Incetta di scarpe sinistre

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Come da tradizione consolidata, in questi  ultimi  giorni  di campagna elettorale i partiti
fanno a gara con le promesse, regalando al popolo mirabolanti prospettive su ciò che
otterrà,  su  ciò che sarà  dato, in caso di vittoria elettorale.

I partiti,  tutti,   con maggiore o  minore ritegno, spudoratamente fanno  incetta di  scarpe sinistre  da regalare agli   elettori ai  quali  viene neppure tanto implicitamente promesso che verrà consegnata la scarpa destra, se saranno stati   bravi, apponendo  la crocetta al posto giusto, sul nome giusto, sul simbolo giusto, il prossimo  25 settembre.
Scoprire, come ha fatto Letta qualche giorno fa,  che gli insegnanti italiani sono quelli  che percepiscono  gli stipendi più bassi in tutta Europa, ad esempio, con la successiva promessa che il primo  suo gesto da premier sarà quello  di adeguare gli  emolumenti a vittoria ottenuta, innegabilmente fa pensare al paio  di scarpe che, una scarpa prima delle elezioni  l’altra scarpa  a risultati ottenuti,  veniva dato in cambio del voto.

Accadeva una vita fa, in un’Italia   sicuramente meno informata, in una società  che è fin troppo  facile definire ingenua e sempliciotta e che forse era soltanto più povera. Che lo  si chiami in un modo o in un altro ,  che virtuosamente si  sostenga di  tenersene lontani…  tutti, invece, ricorrono a una sorta di  voto  di scambio, mascherato di ideologia. In particolare quando il tempo per la campagna elettorale è  brevissimo ( rispetto alla consuetudine) à la guerre comme à la guerre, i partiti devono  attrarre gli elettori, anche ricorrendo a colpi  bassi.

E a volte la “scarpa  sinistra” , per così dire, non è una promessa su ciò che si farà ma è spaventare l’elettore su  ciò che accadrà se vincono  gli avversari, consiste nello sventolare una minaccia… se vince il partito tal dei  tali si verificheranno  situazioni  apocalittiche, paventando  che muteranno disposizioni e leggi, fino allo  squallore di  paventare l’impossibilità di accedere a certe leggi dello  stato, come la 194 che, per quanto non universalmente condivisa per ragioni etiche, qualsiasi partito o compagine è tenuto a far rispettare, come  ogni altra legge dello Stato.

La società si è evoluta  ma, anche ai tempi presenti,   diciamo  che sono portate immancabili  di ogni menù elettorale che si rispetti: tasse  abbassate, rilancio dell’economia, benefici parentali, elargizioni  a categorie  fragili…come sempre, promesse  talvolta assai difficili  da mantenere ma il paio  di  scarpe, per quanto costoso per il Bilancio dello Stato, deve essere ricomposto altrimenti  certi risultati elettorali  se li  sognerebbero alcuni partiti.

Sono cose che si  sanno,  cose che indignano,  cose  che deteriorano ulteriormente l’immagine della politica nella nostra Nazione… Eppure, siamo ancora tutti qui, a votare… praticamente sempre gli  stessisempre gli stessi.

Buona settimana e buona lettura del n. 812 – 509.

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Una risposta

  1. Il voto utile ed intelligente
    Dall’avvento della repubblica ogni campagna elettorale si è basata su promesse , spesso assurde ed irrealizzabili, che però hanno consentito ad alcuni partiti di vincere le elezioni.
    E questo perché si è capito che il voto non viene espresso con piena autonomia di giudizio ma è sempre condizionato da qualcosa, che è sempre l’interesse personale o di bottega e mai dall’interesse pubblico generale.
    Pur di conseguire il meschino obiettivo di un posto di lavoro per un figlio o di una modifica del piano strutturale comunale ( ex Piano Regolatore generale ) finalizzata a trasformare in residenziale un proprio terreno agricolo, si è capaci di cambiare fede politica dalla mattina alla sera. Questo ondivaghismo, forse presente da sempre in Italia, è stato ulteriormente incoraggiato dal crollo del partitismo e delle ideologie avvenuto nei primi anni novanta quando scomparvero dalla geografia politica italiana a causa dei colpi di scure del pool Mani Pulite di Milano tutti i partiti nati nel dopoguerra.
    Ed allora il popolino ha sempre preferito mettersi nelle mani ed accordare fiducia ai politici che facevano promesse mirabolanti, anche se irrealizzabili, ovvero realizzabili ma solo a costo di appesantire in maniera irresponsabile il già pesantissimo debito pubblico italiano.
    E questo perché lor signori hanno capito che ” vulgus vult decipi, ergo decipiatur ” ( il popolo vuole essere ingannato ed allora sia ingannato ).
    Da oltre quaranta anni ormai una fauna politica della peggiore specie ha invaso quasi in massa le aule del parlamento nazionale e dei parlamentini regionali e di tutti i centri di potere anche a livello burocratico.
    La colpa è innanzitutto nostra che continuiamo a votarli consentendo loro di continuare a commettere porcate.
    Da decenni ormai sembra che la soglia di ingresso per poter accedere a cariche parlamentari sia costituito dalla presenza in curriculum di almeno un paio di avvisi di garanzia, di una condanna penale anche non definitiva, e di almeno un paio di reati caduti in prescrizione per decorrenza dei termini a causa di una leggina ad hoc.
    E non è che ci abbiamo guadagnato nel 2018 quando al potere sono arrivati gli scappati di casa, selezionati dalla piattaforma Rousseau della ditta Casaleggio – Grillo in ragione inversamente proporzionale al grado di cultura.
    Costoro hanno ottenuto la maggioranza relativa promettendo di abrogare la povertà e ci hanno regalato il demenziale e diseducativo Reddito di Cittadinanza.
    In pratica un salario senza lavoro. Roba da favola di Pinocchio, forse più fantasiosa.
    E hanno fatto danni quanto e più dei malaffaristi della prima e della seconda repubblica perché tutte le misure da loro adottate si sono tradotte in un pesantissimo ulteriore deficit che grava in maniera pesante sulle spalle dei contribuenti, specie ora che , dopo la crisi economica e quella sanitaria , ci è piovuta addosso anche la crisi energetica ed una svalutazione a doppia cifra da anni ottanta.
    Ho detto recentemente che questa volta, alla mia veneranda età, provo per la prima volta l’irresistibile impulso di non andare a votare perché dalla destra alla sinistra non sento altro che baggianate senza senso .
    Tutti hanno dimenticato che qualsiasi obiettivo politico deve avere copertura politica altrimenti si appesantisce la montagna di debiti in maniera probabilmente irreversibile.
    So però che andrò comunque a votare, pur turandomi il naso, per non lasciare decidere agli altri il futuro di figli e nipoti.
    Ed il mio voto andrà solo a coloro che intendono prodigarsi per la fine del folle conflitto tra Russia ed Ucraina , che proporranno misure sostenibili dal bilancio dello Stato a breve, medio e lungo termine e che affronteranno in maniera intelligente il dramma inarrestabile dei flussi migratori, cercando di coinvolgere l’intera Europa.

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