Italia-Libia: non vedo non sento non parlo

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Spesso i gestori dei centri di detenzione sono in stretta collaborazione con i trafficanti di esseri umani, trattano il prezzo per la vendita del gruppo di profughi detenuti nei centri. Le persone oggetto di questa trattativa non hanno nessuna voce in capitolo sulla loro cessione a gruppi spesso di veri criminali, che non esitato a torturarli per ottenere il pagamento di cifre esorbitanti.E’ inutile che poi ce ne laviamo le mani: restano sporche di soldi e di petrolio.

 


Trovo inopportuna per non dire scandalosa la dichiarazione di Mario Draghi al termine del viaggio in Libia, dove si è recato accompagnato dal ministro degli esteri Di Maio: “”Sul piano dell’immigrazione noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia. Ma il problema non è solo geopolitico, e anche umanitario e in questo senso l’Italia è uno dei pochi Paesi che tiene attivi i corridoi umanitari””.

Ma in che mondo vive?

Padre Mussie Zerai – sul Corriere – nell’agosto scorso scriveva, a proposito dei campi libici, della disperazione “di questi profughi: persone provenienti dall’Africa Sub-Sahariana, eritrei, etiopi, sudanesi, somali, vittime di soprusi, abusi da parte dei gestori delle strutture dove sono trattenuti privati della loro libertà personale, spesso ridotti alla fame, ricatto e violenze”. “Spesso i gestori dei centri di detenzione – denuncia l’Agenzia Habeshia – sono in stretta collaborazione con i contrabbandieri che fanno da mediatori con i veri trafficanti di esseri umani, che trattano il prezzo per la vendita del gruppo di profughi detenuti nei centri. Le persone oggetto di questa trattativa non hanno nessuna voce in capitolo sulla loro cessione a gruppi spesso di veri criminali, che non esitato a torturarli per ottenere il pagamento di cifre esorbitanti”.

E’ inutile che poi ce ne laviamo le mani: restano sporche di soldi e di petrolio.

 

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