Immigrati: cives optimo iure o cittadini di serie b?

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Manca ancora in Italia un adeguamento normativo sull’acquisizione della cittadinanza da parte degli immigrati stranieri, come emerge dai dati del dossier statistico 2007 redatto dalla Caritas e da Migrantes.

 

Questa lacuna legislativa, se fosse colmata, metterebbe l’Italia al passo con gli altri stati europei. Attualmente il nostro ordinamento giuridico è fermo alla Legge 5 febbraio 1992 n°91 che fu promulgata sulla falsariga e sull’antiquato modello di un paese di emigranti ignorando i mutamenti di una nazione divenuta meta di intensi flussi migratori dall’estero. Oggi in Italia le acquisizioni di cittadinanza sono aumentate da 3.500 del 1991 alle 19266 del 2005: in tutto, nuovi cittadini di origine straniera, che costituiscono, nel complesso, lo 0,6% della popolazione straniera residente oggi in Italia; stranieri nuovi cittadini che in tutto il territorio nazionale ammontano a 534.657 unità, di cui 41%costitito da donne. Gli immigrati stranieri solo in virtù di una ininterrotta residenza decennale in Italia maturano il diritto di richiedere la cittadinanza inoltrando  domanda presso l’anagrafe dei comuni della provincia: condizioni particolarmente rigide, secondo il parere di alcuni politologi.

In particolar modo, l’immigrazione a Modena ha assunto caratteristiche di fortissima rilevanza numerica sotto l’aspetto economico e socio – culturale. E’ un fenomeno di enorme complessità come emerso dal rapporto 2007 compilato dall’osservatorio sull’immigrazione nella provincia di Modena. Infatti al 31 dicembre 2006, la popolazione straniera presente in tutto il territorio provinciale si è attestata sulle 59.943 unità,  pari all’8,9% della popolazione con un rilevante incremento di 4855 stranieri rispetto all’anno precedente. Dunque le immigrazioni dall’estero, costituiscono  così, secondo i dati dell’osservatorio  demografico della provincia di Modena, la componente più rilevante nell’espansione della popolazione provinciale. Gli stranieri si sono quadruplicati nell’ultimo decennio (16 mila unità): una fase espansiva che sembra essersi attenuata negli anni 2003 e 2004. Fenomeno che è la diretta conseguenza dei provvedimenti di regolarizzazione della legge Bossi – Fini che ha portato alla registrazione presso le anagrafi di quasi 16mila nuove unità. Variazioni di una certa consistenza che si sono verificate tra il 1999 ed il 2000 grazie alla legge Turco – Napolitano in occasione della sanatoria relativa al decreto legge Dini del 1995. Complessivamente all’interno del territorio modenese c’è una fascia di comuni con una presenza superiore ad uno straniero ogni dieci residenti, compreso il capoluogo Modena con una percentuale di 10,4 che contraddistingue anche i comuni di Vignola, Sassuolo e Spilamberto. Alta consistenza numerica anche nei comuni al confine con la Lombardia Concordia, Novi, Mirandola ed altri della montagna come Serramazzoni, Zocca e Guiglia. Poi un 9,3% a Carpi, 8,1 a Castelfranco Emilia ed ultima Formigine con 5,1%.

In aumento anche donne ed alunni figli di immigrati iscritti nelle scuole modenesi di ogni grado: futuri cittadini italiani  indispensabile futura risorsa nelle industrie manifatturiere e tessili: premessa per l’ integrazione ad usi, abitudini e costumi della nostra società: un forte dinamismo demografico che ha come conseguenza un indispensabile ringiovanimento dell’età media anagrafica della popolazione. Ormai i 2/5 dei nati nella provincia sono figli di almeno un genitore straniero. Crescono anche le donne, effetto della lungimirante politica del ricongiungimento parentale: circa 28.175 che costituiscono il 47% del totale degli immigrati, giovani lavoratrici, con una totale assenza di anziani. Forte crescita di immigrate provenienti da paesi come Ucraina, Polonia e Moldavia che prestano importante attività come collaboratrici domestiche, indispensabili nelle’assistenza e cura dei nostri anziani non più autosufficienti. Nonostante le urla bercianti istigatrici di xenofobia da parte di forze  in sé politiche sovversive e destabilizzatrici come la Lega Nord, i numerosi  immigrati, presenti nel paese, grazie anche alla prolifica prole disinnescano il fenomeno, irreversibile, dell’ invecchiamento della popolazione italiana autoctona. Di conseguenza aumentano gli alunni stranieri a scuola pari a 9.776,  il 10,5% di iscritti con prevalenza di africani, europei extracomunitari e asiatici. Sul fronte del lavoro poi, in una capitolo che tratteremo nella prossima puntata,  sono più dell’ 87% gli immigrati assunti con contratti di lavoro dipendente e, dato rilevante, dal 2005 sono sorte 2.000 ditte con titolari stranieri. Dunque lavoro e scuola, nel comprensorio modenese sono premessa e sintomo sociale ed economico di integrazione nella nostra società: un realtà multirazziale  multiconfessionale che deve comportare “un aggiornamento ed adeguamento” della nota formula del grande statista Cavour: non più  libera chiesa in libero Stato ma libere confessioni e fedi religiose in libero Stato.

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