Inno polacco nato a Reggio Emilia

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Aneliti di libertà e di riscatto dalle dominazioni straniere percorrono l’europa e trovano terreno fertile anche sul suolo italico ancora diviso in tanti piccoli stati. Articolo di Giulia Manzini giornalista pubblicista

Nacque a Reggio l’attuale inno della Polonia. Pochi forse lo sanno. Mentre infatti nell’Italia del nord hanno luogo le travolgenti vittorie militari di Napoleone Bonaparte su Piemontesi e Austriaci, i patrioti polacchi (dispersi a migliaia in Europa dopo la fallita insurrezione del 1794 guidata da Tadeusz Kosciuszko contro gli eserciti russi) si batterono per la libertà della loro patria tessendo in Italia le fila del loro primo Risorgimento .  Tantissimi furono infatti i patrioti polacchi rinchiusi nelle fortezze francesi poiché caduti prigionieri durante le battaglie vinte dall’esercito del Direttorio contro l’esercito austriaco dove combatterono numerosi reparti  militari reclutati laddove la Polonia era assoggettata alla dominazione viennese.  Così il patriota Josef Wybicki esule a Parigi, assieme a numerosi compatrioti, propose alle autorità francesi la costituzione di un corpo militare di polacchi che, sotto gli ordini del generale polacco Dombrowski, avrebbe combattuto in Italia la battaglia di liberazione dagli stati assolutistici al seguito di Napoleone Bonaparte. Fu così stipulato un accordo il 9 gennaio 1797 in virtù del quale i corpi militari Polacchi costituiti in Lombardia poterono fregiarsi del titolo di “Legioni polacche ausiliarie della Lombardia”.

I militari polacchi indossarono controspalline con la scritta “Gli uomini liberi sono fratelli” e tanto gli ufficiali quanto i soldati portarono appuntata sul petto la coccarda francese, simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità. Grazie poi all’appello rivolto il 20 gennaio 1797 da Dombrowski ai propri connazionali, dalla Polonia, dalla Francia e da altri paesi europei, corsero ad arruolarsi nelle Legioni polacche settemila uomini che combatteranno la loro battaglia con onore e grande spirito di sacrificio. E, proprio in Italia, infatti ebbe luogo un eccezionale avvenimento che resterà per sempre  legato alla causa nazionale polacca. Infatti, nel luglio 1797, il fervente patriota Wybicki (1747 – 1822), inquadrato col grado di tenente di cavalleria nei reparti polacchi stanziati a Reggio Emilia, compose una mazurka in onore dei suoi connazionali caduti in battaglia. La canzone di Wybicki, conosciuta in seguito come “mazurca di Dombrowski” riscontrò un enorme successo al punto da diventare l’inno delle Legioni polacche in Italia. Nel 1926 infine fu adottata ufficialmente come inno nazionale polacco. Un inno adottato anche dal sindacato autonomo polacco di matrice cattolica anticomunista “Solidarnosc”.

Ecco la prima strofa dell’inno.

 “La Polonia non è ancor morta,

  finché noi viviamo

 ciò che ci tolse la forza straniera,

 riprenderemo con la spada,

 marciamo Dombrowski,

 marciamo dalla terra italiana alla terra polacca”.

 

Anche nell’Inno di Mameli nell’ultima strofa leggiamo:

 

“Son giunchi che piegano le spade vendute;

  già l’aquila d’Austria le penne ha perdute.

  Il sangue d’Italia, il sangue polacco bevé col cosacco, ma il cor le bruciò,

  stringiamoci a coorte!

  Siam pronti alla morte,

  L’Italia chiamò.

 

Una strofa dove Mameli ricorda le angherie commesse dall’Austria contro gli italiani e contro i polacchi che, idealmente affratellati, lottarono per conseguire l’agognata indipendenza nazionale.

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