Italiani contro

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Otto anni sono lunghi e lo diventano ancora di più, quando ci si trova ad essere bersaglio di una rumorosa campagna di odio e linciaggio morale.

Quando il proprio nome viene abbinato ai peggiori crimini ed alle peggiori nefandezze possibili.

Quando la vita diventa un inferno perchè sembra che la verità non trovi più spazio, nè ascolto e tutto ceda al potere della menzogna.

Otto anni sono stati lunghi per il carabiniere Mario Placanica, in attesa che qualcuno ponesse fine al suo incubo e gli restituisse non soltanto la piena dignità civile, la dignità di un fedele servitore dello Stato, ma anche la piena dignità personale.

Dal 20 luglio 2001 il nome di Mario Placanica è stato trasformato, da una rozza e cinica propaganda a senso unico, in sinonimo di spietato assassino, di vigliacco omicida, di KILLER senza scrupoli, diventando per tutta la moltitudine no globalista, e più in generale per larga parte della sinistra italiana, il nuovo simbolo della violenza dello Stato fascista che uccide i suoi figli ribelli, i dissidenti, gli oppositori del regime.

La Corte europea dei diritti dell’uomo, cui avevano fatto ricorso i legali della famiglia di Carlo Giuliani, dopo la sentenza del tribunale di Genova che aveva parlato di “”uso illegittimo delle armi””, ha ribadito che Placanica, quel tragico giorno,agì per legittima difesa, perchè aveva onestamente percepito un pericolo, reale e imminente, per la sua vita e per quella dei suoi colleghi.

Qui, oltre alla conferma della legittima difesa, è da sottolineare quell’avverbio di modo (onestamente) usato dalla Corte europea, che fa piazza pulita di tutte le ombre che in questi anni sono state alimentate ad arte attorno alla figura e all’operato del carabiniere.

Tutti coloro che hanno usato la figura di Carlo Giuliani come quella di un martire  nel cui nome alimentare la battaglia politica, ed hanno contestualmente creato il “”mostro”” Mario Placanica come icona del nemico da abbattere, dovranno oggi, di fronte alla sentenza della Corte europea, fermarsi a riflettere: l’occasione è propizia per mettere finalmente da parte l’ideologìa e per leggere sotto una nuova luce – quella della verità – gli avvenimenti di Genova del luglio 2001

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