Iran, una nazione in bilico tra modernità ed integralismo

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L’Iran, potenza di primissimo piano nell’area geopolitica mediorientale, non rinuncia alle sue ambizioni atomiche e rimane in cima alla lista nera degli stati canaglia del presidente George Bush.

Andiamo a vedere i tanti paradossi della situazione iraniana attraverso le tappe storiche che hanno portato all’esplosiva situazione odierna.

 

Fin dall’inizio del suo mandato nell’agosto 2005, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad si è fatto apertamente alfiere di un rinnovato antiamericanismo ed integralismo islamico sciita. Non passa infatti giorno senza che Ahmadinejad non lanci nuove provocazioni agli Stati Uniti e all’ONU , continuando a perseverare nella ferma intenzione di non voler abbandonare il programma atomico che potrebbe portare Tehran ad essere presto un nuovo membro del club atomico, con tutte gravissime conseguenze geopolitiche che questa nuova situazione apporterebbe all’ordine internazionale.

Tutta la storia dell’Iran contemporaneo può essere considerata lo specchio di quello che che l’Iran è oggi: un paese dove modernità e tradizione, sviluppo ed oscurantismo sono in lotta.

Già il regno dell’ultimo Scià Mohammad Reza Pahlevi inizato nel 1941 mostrò questi aspetti paradossali che avrebbero accompagnato la storia iraniana, lo Scià infatti attuò riforme per procedere ad una modernizzazione forzata dello Stato e della nazione, ed il grande peso della produzione petrolifera del suo paese lo fecero diventare de facto un preziosissimo alleato del blocco occidentale durante la guerra fredda. La sua stessa ascesa al “Trono del Pavone” a soli 22 anni fu incoraggiata dagli anglo-americani e dai sovietici  che temevano che la Persia potesse facilmente divenire un alleato della Germania nazista a causa delle forti simpatie di suo padre per questa, che fu per questo motivo costretto all’esilio.

Nel 1951 divenne primo ministro Mohammed Mossadeq il quale entrò in forte contrasto con lo Scià per questioni di politica economica. Nel 1952 il Parlamento accettò una legge di Mossadeq, contro il volere dello scià, ma che infine la promulgò senza avvalersi del suo diritto di veto. Mohammad Reza Pahlavi entrò sempre più in rotta di collisione col suo primo ministro, che con la legge del 1952 aveva sfavorito gli Stati Uniti sul piano economico. Nel 1953 Mossadeq costrinse lo Scià a lasciare il paese dopo aver nazionalizzato l’industria petrolifera, ma questi con un contro-colpo di Stato appoggiato dei servizi segreti statunitensi e britannici. Mossadeq fu rovesciato, Lo Scià sospese le garanzie costituzionali e assunse i pieni poteri. Da quel momento la politica dello Scià fu da un lato caratterizzata dal forte accentramento del potere e di controllo delle opposizioni, mentre dall’altro attuo la così detta “Rivoluzione Bianca”, una sorta di riforma agraria che aveva come scopo quello di procedere alla modernizzazione nazionale attraverso l’esproprio di terre e di beni della gerarchia ecclesiastica sciita. Questo gli procurò l’inimicizia eterna del clero islamico che tentò più volte di deporlo e di attentare alla sua stessa vita. La rivolta esplose nel 1978,  e questa volta il clero sciita ottenne l’appoggio dell’esercito riuscendo così a rovesciare lo Scià. L’Ayatollah Ruhollah Khomeini ritornò trionfalmente a Tehran dopo un lungo  esilio all’estero e fu acclamato a supremo leader spirituale della Rivoluzione Islamica oramai inevitabilmente iniziata. Questa rivoluzione combinava elementi di modernità , quali nazionalismo, populismo e massiccia mobilitazione delle masse ad aspetti di esasperato integralismo islamico, oscurantismo ed antiamericanismo. Ulteriore e significativo aspetto paradossale fu la forte partecipazione femminile alla Rivoluzione Islamica, , il tanto famigerato chador, considerato oggi da molti simbolo di sottomissione della donna, divenne allora una bandiera di emancipazione sociale e di partecipazione politica femminile.La Rivoluzione , che ebbe nuova linfa vitale dalla sanguinosa guerra con l’Iraq, procedette alla creazione di un regime teocratico e ad una totale cancellazione di ogni aspetto di laicità nel paese e ad una epurazione di qualunque aspetto occidentale nella vita della nazione iraniana.La politica estera di Khomeini e del suo suo successore Khamenei furono all’insegna dell’antiamericanismo più esasperato fin dal primo momento del suo potere, e la crisi degli ostaggi nell’ambasciata americana di Tehrean all’indomani della Rivoluzioe ne fu la prova. La morte di Khomeini nel 1989 non provocò nessuna sostanziale apertura del regime. Con  l’elezione di Mahmoud Ahmadinejad nel 2005 si è aperto un nuovo tumltuoso capitolo nella storia dell’Iran, molti infatti credevano che proprio da quelle elezioni potesse emergere un leader capace di traghettare l’Iran fuori dall’isolamento internazionale e dal regime teocratico ma l’esito è stato l’esatto contrario.Ahmadinejad è una figura politica per molti versi ancora misteriosa: di lui conosciamo bene solo l’aspetto dimesso e l’abbigliamento sciatto e liso , che potrebbe non essere un caso ma anzi il frutto di un precisa strategia d’immagine, quella dell’uomo anonimo e grigio di modeste origini che riesce a divenire prima docente universitario, poi sindaco di Teheran , poi presidente della Repubblica Islamica dell’Iran e a rinnovare la sfida al nemico americano e di riflesso a tutto l’Occidente. Ma non sappiamo quale sia la sua reale caratura politica, secondo diversi analisti, sarebbe infatti molto pericoloso proprio per la sua modestissima levatura intellettuale, a detta di questi analisti Ahmadinejad sarebbe un leader totalmente incompetente sotto qualunque aspetto di governo, dall’economia, al diritto, alla diplomazia.  Secondo altri analisti la sua scarsa preparazione sarebbe congeniale  ai veri centri di potere che oggi dominano l
’Iran e lo
avrebbero sostenuto nell’elezione (fortemente manipolata) a presidente: il Consiglio della Rivoluzione ed il Leader Supremo l’Ayatollah Ali Khamenei , nella mani dei quali Ahmadinejad sarebbe solamente un burattino.

L’Iran odierno è una nazione soggiogata da un governo dispotico ed illiberale e da una teocrazia fondamentalista e cieca, ma nell’Iran di oggi vi è però una forte partecipazione delle masse alla vita politica ed un forte consenso della popolazione al regime , l’economia sta galoppando e i tentativi di embargo sembrano non riuscire a frenare il decollo industriale. Tra le sue mille e mille contraddizioni , l’Iran si ritrova ad essere la nazione demograficamente più giovane del mondo, ad avere un ottimo sistema scolastico ed universitario ed al contempo una censura dei mezzi di comunicazione estremamente serrata, ad esportare ricercatori e scienziati e a vivere in una condizione di controllo minuzioso di ogni aspetto sociale. L’Iran dunque, vive oggi nella paradossalità delle sue due anime che hanno accompagnato la sua storia, l’una alla ricerca della modernità e dello sviluppo e l’altra nelle tenebre dell’integralismo più feroce, due anime che forse non potranno continuare a convivere a lungo e che potrebbero entrare presto in un terribile attrito tra loro.

 

 

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