Immigrazione: il lento ma inesorabile declino di una nazione.

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O si cambia, anche a costo di sacrifici, o l’italia scomparira’. Mentre nel resto dell’Europa si comincia ad affrontare la questione (anche perché la popolazione di quelle nazioni fa sentire con il voto la sua protesta), da noi si tende a sottovalutare il problema con un continuo rimando.

(Nella foto, la stazione di Como invasa dai migranti)


Ci sono dei momenti nella storia di una nazione, in cui, nella mediocrità dei personaggi della politica, o per meglio dire di quelli addetti alle decisioni, s’innalza un personaggio, anche se di pochi centimetri (nel nostro caso e in questo periodo non dovrebbe essere particolarmente difficile perchè si è già sotto lo zero), e riesce a mettere un po’ di ordine. Come però spesso accade in momenti così particolari, e il nostro paese non fa certo eccezione, sembra impossibile trovarlo. E’ pur vero che i problemi dell’Italia sono tanti che difficilmente si possono risolvere in un baleno. Però, alla fine bisognerà affrontarli. Uno di questi è l’immigrazione globale dall’Africa, di esseri umani ben distinti fra loro. Cioè: gli aventi diritto, per ovvie ragioni (chi scappa da guerra o pulizia etnica) e chi è bassa manovalanza in cerca di lavoro, con doppia distinzione fra legale o illegale. E, io, aggiungo, chi fornirà la quinta colonna all’islam conquistatore. Ora, nelle rare trasmissioni dove si cerca di fare chiarezza sul caos relativo all’accoglienza, fra gli ospiti del governo appare chiaro lo stato di confusionale mentale con cui viene affrontato il problema. Mentre nel resto dell’Europa si comincia ad affrontare la questione (anche perché la popolazione di quelle nazioni fa sentire con il proprio voto la sua protesta), da noi si tende a sottovalutare il problema con un continuo rimando. In effetti, non è facile fare la voce grossa quando ci si trova in una situazione difficile per svariati motivi. La nostra debolezza economica ci pone, diciamo con un delicato eufemismo, sotto ricatto: – State buoni e tenetevi i profughi altrimenti niente revisione del patto di stabilità e vi facciamo fare la fine della Grecia -. Altro motivo è la ricerca spasmodica della sinistra di governare unita a una schiera di talebani di area cattolica per passare alla storia come chi ha salvato i profughi (ed io aggiungo a scapito degli italiani). Forse, ma saremo solo noi a ricordarlo. Nelle altre nazioni coinvolte, e cominciano a essere tante, semmai saranno ricordati i politici che non hanno permesso, mediante la costruzione di muri e barriere di filo spinato, che le loro città diventino dei bivacchi. Temo, purtroppo, che la nostra sorte sarà quella scritta nel titolo.

La perla della settimana questa volta tocca a un big dell’informazione. Parliamo di Enrico Mentana, ottimo giornalista e bravo conduttore del TG LA7 del gruppo Cairo editore che da poco ha acquisito il quotidiano Il Corriere della Sera. Alla notizia della costruzione da parte della Gran Bretagna di un nuovo muro anti immigrazione (in territorio francese), Mentana l’ha definito -una vergogna-. Niente da dire: chi fa informazione avrà pure una sua linea e sue opinioni personali (giuste o sbagliate) di come va il mondo. Caro Mentana, se un governo, anzi, due nazioni che tra parentesi hanno buttato le basi della democrazia (magna carta, rivoluzione francese), decidono un simile gesto, avranno i loro seri motivi. Il problema dell’immigrazione esiste e sarà sempre più accentuato se i governi europei non troveranno una soluzione condivisa all’accoglienza nel vecchio continente. Accoglienza per le persone che effettivamente ne hanno diritto, ma non in Europa. Magari prima della partenza e cioè sulle coste africane creando campi di smistamento e aiuto. Purtroppo, la gente non vuole vedere l’immagine del rientro dei sacchi contenenti i corpi dei soldati morti all’estero (vi ricordate le foto del Vietnam prima e della Guerra del Golfo dopo?).  Per tale motivo, mi duole constatare che i governi della UE vanno avanti con soluzioni pecetta, e chi ne fa le spese, è l’Italia.  

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