Io, molto favorevole

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Chiamateli Dico, chiamateli Pacs, ma il dibattito sui diritti alle coppie di fatto ha ripreso improvvisamente quota. Abbiamo avvicinato Valeria Smerieri, modenese, vive con il compagno da tre anni, ed è incinta.

Valeria favorevole e contraria ai Dico?

 

Favorevolissima. Ho letto i passaggi salienti del decreto legge e posso dire di ritenermi ampiamente soddisfatta. Vengono riconosciuti quei diritti che fino ad ora ci sono stati negati, e mi riferisco all’assistenza in caso di malattia o ricovero dell’altro convivente, alla possibilità di prendere decisioni in materia di assistenza sanitaria o in caso di morte, alla riduzione dell’imposizione fiscale in caso di successione testamentaria – sono immediatamente esercitabili; altri diritti – la possibilità di successione legittima, le agevolazioni in materia di lavoro o la possibilità di subentro nel contratto di locazione in caso di morte o di cessazione della convivenza – sono invece legati ad una durata minima, variamente determinata.

 

Tu sei sposata?

 

No, convivo con il mio compagno da tre anni, ci dividiamo le spese familiari, siamo a tutti gli effetti una coppia di fatto. Oltretutto sono in cinta e vorrei capire i motivi per cui una parificazione non può essere possibile. Non siamo diversi dalle famiglie che si sposano davanti a Dio, non vorrete mica dirmi che solo perché c’è un contratto depositato in Chiesa allora loro sono diversi da me.

 

La critica principale alle coppie di fatto è che minano la certezza della famiglia.

 

Ma non scherziamo. Le separazione anche tra le coppie sposate sono in netto aumento, la famiglia, come viene indicata dagli anti-Dico, ormai è minata già di per sé. Non ci sono differenze sostanziali. Io amo il mio compagno, la nostra speranza è di poter stare insieme per tutta la vita, altrimenti non avremmo neanche deciso di fare un figlio. Ma per quale logica se uno dei due sta male l’altro non ha alcun diritto di scegliere per la sua vita? Perché io non posso detrarre le tasse se ho un famigliare a carico?

 

La vera discriminante sembrano però essere le coppie gay.

 

Bisogna capirci: il mondo viaggia a velocità doppia rispetto a quello che continuano a credere tanti politici nostrani. Questa evoluzione non si può fermare, è inutile continuare ad accanirsi contro i gay. Il salto culturale è già stato fatto, ormai chi è omosessuale non si vergogna più ad ammetterlo e allora è doveroso e giusto prenderne coscienza. Non sono coppie a tutti gli effetti perché non possono avere figli, ma hanno la nostra stessa dignità e allora dico, scusate la battuta, che io mi sento al loro fianco in questa battaglia per il riconoscimento dei nostri diritti. Poi mi troverei più in difficoltà ad accettare che possano adottare dei bambini perché anche io sono per la composizione famigliare classica, (madre padre figlio) ma è altrettanto vero che ho conosciuto coppie omosessuali che vivono con i figli nati dalle precedenti relazioni eterosessuali e a loro non possono negare la dignità di essere genitori. Certo però che bisogna essere bravi a spiegare ai bambini perché vivono in una casa con due donne o con due uomini e soprattutto bisogna essere bravi a non far pesare ai figli questa situazione.

 

E a coloro che osteggiano questa legge cosa ti senti di dire?

 

Di pensarci bene. Di incontrare persone normali che hanno però scelto di non sposarsi, ma che hanno la stessa coscienza della famiglia. Magari così facendo potrebbero aprire gli occhi e capire che i Dico non sono il vero problema dell’Italia. Parlo per paradossi, ma sarei curiosa di vedere Mastella, ad esempio, con un figlio che convive. ma che decide di non sposarsi. Come reagirebbe? Sarebbe ancora così contro? Non credo.

 

 

 

 

 

 

 

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