. M., il nostro Re Travicello ha sibilato all’Italia intera, a guisa di domanda retorica: “Fareste educare i vostri figli a quest’uomo? Un uomo che guida un Paese deve saper trasmettere valori certi e chiari”.

Qui è necessario definire bene alcuni concetti. Non si è trattato di una “battuta infelice” o di una “gaffe”: il Re Travicello queste cose le pensa veramente e, oltre a pensarle (fatti suoi), ritiene di potersi arrogare il diritto di dirle a tutti gli italiani (fatti nostri).

Spesso si sente parlare di “delirio di onnipotenza”; orbene, questo è un classico esempio: un Travicello, che crede veramente di essere Re, schizza la melma della morta gora in cui si trova per provare alle ranocchie sue suddite quanto è importante.

I figli di Berlusconi gli hanno risposto con una signorilità ed una pacatezza che il Travicello, anche se è Re, non è in grado di comprendere né si sarebbe meritato. Io l’avrei apostrofato così:
«Flegiàs, Flegiàs, tu gridi a vòto»,

Ma il Re Travicello, dopo la domanda retorica, si dà un’altra spruzzata di eau de toilette “arrogance” e sciorina anche la lezioncina sui “valori” che devono essere “certi e chiari”.

Tutti i grandi uomini dell’italica Sinistra pontificano sui “valori” (uno di loro ci ha ricavato perfino un partito), sulla “cultura” e sul “rigore morale”  e sono convinti di esserne i detentori. Quali sono dunque i “valori” a cui si rifà questa élite di nobiluomini della politica? Sono i “valori” che hanno ereditato dai loro padri putativi politici? Certamente sì, visto che nessuno fra loro sembra li abbia ripudiati o almeno denunciati. Esaminiamo qualche esempio di questi conclamati “valori certi e chiari”.

In un recente articolo di Giancarlo Lehner intitolato “E Togliatti abbandonò il figlio a Mosca” [3] si narra la storia di Aldo e di sua madre, Rita Montagnana. Pare che il Migliore, come amava farsi chiamare e come ancora oggi è ricordato dai suoi nostalgici nipotini, dopo essersi invaghito di un’avvenente fanciulla reggiana [4] , abbia provveduto con ammirevole dedizione alla moglie Rita ed al figlio Aldo. Una faccenda veramente edificante ed esemplare sotto il profilo del “rigore morale”. Faccenda privata? Ma sì, faccenda privata, sorvoliamo. (Chi invece desiderasse approfondire può leggere l’articolo nella rubrica “Bice ripensa e approfondisce”” http://www.dabicesidice.it/rassegna/indexrass.asp?ID=343)

Vediamo allora un paio di faccende che private non sono.

È trascorso un po’ di tempo, ma il tempo non cancella nulla, nulla sminuisce e credo valga la pena di ritornare ai gloriosi tempi in cui fu candidato al Parlamento Francesco Moranino [5] : il brav’uomo fu eletto, nelle file del Pci, fece parte dell’Assemblea Costituente e fu deputato nella I e II Legislatura. Dal punto di vista politico, culturale e soprattutto dei “valori certi e chiari” nulla da eccepire, anzi, fu un soggetto di grande “spessore politico” tanto che ebbe numerosi incarichi nelle commissioni parlamentari di quell’epoca. C’è solo quella minuzia della condanna definitiva all’ergastolo per sette omicidi, ma si tratta di una faccenda di poco conto e poi sappiamo tutti che venne graziato[6], fu di nuovo ricandidato e rieletto in Senato nel 1968. Un altro galantuomo in quei tempi fu Walter Audisio [7] : alto profilo politico, candidato ed eletto per tre Legislature alla Camera, naturalmente nelle file del Pci, specchiata rettitudine morale, particolarmente prode nel maneggiare mitragliette verso le donne disarmate e verso personaggi odiati e altrettanto disarmati.

Sufficit o devo continuare?

Questi sono i “valori certi e chiari” che fanno parte della storia della Sinistra italiana. Soprassiedo per ragioni di spazio ai “valori certi e chiari” irradiati dal comunismo nei Paesi dove si è impadronito del potere.

E con questi precedenti il Re Travicello e la sua corte hanno la presuntuosa pretesa di impartire lezioncine sui “valori certi e chiari”? Perché il Travicello Re non ripassa la storia recente, anzi, non la studia seriamente, prima di schizzare la melma della morta gora in cui sguazza?

Dunque, a che serve discutere, ribattere ai suoi schizzi di melma, alle sue bassezze? A nulla.         

A che serve querelare il Re se poi a giudicare c’è il rischio che siano i volonterosi studenti arruolati da Togliatti, gli stessi di cui si legge nell’articolo “Iscrivetevi a Legge” [8] , ora stimatissimi magistrati,? A nulla.

A che serve chiedere a questo Re Travicello di “vergognarsi”? La vergogna è uno stato d’animo che prevede capacità logica, volontà di autocritica e umiltà, quindi, torno a chiedere: a che serve chiedere al Re Travicello di vergognarsi? A nulla.

A che serve chiedere al Re Travicello di “chiedere scusa”? Che ce ne facciamo delle scuse di uno così? Nulla.

Occorrerebbe invece che qualcuno dicesse una buona volta al Travicello Re: “Esimio Re Travicello, capace solo di scatarrare sentenze, guardati indietro, studia un po’ di storia seriamente (ammesso che tu ne abbia la capacità) e stai nella morta gora dove ti ha posto il Giusti, che ben ti si addice. Sarebbe irritante e lesivo il solo fatto che tu osassi pensare di poter insegnare anche solo le tabelline. Figuriamoci i valori certi e chiari, la cultura e il rigore morale.”

È come se, fatte le debite proporzioni, l’onorevole dott. Di Pietro Antonio pretendesse di insegnare la sintassi della lingua italiana.

Il tempo non cancellerà la loro protervia così come non ha cancellato e non cancellerà mai i loro osceni crimini.

Ma a che serve ragionar di lor? A nulla, guardiamo e passiamo.


[2] Travicello

[3] L’articolo è pubblicato su Libero il 29 maggio 2009 a pag. 12.

[4] Dott.ssa Iotti Leonilde, Presidente della Camera per tre Legislature.

[5] Le vittime furono: Emanuele Strassera, agente del Sud, sbarcato sulla costa ligure da un sommergibile USA, all’inizio dell’estate 1944; Gennaro Santucci, partigiano; Ezio Campasso, partigiano; Mario Francesconi, partigiano; Giovanni Scimone: partigiano. Successivamente, il 9 gennaio 1945, furono liquidate le spose di due dei partigiani uccisi, Maria Santucci e Maria Francesconi; un uomo bussò di notte alla loro porta, esse uscirono, e furono uccise con un colpo alla testa, uccise
perché stavano per scoprire la verità sulla sorte dei loro mariti. Gli assassini cercarono di far ricadere la responsabilità della morte delle due donne sui fascisti. Il resto lo potete leggere qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Moranino .

[6] Verrebbe da chiedersi: in cambio di che cosa?

[8] L’articolo di Mimmo Tartaglia, pubblicato su Libero il 24 maggio 2009 a pag. 1, è leggibile nella rubrica “Bice ripensa e approfondisce”.

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