Influencer in maschera

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Sarebbe interessante bussare alla porta di ogni pubblica istituzione e domandare quale strategia adotti per raggiungere i giovani. O se almeno si sia posta il problema. Se vogliamo andare fino in fondo, dovremmo domandarci come sia possibile avere (e)ducato giovani che non sentono il dovere e il diritto di rapportarsi con le istituzioni, ma credono di più ai web influencer.

 


Il primo ministro Giuseppe Conte invita il cantante Fedez e l’influencer Chiara Ferragni (questa estate anche cantante da hit parade con Baby K) a sensibilizzare i giovani sull’utilizzo della mascherina.

Non poteva scegliere una strada di comunicazione più efficace: la Ferragni su Instagran ha oltre 21 milioni di follower e suo marito Fedez 11.  Già nel 1956 Elivis Presley, con risultati sorprendenti, si fece vaccinare in diretta televisiva per convincere gli statunitensi a tutelarsi contro la poliomielite.

Però.

Ed è un però che non riguarda i Ferragnez, impegnati sul fronte del coronavirus già dalla primavera, quando in pochi giorni sono stati capaci di raccogliere 4 milioni di euro da destinare a un nuovo reparto di terapia intensiva del San Raffaele di Milano.

E’ un però che dovrebbe mettere in guardia il governo e le istituzioni nazionali e locali, compresi i comuni, che hanno dimostrato di non avere alcun canale aperto di comunicazione con i giovani. Vale per questa emergenza, come vale per ogni necessità di incontro e confronto con la parte più importante della popolazione, quella del futuro.

Sarebbe interessante bussare alla porta di ogni pubblica istituzione e domandare quale strategia adotti per raggiungere i giovani. O se almeno si sia posta il problema.

Doversi affidare agli influencer significa dare un valore ancora maggiore al loro ruolo. Lo si fa giustamente per invitare ad usare le mascherine, ma, senza volerlo, si affida loro una autorevolezza che vale per qualsiasi altra cosa loro decideranno di sostenere.

Fino ad oggi erano i media a svolgere il ruolo di collegamento con la gente; lo hanno fatto non sempre bene, coccolando gli inserzionisti pubblicitari più che i propri lettori-ascoltatori, ma erano e sono sottoposti a specifiche regole deontologiche e di legge. Gli influencer no.

Conte ha chiesto loro una mano e l’ha avuta, ma attenti ad aprire quella porta. Insieme alla mascherina, la Ferragni ci vende il suo mondo fasullo e ben finanziato dal mercato.

Se vogliamo andare fino in fondo, dovremmo domandarci come sia possibile avere (e)ducato giovani che non sentono il dovere e il diritto di rapportarsi con le istituzioni, ma credono di più ai web influencer.

 

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