Il territorio a un’altra dimensione

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I nostri comuni hanno gli stessi uffici e la stessa organizzazione di mezzo secolo fa: mancano uffici studi, dove le attività produttive sono solo il commercio, dove alcun consiglio comunale sente il bisogno di ascoltare le imprese, dove almeno la metà dei consiglieri non ha mai visitato una ceramica e quasi nessuno lavora in quel settore.


Il giorno 11  ho partecipato alla conferenza stampa di Confindustria Ceramica sui dati dei suoi comparti. Poiché il nostro distretto vale l’80% della produzione italiana, direi che viaggiamo sui 4 miliardi e passa a cui dovremmo aggiungere tutto l’indotto e già c’è da domandarsi perché questa straordinaria ricchezza diventi prarticamente tutta romana e i nostri comuni abbiano, facendo i dovuti paragoni, le pezze al culo.

Ma non è solo quello. Ieri ci hanno distribuito i dati relativi all’inquinamento: efficentamento energetico, bilancio idrico e dei materiali, riduzioni delle emissioni; hanno presentato una sintesi de ‘L’industria ceramica italiana per l’Agenda 2030 Onu’, hanno parlato di Bretella, ma anche di accordi con il porto di Ravenna per una nuova logistica dell’oltremare. Per la prima volta ho ascoltato il presidente dire che l’uso del trasporto su rotaia e con le navi convenga alla ceramica, tanto che già usa rifornirsi da vettorte ferroviario pert il 24%, il doppio della media italiana. E’ poco?

A me è sembrato di essere un’altra dimensione rispetto al sistema nostro di enti locali: comuni, unioni, province dove mancano uffici studi, dove le attività produttive sono solo il commercio, dove alcun consiglio comunale sente il bisogno di ascoltare le imprese, dove almeno la metà dei consiglieri non ha mai visitato una ceramica e quasi nessuno lavora in quel settore. Del resto i nostri comuni hanno gli stessi uffici e la stessa organizzazione di mezzo secolo fa.

Dovrebbero governare il territorio e lo sviluppo; in realtà davvero è un’altra dimensione.

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