Irrisoria e insultante

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Mentre le pagine dei giornali sono inondate dalle beghe politiche, dalle imprese di escort e di altra varia umanità, passano in secondo piano le notizie assai più gravi.
art.di A.D.Z.

E’ avvilente e frustrante, quando qualcosa ci preoccupa o ci inquieta profondamente, che ci sia chi, grossolanamente minimizzi, esortandoci magari a farci qualche bella risata, o semplicemente a “non dare peso”, etc.

Sciatte e colpevoli banalità, a mio avviso.

Ciò nel privato… ma quando il cittadino esterna le proprie perplessità, preoccupazioni e angosce perché non si sente protetto  nello svolgere le quotidiane attività, di lavoro, studio o svago, perché la città è violenta, è insicura, non sono tutelate le persone e le cose…è addirittura insultante sentirsi dire che  l’insicurezza è una questione di “”percezione””.

Così come è insultante essere accusati di “”fare terrorismo””…come riferisce Daniela Vandelli, Presidente dell’associazione culturale Centro per Centro Modena, nel suo intervento, intitolato Ancora violenza.

Anche i recenti fatti di Modena, l’ennesima aggressione a un cittadino, il gioielliere  Uber  Montecchi, lo scorso mese di ottobre, dovrebbero essere  ascritti, secondo questa logica, a tale “percezione” soggettiva e non dovrebbero essere, invece, testimonianza di una situazione di effettivo pericolo .

Credo sia davvero ingiusto, anche perché quello che accade  a Modena come in ogni altra città, è sotto gli occhi di tutti, amministratori compresi. Le città, soprattutto in centro, sono sempre più spesso invivibili. E se le strade si svuotano, se la vita dei cittadini è da tutto questo pesantemente condizionata, non è soltanto la percezione, ma l’oggettiva realtà.

Alla sottovalutazione dei pericoli, per  gli esseri umani e per la proprietà, che da questa situazione derivano, si aggiungono certe leggi, davvero incomprensibili e inique, che permettono a delinquenti e assassini ampia libertà di movimento, nonché di tornare a delinquere.

Riporto le parole di  Franco Maccari, Segretario Generale del COISP, a commento di un recente fatto di cronaca.

“Ci sono momenti in cui il rispetto verso le Istituzioni viene sottoposto a prove veramente dure, persino per noi che siamo poliziotti, troppo dure, forse, per qualcun altro… Uno di questi momenti è quando ad un assassino non viene chiesto di pagare seriamente il suo debito, ma viene premiato e messo in lizza per ricevere una medaglia, mentre ai familiari della sua vittima non resta che rassegnarsi all’oblio ed all’ingiustizia”.

La notizia dell’arresto di Michele D’Ambrosio, 37 anni, di Pieve di Cento nel Bolognese, preso dalla Polizia dopo una rapina in gioielleria a Bologna, ha un’importanza particolare. Condannato a 14 anni per l’omicidio dell’Agente della Polstrada Stefano Biondi, (che vedete nella fotografia qui accanto) a Reggio Emilia il 20 aprile 2004, oggi gode del regime di semilibertà.

Vale a dire che questo signore, (che  ha ucciso Stefano Biondi, investendolo volontariamente, forzando il posto di blocco) anche se è condannato, è fuori dalla galera, in  permesso di lavoro dalle 8.00 alle 21.00 di ogni giorno, mentre nel weekend non ha  restrizioni di sorta.

Le notizie  che dominano la scena e interessano l’opinione pubblica sono ben altre, la politica, il  trash estremo e altre vicende a forti tinte… quando invece si dovrebbe prestare la massima attenzione ad eventi come questo, dove è la legge stessa a permettere iniquità che offendono  e umiliano le vittime e i loro parenti e umiliano e offendono i cittadini  che ancora credono nella giustizia.

E’ irrisoria la pena che, sempre questo signore dovrebbe scontare, quattordici anni soltanto,  rispetto alla gravità del reato commesso, un omicidio, quando alla guida di una Porsche imbottita di cocaina travolse e uccise il giovane poliziotto. Ma, soprattutto, è insultante che una simile irrisoria pena sia ulteriormente addolcita da un regime di semilibertà, praticamente per l’intera giornata, e piena libertà di movimento nella fine settimana, sacra anche per i delinquenti, evidentemente, secondo  i giudici che simili concessioni hanno fatto. Ma i giudici, che certo non sempre sono infallibili ed equi, hanno anche l’alibi di applicare leggi assolutamente inique, lontane dal concetto di giustizia, leggi inadeguate e pericolose, caricature di leggi, leggi che premiano anzichè punire e che favoriscono e consentono altri reati, minando ulteriormente la sicurezza dei cittadini, dato che chi sta scontando una pena, come Michele D’Ambrosio, se ne può andare indisturbato a fare rapine, armato  nientemeno che di una Beretta calibro 9.

Altro che “”percezione”” d’insicurezza…

 

 

 

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