In caso di incidenti non fate drammi

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Tre anni prima durante il Gran premio del Messico, aveva determinato la conquista del titolo del suo capitano John Surtees, in lizza con Graham Hill e Jim Clark, tamponando l’inglese. Dopo il ritiro dello scozzese[1], si lasciò superare dal suo capitano, che così conquistò l’iride.

Generoso, ma volitivo e determinato, non particolarmente fortunato, rincorse per tre anni il sogno iridato.

Nel 1967, a Montecarlo, il sogno sembrò potersi avverare.

 

Al via scatta subito in testa, non accorgendosi però che, alle sue spalle, Brabham inonda la pista di olio per la rottura del motore: lo vedono tutti tranne lui. Dopo un giro giunge sulla chiazza d’olio: sbanda, perde il comando della corsa, ed è costretto a lasciar sfilare Hulme e Stewart, ritrovandosi dietro, al terzo posto. A questo punto si scatena nell’inseguimento, reso avvincente sia dal ritiro di Stewart, sia  dall’incalzare di Surtees, McLaren e Clark.

Al 61° giro, il distacco da Hulme, da cui lo separano solo due doppiati, è di 7”6. Uno dei doppiati è Pedro Rodriguez, che si lascia facilmente passare, l’altro è Graham Hill. Hill, non dimentico del sorpasso negatogli tre anni prima nel Gran Premio, non si lascia passare tanto facilmente: gli resiste per due giri, facendogli salire il ritardo da Hulme a 8 e poi a 12 secondi. Infine riesce a superarlo, ma fatica a reggere il ritmo di Hulme.

La Ferrari n° 18 imbocca per l’81ª volta il tunnel. All’uscita affronta l’imbuto della chicane del porto ad una velocità visibilmente troppo elevata[2]. Dodici anni prima Ascari, in quel medesimo punto, all’81° giro, perso il controllo della sua Lancia era finito in mare. Forse anche per quello erano state poste a protezione alcune balle di paglia. La Ferrari carambola da una parte all’altra della curvetta d’immissione sulla banchina, si dirige con il muso contro una bitta di ormeggio. Poi si solleva in aria per ricadere rovesciata e percorre trenta lunghissimi metri con le ruote in aria, avvolta dalle fiamme innescate troppo facilmente dalle balle di paglia.

Sulla carcassa della vettura in fiamme intervengono con gli estintori i commissari di gara, convinti che il pilota sia stato sbalzato via nell’impatto. Lo si cerca nella banchina, c’è chi teme sia finito in mare, come Alberto Ascari nel 1955. L’angoscia attanaglia tutti noi. Quando, dopo circa 3 minuti e mezzo dall’incidente, l’incendio della Ferrari è domato si scopre l’orrenda verità: il pilota è ancora lì, privo di conoscenza e col volto sfigurato.

I commissari di gara e due civili (il Principe di Borbone Parma e l’amico Giancarlo Baghetti) ribaltano la vettura ed estraggono Lorenzo Bandini ormai in fin di vita, sotto gli occhi attoniti della moglie Margherita, che pur rimane in un dolore composto.

«In caso d’incidenti, non fate drammi» aveva chiesto più volte Lorenzo.

Tre giorni dopo, il 10 maggio 1967, Lorenzo Bandini muore.

I funerali, si celebrarono a Milano nella chiesa di San Carlo al Corso e la folla gremiva Corso Vittorio Emanuele fino a piazza del Duomo.

Addio Lorenzo.


 

[1] James “”Jim”” Clark Jr. OBE (Kilmani, Scozia, 4 marzo 1936 – Hockenheim, Germania, 7 aprile 1968) è considerato uno dei più grandi piloti di Formula 1 di tutti i tempi.

[2] Fu trovata ingranata la quinta marcia, mentre tutti in quel punto impiegano la terza.

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