Ipertermia oncologica questa sconosciuta

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Un aiuto non disponibile per i malati di cancro in Emilia-Romagna terra delle eccellenze mediche

L’ipertermia oncologica è una terapia di supporto per i malati di cancro.

Quasi nessuno pare conoscerla in Emilia-Romagna, ma non è una cura da stregoni: è infatti riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale ed è riportata nel Nomenclatore Sanitario col codice 99.85.

Essa consiste nel riscaldare i tessuti malati attraverso onde elettromagnetiche e dev’essere intesa come terapia coadiuvante dei trattamenti chemio e radioterapici tradizionali, oltre ad essere indicata prima degli interventi chirurgici per l’asportazione dei tumori.

Non ha in genere controindicazioni, è ben tollerata e sfrutta il principio, che pare fosse noto già agli antichi Egizi, secondo cui le cellule ammalate, se portate a temperature intorno ai 42°-43° tendono a morire, mentre quelle sane no.

L’attività di chemioterapici e radiazioni radioterapiche è facilitata e le reazioni biochimiche alla base del loro funzionamento sono potenziate dal trattamento col calore.

Inoltre l’ipertermia colpisce cellule neoplastiche differenti da quelle che ci si prefigge di distruggere con chemio e radioterapia.

Da molti anni l’ipertermia è praticata in varie regioni italiane in centri privati, ospedalieri e convenzionati: tanti malati ne hanno sperimentato gli effetti positivi.

In Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Puglia, perfino in quella Campania alla quale abbiamo smaltito i rifiuti perché non attrezzata per farlo da se’, i malati di cancro possono contare su strutture dove poter sottoporsi a questa terapia coadiuvante.

In Emilia-Romagna, e a Modena in particolare invece, tante volte citate per l’eccellenza delle strutture sanitarie, in cui si arrivano a spendere 12 milioni di euro in pochi anni per dare assistenza sanitaria ai clandestini, i nostri malati di tumore non possono contare su nessun centro di ipertermia.

Non solo non si riesce ad acquistare una macchina da 200.000 euro, infatti: spesso tale terapia pare venga nascosta ai pazienti (o ignorata) da medici evidentemente troppo poco informati per ritenerla efficace.

Tutto ciò ha dell’incredibile in una regione all’8° posto in Italia per pressione fiscale e in cui sono stati spesi 12 MLN di euro in sei anni per dare assistenza sanitaria a clandestini: appare doveroso fornire anche ai nostri malati di cancro, che spesso non possono sostenere spostamenti per recarsi in altre regioni, o che non riescono a reggere i costi della terapia ipertermica presso centri privati, questa possibilità.

E pensare che sarebbe sufficiente, a Modena, utilizzare i fondi raccolti dall’Associazione Angela Serra, magari integrandoli con una donazione di qualche Ente o imprenditore generoso.

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