Inferno, girone dei “faccia di bronzo”

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""Non sarò scomunicata per questo,spero,ma Paolo e Francesca, soprattutto quest’ultima, colpevole solo d’aver profondamente amato, mi fanno più tenerezza che orrore… quell’orrore che i traditori, gli ipocriti, gli assassini, invece, mi fanno, eccome."" Articolo di A.Z.


Ho una visione evidentemente letteraria più che teologica, dell’Inferno, con i gironi danteschi strutturati con gravità di peccato crescente.Non sarò scomunicata per questo, spero, ma ad esempio  Paolo e Francesca, soprattutto quest’ultima, colpevole solo d’aver profondamente amato, mi fanno più tenerezza che orrore… quell’orrore che i traditori, gli ipocriti, gli assassini, invece, mi fanno, eccome.

Per quanto ingenua e infantile, anche se non è proprio campata in aria[1],  tuttavia credo che la mia visione  sia condivisa da molti, dato che il povero Boffo, ad esempio, colpevole di avere un amante, senza apostrofo, è stato costretto a dimettersi; chi di amanti, con apostrofi e registratorini, ne ha molte, no.  Colpa del girone di Boffo, più in basso di quello degli “utilizzatori finali” di mercenarie grazie muliebri .

Mi scuserà Marrazzo, del quale poco m’interessa, se ora  parlo di lui, ma la virtù del riserbo pare gli sia sconosciuta e sta facendo di tutto per attirare su di sé l’attenzione. Per questo motivo,  e non per altro, non saprei dove collocarlo in un eventuale Inferno. Direi che potrebbe, a pieno titolo, figurare in un girone aggiuntivo, quello dei “faccia di bronzo”.

Già,  perché ha mostrato di esserlo notevolmente, faccia di bronzo, con la sua prima  sdegnata reazione, respingendo ogni accusa, bollando tutto come bufala, accusando tutti, di ricatti, di furti, addirittura di aver collocato a bella posta  della cocaina accanto alla sua tessera di governatore…quando poi,  in capo a un paio di giorni, erano arrivate le sue  ammissioni, su tutto. Poi, con il passare dei giorni e delle settimane, la telecronaca, via via più nutrita, delle sue imprese in quel di via Gradoli. Non c’era crisi economica, pandemia, o zuffa politica, o inondazione, che tenesse… si doveva parlare in prima notizia di Marrazzo, dei suoi video, che  lo vedevano, consenziente, immortalato con i suoi scelti amichetti, della cocaina che comprava senza badare a spese, dei favori sessuali che, altrettanto profumatamente, pagava, dell’auto blu, parcheggiata un isolato più in là, per mantenere il segreto, anche se era un segreto di Pulcinella, sui suoi incontri in orario d’ufficio con i trans. (E dire che agli statali qualsiasi  il ministro Brunetta toglierebbe volentieri la pausa caffè, la pausa pranzo, se potesse anche qualche funzione fisiologica troppo frequente… ma questa è un’altra storia). Tutto ciò aveva  messo a dura prova l’apparato digerente di tutti, alle due estremità.

Quando, con la morte del trans Brenda, questa farsa è diventata tragedia, pensavamo di essere arrivati alla fossa delle Marianne ormai. Speravamo nel suo silenzio, nella dignità di chi, ammessi  i suoi errori, magari un po’ troppo platealmente, poi si ritira. Anche questo un po’ troppo teatralmente, in un convento; ma poi, basta, basta col clamore, basta con le luci dei riflettori.

Iniziava per lui il  tempo dedicato solo alla riflessione, al faticoso risalire della china, a ritrovare sé stesso, etc. Nessuno avrebbe più parlato di lui, per quel diritto all’oblio che è  uno dei sacri  diritti della persona, diritto che  dal più grande giornalista, all’ultimo scribacchino, tutti devono rispettare. Nessuno ha diritto di fare il buffone, irridendo più del consentito chi già sta passando i suoi guai, tantomeno si ha diritto di violare la privacy di chi sceglie di farsi dimenticare.

Ma i ritiri spirituali non dovrebbero essere cosa privata e, appunto, spirituale? E, invece, del suo periodo di ritiro spirituale nell’abbazia benedettina di Cassino, in provincia di Frosinone, si sa tutto. Si sa dei  piccoli lavoretti agricoli, delle lunghe ore dedicate alla preghiera e alla meditazione, dall’alba al tramonto, sulla vita spartana ivi condotta, al pari degli altri confratelli, sulla difficile e faticosa via del pentimento… Roba da far schizzare la glicemia alle più alte vette.

Secondo me ci vuole dignità anche nel fare i propri porci comodi. O meglio, ci dovrebbe essere una dignità. E, invece, per cercare il consenso, per il proprio utile, per tentare di riguadagnare terreno, con i propri elettori e con i propri  spettatori, e via dicendo, c’è chi mette in vetrina, con oscena ostentazione, anche queste cose, con una confessione pubblica e la richiesta di perdono a Dio, con intercessore, “nientepopodimenochè””, il Papa. Non bastava un semplice frate,  che come confessore ha pari dignità del  Papa. No, l’ex governatore, “da cattolico e da padre di famiglia”, come si definisce, ha pensato bene di fare le cose in grande e di  chiedere perdono al  Santo Padre. Ecco, ora manca la Comunione trasmessa a reti unificate, e poi l’operazione di restyling mediatico è completa. Al suo ritorno in TV, quando sarà,  una bella standing ovation non gliela toglie nessuno.

Questo perché voleva essere dimenticato!

E invece si è circondato di  clamore e, dando troppa pubblicità a tutto, anche  di umorismo involontario. Già, immaginarlo in saio, tutto compunto a zappettare nel giardino dei semplici in convento, desta l’ilarità, non si lamenti se lo prenderanno in giro per millenni… sta facendo di tutto per attirare su
di sé l’attenzione, correndo a piazzarsi sotto i riflettori… in qualche modo rivoltando le cose a suo favore, come sanno fare tanto bene i furbi, in questo strano mondo.

Un mondo  in cui  si disprezzano le escort e  non chi utilizza la loro mercanzia,  si disprezzano i drogati qualsiasi e in Parlamento magari ci sono, indisturbati, drogati eccellenti, ci si abbuffa in modo indecente e poi si spendono miliardi per fare diete, la TV ci dice che il peggio  della crisi economica è passato  e poi manda servizi su   fabbriche e imprese che non pagano da mesi i lavoratori, ci spacciano per una sciocchezzuola l’influenza H1N1, e poi ci angosciano con lo stillicidio delle morti quotidiane… E’ il mondo in cui  senza battere ciglio si fa la fila di ore per andare ad un concerto e si  sbuffa spazientiti per qualche minuto di attesa all’ufficio postale, in cui il cittadino civile e solerte fa la raccolta differenziata e poi vede “montagne abusive di polvere vetrosa a due passi dalle abitazioni e dall’autostrada” (cfr. commento Glassdust, polvere di vetro), si regalano cellulari stratosferici agli adolescenti e poi si denuncia il caro-libri scolastici, si biascicano preghiere e si vomitano menzogne e cattiverie addosso al prossimo.

E’ il mondo in cui comunque, definendosi “cattolico e padre di famiglia” chiunque, non solo il povero Marrazzo, mette tutto a posto.

Bello, come mondo.

 


[1] L’ordinamento delle pene, come dice Virgilio nel canto XI, dipende dall’Etica Nicomachea di Aristotele, e prefigura una gerarchia del male basata sull’uso della ragione.

I peccatori più “”vicini”” a Dio e alla luce, posti cioè nei primi più vasti gironi, sono gli incontinenti, quelli cioè che hanno fatto il minor uso della ragione nel peccare. Seguono i violenti, che a loro volta sono stati accecati dalla passione, sebbene a un livello di intelligenza maggiore dei primi. Gli ultimi sono i fraudolenti e i traditori, che hanno invece sapientemente voluto e realizzato il male.

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