In articulo mortis

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Confidando ancora una volta nella paziente, benevola ospitalità della Redazione di Bice, rispondo al garbato articolo della cara Maria ed alle questioni in esso poste.

Come vede Maria, anch’io non sono un lettore molto assiduo di Bice e Le rispondo, ahimé, con un discreto ritardo: in ragione di ciò recupererò il tempo perduto cercando di essere quanto più possibile sintetico.

Non ero a conoscenza della camera ardente concessa nella chiesa di San Francesco a Raul Gardini. Questo non significa molto, ma, quantomeno, che la cosa non ebbe una risonanza tale da rendere l’evento indelebile, se non per l’Ansa.

Tuttavia il punto non è questo.

Accade che un infelice, perché sentitosi o braccato dall’apparato giudiziario o schiacciato da responsabilità abnormi o vittima di un’ingiustizia insostenibile, in un momento di assoluto sconforto compia un atto molto grave e, soprattutto, irreversibile.

Come certamente Lei ricorderà, la gravità del gesto risiede nel rifiuto della misericordia di Dio, nel misconoscere la Sua onnipotenza e nell’assunzione di una decisione che non è di pertinenza umana.

Solo Dio, leggendo fino all’ultimo istante nell’animo disperato del suicida, può trovare le giustificazioni per perdonare o meno, un tale atto.

La Chiesa, dal canto suo, ormai da molto tempo riconosce e concede il beneficio del dubbio al suicida e, salvo nei casi particolarissimi di manifesto, reiterato, granitico rifiuto di Dio o con parole, o con atteggiamenti e fatti, concede sempre i funerali religiosi.

Sulla questione, invece, della camera ardente, io sarei stato, con tutto il rispetto per le Loro Eccellenze, un po’ più cauto, proprio per non dare l’impressione che quel gesto abbia in qualche modo dignità spirituale, quale potrebbe essere, ad esempio, il sacrificio eroico e volontario di una madre o di un padre per il proprio figliolo.

Diversa, assai diversa sul piano etico, è la condizione umana di chi rinnega reiteratamente e definitivamente una promessa fatta davanti all’Altare. Tuttavia, anche in questo caso, pur restando assai grave la mancanza, non si può escludere il pentimento in articulo mortis.

Ora veniamo alla questione che sembra turbarLa maggiormente, ossia non tanto gli eventi in quanto tali, quanto il comportamento difforme, talvolta contraddittorio, dei miei confratelli ministri del culto.

Occorre considerare, osservazione banale tuttavia spesso obliata, che si tratta di esseri umani, con proprie convinzioni, caratteri, comportamenti, rigidità, debolezze, e chi più ne ha più ne metta.

So bene che il desiderio dei fedeli è che i sacerdoti, i Vescovi, il Clero nel suo insieme, siano perfetti, immuni da errori e solidalmente coerenti nelle decisioni e nei comportamenti. Tuttavia è facile prevedere e comprendere quanto sia impossibile che ciò accada, trattandosi di esseri umani.

Di qui i comportamenti, le decisioni, talvolta apparentemente, talvolta, peggio, sostanzialmente, difformi. In tali casi, la comprensione, la Christiana pietas che tante volta viene invocata dai Christifideles, deve essere riconosciuta anche agli uomini, sottolineo uomini, di Chiesa.

Io so di avere commesso, nel corso della mia vita e del mio ministero, molti, moltissimi errori. Quando me ne sono avveduto di volta in volta ho cercato di porvi rimedio, oltre che per correggere l’errore ed aggiustare il torto, per non creare sconcerto o false convinzioni nei Christifideles, cosa che è, per un ministro di Dio, una colpa forse fra le più gravi.

Il confratello che ha negato i funerali religiosi all’infelice ragazza suicida, dovrà faticare non poco per giustificare davanti al buon Dio la sua decisione. Non tanto per il rifiuto del funerale in sé, del quale il buon Dio certamente non ha tenuto alcun conto, per le ragioni che Le ho esposto prima, quando l’infelice ragazza è giunta davanti a Lui, quanto per il dolore, lo sconcerto, il disorientamento che tale rifiuto ha generato nei suoi inconsolabili genitori.

E non solo in essi.

Se mi è consentito vorrei rivolgerLe un’ultima preghiera: quando s’imbatte in situazioni o atti che Le sembrano palesemente errati, esprima pure il suo sconcerto e la sua disapprovazione verso quell’atto e verso chi l’ha compiuto, ma non dimentichi che gli uomini sbagliano e, soprattutto, non addebiti a tutti la colpa di uno o di pochi.

Con immutata simpatia.

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