Intervista al Presidente del Consiglio Comunale di Modena, Ennio Cottafavi

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Ci sono amministratori che ancora devono impadronirsi degli strumenti del “mestiere” - Il Volontariato gode sostanzialmente di buona salute – è necessario un salto di qualità nelle strategie da mettere in campo perché le nostre imprese possano rispondere positivamente ai continui e repentini mutamenti delle condizioni di mercato.

1. Cottafavi, il suo ottimismo è noto. Ma come giudica l’azione non certo spumeggiante dei primi quindici mesi di nuovo governo cittadino? Dobbiamo cominciare a preoccuparci?
 
Dipende da che punto di vista consideriamo l’azione governativa, che nel suo insieme ha comunque ampi margini di miglioramento; non si può certo negare che ci sia stato dinamismo sul fronte di alcune politiche, come quelle urbanistiche o della mobilità ma è altrettanto evidente come ci siano amministratori che ancora devono impadronirsi degli strumenti del “mestiere”.
 
2. Insisto: che cosa impedisce, a suo avviso, a questa maggioranza, di esprimere un’idea, un orizzonte forte di città? Questione di amalgama o carenza di progettualità?
 
È fuori di dubbio come il maggior numero di forze politiche in seno alla maggioranza abbia creato qualche problema di coesione, nonché frizioni sul piano politico. Resto peraltro dell’idea che in questi mesi la Giunta abbia messo in campo uno sforzo programmatorio, che dovrà necessariamente essere tradotto in proposte di azioni ed interventi al fine di riuscire a costruire un progetto di respiro per la nostra città.
 
3. A proposito di idee, che ne è del progetto Cittanova 2000? Lei che tanto si è speso per una originale trasformazione del comparto, come giudica l’ipotesi, rimbalzata recentemente sui mass media, di farne un’area commerciale?
 
L’area evidentemente ha anche una vocazione commerciale e la sua rifunzionalizzazione dovrebbe dunque rispondere anche a questa esigenza. Una destinazione esclusivamente commerciale è peraltro la soluzione più semplice. Cittanova 2000 nasceva dalla consapevolezza che la nostra economia ha sempre più bisogno di ricerca ed innovazione e quel progetto avrebbe dovuto svolgere un ruolo di forte traino nel rilancio delle produzioni locali.
 
4. Il suo impegno non è solo in politica. Recentemente è stato eletto Presidente dell’Avis: qual è lo stato di salute del Volontariato modenese?
 
Il Volontariato gode sostanzialmente di buona salute, anche se vedo sempre più la necessità che le attività svolte dalle Associazioni siano più efficacemente messe in rete ed in sinergia con quelle poste in essere da altri mondi.
 
5. Il Terzo Settore, anche nella nostra città, è in effetti ricco di tantissime esperienze. Non è forse ora di chiedersi come razionalizzare l’azione pubblica in questo settore anche al fine di evitare una inutile parcellizzazione di interventi?
 
Sono perfettamente d’accordo e credo non manchino gli spazi per poter intervenire; penso in particolare al Piano per la Salute, che dovrà sempre più assumere la veste di strumento selettivo e piano regolatore degli interventi.
 
6. Veniamo ad EnerBlu, società modenese di cui Lei è Amministratore Delegato, costruttrice di un’auto elettrica: quale scommessa vi prefiggete?
 
Quello di offrire una possibilità per ripensare gli attuali modelli di mobilità ed affrontare in chiave innovativa ed ecosostenibile i problemi legati alla congestione, all’inquinamento conseguenti l’uso sempre più massiccio e sregolato di auto.
 
7. Dal suo osservatorio considera che il nostro tessuto economico-produttivo sia sufficientemente attrezzato per affrontare le sfide sempre più pressanti dell’economia globale?
 
Fino a qualche anno fa l’economia locale, attraverso la sua organizzazione a distretti, ha risposto egregiamente alle sfide del mercato. Ora però la competizione si è fatta più serrata e difficile e ciò impone un salto di qualità nelle strategie da mettere in campo perché le nostre imprese possano rispondere positivamente ai continui e repentini mutamenti delle condizioni di mercato. Penso in particolare a politiche che incentivino l’aggregazione tra imprese, visto che è evidente come le ridotte dimensioni delle nostre imprese costituiscono un freno per l’internazionalizzazione e per l’accesso alle nuove tecnologie.
 
8. Converrà dunque rispetto al fatto che per sostenere l’innovazione tecnologica delle imprese modenesi ci vuole altro rispetto al salvataggio mascherato da rifinanziamento di una struttura come Democenter…..
 
Sono d’accordo che ci voglia altro per accelerare il processo di innovazione teconologica delle nostre imprese. Credo peraltro che non vada sottovalutata l’opportunità di rafforzare il ruolo dei centri per l’innovazione e quindi riconosco come l’accorpamento tra ex Sipe e Democenter abbia delle grandi potenzialità e sia dunque una opportunità importante che il territorio non deve sprecare.

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