Imbrattare D’Annunzio. Perché ?

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Ci sono i vandali per volontà e ci sono i vandali per incapacità, come chi si arrampica su una statua distruggendone una mano, ma tutto nasce dalla mancanza di rispetto per ciò che appartiene ad altri e non esistono leggi, controlli che possano risolvere il problema, se non con l’educazione.

 


Nei giorni scorsi a Trieste, i soliti ignoti – leggo l’Ansa – “hanno imbrattato la statua di Gabriele D’Annunzio, versando vernice gialla sul capo che è poi colata lungo le spalle e parte del corpo. Sul posto sono accorsi i vigili urbani che hanno fatto ripulire la statua in mattinata”.

E io mi domando perché. Non credo per contrarietà al poeta; magari, vorrebbe dire che almeno l’hanno letto, ma temo non siano andati oltre ‘La pioggia nel pineto’ e forse neanche quella.

Ad irritare saranno state le posizioni politiche del Vate, la vicinanza al fascismo, la presa di Fiume. Può darsi e i vandali sarebbero così in linea con l’ultima moda internazionale: abbattere le statue e i monumenti dedicati a personaggi ritenuti non meritevoli. Così, invece di studiare la storia, preferiamo riscriverla come ci pare. Chissà con quale presunta autorevolezza, se non autorità,  quei vandali, una donna ed un uomo, si sono permessi di rovinare un monumento di tutti?

Forse non c’è alcun motivo oltre la noia, come due anni fa fu l’alcool in eccesso a convincere qualcuno a rompere una bottiglia di birra contro la statua.

Di sicuro c’è l’italica  concezione che il bene di tutti sia un bene di nessuno, se non mio, per cui io posso decidere cosa farne, compreso il deturparlo o il rovinarlo a mio piacimento, sia esso la panchina del parco,  il monumento antico, un’aiuola, un muro, un cartello stradale, un cestino della spazzatura, un tombino.

Per estensioni pure il bene di un altro è un bene anche mio, per cui, se voglio, posso scriverlo con la bomboletta; posso rubare i fiori da un’altra tomba per metterli a un mio caro, posso prendere un paio di scarpe dimenticato negli spogliatoi (è successo alle mie praticamente nuove).

Ci sono i vandali per volontà e ci sono i vandali per incapacità, come chi si arrampica su una statua distruggendone una mano, ma tutto nasce dalla mancanza di rispetto per ciò che appartiene ad altri e non esistono leggi, controlli che possano risolvere il problema, se non con l’educazione.

Tornando a D’Annunzio, non bastava mettere un cartello ai suoi piedi esprimendo i motivi del proprio dissapore o utilizzare il megafono della rete? C’era davvero bisogno di imbrattare la statua? Spero che becchino i colpevoli, almeno per capire perché.

 

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