Intervista (im)possibile sui divorziati di serie V[1]e B[2]

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Mi è giunta la lettera di una lettrice, intitolata “Una domandina”. In realtà la lettera è stata indirizzata al Conte Ugolino della Gherardesca, tuttavia la Redazione, suppongo a causa della ben nota, ancestrale avversione del Conte Ugolino per gli Arcivescovi, ha ritenuto più opportuno che a rispondere fossi io.

La lettera, mi perdonerà l’Autrice (che chiamerò con il nome di fantasia di Giorgia) se non riporto interamente lo scritto, esprime un profondo disagio spirituale e pone una delicata questione:

“Caro Ugolino,

… spero perciò che potrai aiutarmi a risolvere un dubbio che mi è sorto recentemente, andando a sommarsi agli altri di analogo tenore che covo da tempo.

Molte  cose sono cambiate nella Chiesa dai tempi in cui frequentavo la mia scuoletta di suore e mi insegnavano, fra le altre cose, che la verginità è un valore assoluto, che i rapporti pre-matrimoniali sono proibiti, che il sacramento del matrimonio è sacro …

L’ultima spallata alla già barcollante opinione che in questi anni sono andata maturando riguardo alla Chiesa di Roma, giunge dalla morte di Pavarotti …

Come mi spieghi che un divorziato (divorziato! che ha piantato in asso moglie e tre figli!) ha la camera ardente nel duomo di Modena (non andava bene il Municipio, per dirne una?) nonché solennissimi funerali in chiesa!!! con tanto di Vescovo e stuolo di sacerdoti a officiare!!

Ma ai divorziati, se risposati e, quindi, ai fini delle dottrina, conviventi  more uxorio, una volta, quand’anche ammessi alle funzioni, non era negata persino la Comunione? O questo valeva e vale soltanto per i poveri bamba, e la Chiesa, come sempre, segue l’onda e compiace i potenti?

Ma …  e la coerenza? E l’umiltà? Valgono sempre solo per gli altri?

Beh, ti leggerei molto volentieri al proposito, se e quando avrai voglia di rispondere.

Se questa voglia non ce l’hai, non fa nulla, davvero, non è poi così importante.”

 

Cara Giorgia, tralasciamo per il momento la questione della verginità e dai rapporti pre-matrimoniali che ci porterebbe probabilmente fuori dal seminato, e veniamo al tema dei funerali al Maestro Pavarotti.

Premetto, a puro titolo di precisazione per chi non lo ricordasse, che il funerale non è un Sacramento, non sancisce la salvezza quando è celebrato in Chiesa, non condanna alla perdizione quando non lo è: solo Dio sa leggere nell’animo dell’uomo e può giudicare. Da tempo Santa Madre Chiesa non rifiuta il funerale a nessuno, nemmeno al suicida (cui un tempo era negato), per il semplice motivo che nessuno può sapere ciò che accade nell’animo dello sventurato fra il ponte e l’acqua …

(Va da sé invece che il funerale non è celebrato in Chiesa quando il de cuius ha manifestato fino all’ultimo la volontà di non gradirlo, ha espresso a gran voce la propria avversione ed il proprio rifiuto per Dio, i Suoi Comandamenti e la Sua Chiesa. Sarebbe un’inaccettabile distorsione della volontà dichiarata ed espressa del de cuius, non Le pare?)

Ciò detto, veniamo alla vexata quaestio.

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“Perché, benedetta figliuola, si è fermata alla scuoletta delle suore?

Ma sì,  il matrimonio è un Sacramento, viene celebrato davanti all’Altare chiamando Dio a testimone, ma queste son cose da catechismo immaturo. Dev’essere indissolubile? È vero, si dice che sia indissolubile, ma dipende da tanti fattori, non ultimo dall’importanza dei soggetti, dalla risonanza che hanno.

Consideri per esempio la vicenda di Enrico VIII, sovrano inglese Re d’Inghilterra e Signore d’Irlanda, sposatosi sei volte: quello scisma del XVI secolo, che diede origine all’Anglicana Ecclesia, si sarebbe potuto evitare con un po’ più di oculata maturità, con un cattolicesimo più aperto, più adulto; anche se si dice che il monarca inglese non avesse una bella voce, anzi, che fosse stonato come una campana rotta.

I tempi cambiano e cambia il contesto socio-culturale, quindi, se non si vuol rischiare di svuotare le chiese e di smarrire le pecorelle cristiane, bisogna stare al passo con i tempi, bisogna aprirsi ai mutamenti e al dialogo, figliuola cara: è lo spirito del Concilio Vaticano Secondo.

E poi occorre tenere conto delle diverse situazioni. Ad esempio, se si fosse trattato di un Tizio[3] Qualsiasi[4] , divorziato e risposato, sconosciuto, magari anche stonato, crede Lei che sarebbe accaduta la stessa cosa? Ma certo che no! La camera ardente in chiesa, avrebbe potuto disorientare le anime semplici e immature, ancora abbarbicate sia al catechismo giovanile sia a quella frase, così poco politically correct, che dice di “l’uomo non osi separare ciò che …” .

Senza contare che per il Tizio Qualsiasi, divorziato e risposato, non si sarebbe mosso nessuno, se non i parenti e gli stretti amici: nessuna Personalità di rilievo, neppure un Sottoministro, neppure Tele-Fragola.

Quindi, in tal frangente, avremmo[5] celebrato un normale funerale (quello non si nega mai), ma senza neppur farci[6] sfiorare dal pensiero della camera ardente in chiesa e, men che meno, in Duomo.

All’avvenimento in questione, invece, hanno partecipato Personalità di massimo rilievo: il Capo dello Stato, il Capo del Governo e poi i Ministri, il Sindaco e le altre Autorità civili e militari, Cantanti, Attori, persino le Frecce Tricolori in cielo. Buona parte di costoro non si è neppure fatta il segno della Croce, ma che importa? In fondo si tratta di pura esteriorità: il Santissimo ognuno lo saluta come crede, anche chiamandolo con il cellulare.

E le Reti televisive italiane e straniere? Le vuole considerare le Reti televisive? Come avrebbero potuto documentare e trasmettere tutto se ci fossimo limitati al solo funerale? C’era anche il problema delle differenze di orario determinate dai fusi: come avrebbero potuto vederci e seguirci negli USA e nel resto del mondo? Invece, con la camera ardente in Duomo, perdurata ventiquattrore, tutti hanno avuto la possibilità di farsi vedere, di mostrarsi, di dire qualcosa al mondo intero. Perché, cara Giorgia, tutto il mondo ha assistito all’evento, e giornali e riviste ne parleranno ancora per molto tempo. E tutto ciò ha la sua notevole importanza. Molto più di quanta non ne abbia la faccenda del divorzio e del nuovo matrimonio.

Per finire, Giorgia cara, Lei ricorda “l’umiltà” e “la coerenza”: mentre l’umiltà va sempre bene, soprattutto se a doverla praticare sono le persone giuste ed oneste come Lei, sulla coerenza il discorso si farebbe più complesso, articolato. C’è sempre il rischio di scivolare nell’assolutismo, nell’integralismo, nell’ottusità, nell’infantilismo.

Noi[7] non crediamo ch
e la coerenza sia una strada da seguire sempre, anzi, pensiamo che vada praticata con molta parsimonia.

Con paterna benevolenza, oltre ad impartirLe la nostra[8] benedizione, Le rinnoviamo[9]  l’invito a praticare l’umiltà, ma, soprattutto, a crescere e a maturare.

Cresca Giorgia, cresca e divenga anche Lei una cattolica adulta.”

 

Ritengo, con un po’ di azzardo e di fantasia, che questo più o meno, Le avrebbe risposto l’Arcivescovo di Modena, se Lei, Giorgia, avesse avuto la possibilità di porre a Sua Eccellenza la domandina che ha posto a me.

Non credo di poter condividere ciò che (lo ripeto: con molto azzardo), ho attribuito al pensiero di Sua Eccellenza.

Io Le avrei risposto in modo diverso, ma io sono solo un povero curato di campagna. Appartengo ad un’altra diocesi e ad un’altra epoca.

Rimanga com’è Giorgia, e conservi come un tesoro in uno scrigno gli insegnamenti della Sua adolescenza.

Mi creda, sono immutabili .

 



 

[1] V = VIP : Very Important Person

[2]  B = Bamba : persona sciocca, rimbambita. Voce onomatopeica settentrionale. D.I.R.

[3] Nome

[4] Cognome

[5] Plurale majestatis

[6] Plurale majestatis

[7] Plurale majestatis

[8] Plurale majestatis

[9] Plurale majestatis

 

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