In prima italiana Aide Memoire con la Kibbutz Contemporary Dance Company

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Va in scena giovedì 26 marzo 2009 alle ore 21 in prima italiana per Danza primavera al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, Aide Memoire interpretato dalla Kibbutz Contemporary Dance Company per la coreografia di Rami Be’er.

La compagnia israeliana torna in Italia dopo Ekodrom presentato a maggio 2005 a Milano, Reggio Emilia e Padova con il titolo considerato il capolavoro del coreografo per maturità espressiva e ricchezza stilistica. Un’opera che ci parla di memoria, in particolare di quella che riporta alla tragedia dell’Olocausto.

 

Filtrata da una magistrale arte del movimento, da una messa in scena astratta e al tempo stesso evocativa, la Shoah non viene descritta dal coreografo israeliano, ma trascritta, richiamata alla mente attraverso la memoria dalle generazioni successive. Uno spettacolo-memorandum, un monito a ricordare gli orrori e gli errori del passato affinché non si ripetano. Tra evocazione e rabbia, commozione e poesia, Rami Be’er vede la danza come un terreno d’azione potente dove esprimere con verità le emozioni per arrivare dritto alla coscienza degli spettatori.

 

Nato in una famiglia di musicisti nel kibbutz di Ga’aton nella Galilea occidentale, vicino al confine settentrionale di Israele, Be’er ha iniziato giovanissimo a studiare violoncello e più tardi la danza con Yehudit Arnon, cecoslovacca sopravvissuta ai campi di concentramento, fondatrice nel 1970 della Kibbutz Contemporary Dance Company. Con la compagnia della Arnon Rami Be’er muove i primi passi come danzatore al termine del servizio militare nel 1980, e subito avvia parallelamente l’attività coreografica. Per la Kibbutz Contemporary Dance Company, che dirige ormai da tredici anni, ha dato alla luce un’impressionante lista di lavori, molti dei quali affrontano con coraggio temi storici o contemporanei di scottante attualità sociale.

«Nei miei lavori – spiega il coreografo – non descrivo la mia realtà, ma parlo di soggetti e argomenti connessi con la mia realtà». Come in Aide Memoire, lavoro del 1994, considerato all’unanimità il suo capolavoro e punto di svolta nel raggiungimento della maturità artistica, per il quale racconta: «Ho trascorso la mia infanzia con un gruppo di persone che aveva deciso di costruire una nuova vita in Israele per voltare pagina. Persone che volevano a tutti i costi lasciarsi alle spalle il passato e che preferivano non parlare del loro passato. Poi quando sono diventato adolescente ho cominciato a porre molte domande. E loro mi hanno raccontato molte cose, sempre più cose… Come artista e coreografo, quando mi sono sentito finalmente abbastanza maturo, ho affrontato l’argomento. È nato Aide Memoire».

Con illimitata immaginazione Be’er crea un inflessibile ritratto di quel ripugnante periodo storico attraverso fantasmagoriche immagini di paura, disperazione, coercizione, potenti quadri visivi e sonori che trasmettono con prepotenza l’indelebile sofferenza, lo spirito di sopportazione, la resistenza, la tensione alla sopravvivenza del genere umano. Lo fa incarnando tutto nella forza della danza e nel collage musicale del fedele Alex Claude che incorpora brani di Dowland, Laibach, Stockhausen e Kronos Quartet.

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