Il virus ha colpito un’Italia gia’ stanca

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L’Italia è una utilitaria che fa annunci da ammiraglia, senza poterli rispettare. La maggior parte dei Parlamentari è stata eletta per le denunce delle cose che non funzionano, quasi nessuno per avere indicato una ricetta capace di porvi rimedio e che arrivano con pochissima esperienza e competenze a dare indirizzi a una burocrazia rigida e ingessata.

 


Secondo il 54° Rapporto del Censis “il sistema-Italia è una ruota quadrata che non gira, suddividendo ogni rotazione in quattro unità, con un disumano sforzo per ogni quarto di giro compiuto, tra pesanti tonfi e tentennamenti. Mai lo si era visto così bene come durante quest’anno eccezionale, sotto i colpi dell’epidemia”.

Perpetuiamo l’illusione che le situazioni di emergenza ci cambino e che ogni crisi possa rappresentare un’opportunità; ma è possibile farlo soltanto se la società è già attrezzata e votata al futuro, all’innovazione, al cambiamento; altrimenti nasconde la realtà temporaneamente sotto un velo, nel nostro caso di paura, ma non dura.

L’emergenza non cambia il carattere di una persona, esaspera quello che è già; lo stesso vale per l’Italia, capace di insegnare al mondo come affrontare i primi momenti della pandemia, ma incapace di farne sistema, di programmare il futuro ed ora arranchiamo mentre le altre nazioni hanno già deciso come e in che misura utilizzare le risorse che verranno dalla Comunità Europea, non limitandosi a quattro slogan, ma vestendole di obiettivi, progetti, verifiche.

L’Italia è una utilitaria che fa annunci da ammiraglia, senza poterli rispettare.

La maggior parte dei Parlamentari è stata eletta per le denunce delle cose che non funzionano, quasi nessuno per avere indicato una ricetta capace di porvi rimedio.

Arrivano con pochissima esperienza e competenze a dare indirizzi a una burocrazia rigida e ingessata che, di fronte a un problema, individua benissimo cosa non si può fare, ma non è capace di suggerire e programmare tutto quello che invece si potrebbe fare.

E’ una situazione che il virus ha reso pericolosa perché la gente è “spaventata, dolente, indecisa tra risentimento e speranza: ecco l’Italia nell’anno della paura nera. Il 73,4% degli italiani indica nella paura dell’ignoto e nell’ansia conseguente il sentimento prevalente. Che porta alla dicotomia ultimativa: meglio sudditi che morti”; il 57,8% è pronto a rinunciare alle libertà personali nel nome della salute,  il 38,5% per un maggiore benessere economico “accettando limiti al diritto di sciopero, alla libertà di opinione e di iscriversi a sindacati e associazioni”. “Per il 49,3% dei giovani è giusto che gli anziani vengano assistiti solo dopo di loro”, mentre il 43,7% è favorevole alla pena di morte (il 44,7% tra i giovani).

Ogni giorno ci si aspetterebbe dalla politica, che non è una casta (o almeno non dovrebbe esserlo) ma l’insieme degli eletti e dei delegati da noi a gestire la cosa pubblica, una presa d’atto della realtà, con l’avvio di interventi (riforme è una parola che spaventa) per modificare la struttura delle istituzioni, del settore pubblico, delle norme che regolano l’impresa e il lavoro, sapendo di iniziare un lavoro che altri dovranno continuare perché non c’è stagione del raccolto se prima non c’è stata quella della semina.

 

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