Il tempo di parlare e quello di ascoltare

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Una cosa non sopporterò da adesso alla chiusura dei seggi, il refrain dell’ascoltare gli elettori,  perché, a mio modo di vedere, dovrebbe essere esattamente il contrario. Questi sono i mesi nei quali noi elettori dovremmo ascoltare i programmi dei candidati, per capire dove e come ci porteranno. Insomma: W i comizi!

 


W i comizi e i resoconti. Gli staff della comunicazione dei nostri leader politici ‘faticano’ (termine correttissimo, vista la qualità scadente della materia prima) per dare al proprio candidato il giusto posizionamento, un’agiografica cornice da infilare nella testa degli elettori schifati, ma non scafati, pronti a cascarci nuovamente. Ecco allora il Di Maio statista internazionale, il Salvini celodurista, il Berlusconi tessitore, il Renzi viaggiatore verso il suo popolo, la Meloni autorevole, ma sono altrettanto freneticamente impegnati anche i colonnelli, i tenenti, i sergenti, i caporali e chiunque nutra una qualsiasi aspettativa per le prossime elezioni politiche.

Nessuno si fa più intervistare alla scrivania; sono tutti per strada, possibilmente applauditi, lì a stringere mani, abbracciare, accettare complimenti, come Papa Francesco in Piazza San Pietro, oppure a passeggio con la famiglia. Insomma, costruiscono un santino multimediale con una narrazione che arriverà fino alle elezioni, quando, per qualcuno, il sorriso diventerà un ghigno di soddisfazione, per qualcun altro un sospiro di sollievo  e, fortunatamente, per qualcuno anche l’inizio di un duro lavoro.

L’ho messa giù in modo ironico, ma come un giovane voglioso di conquistare la sua bella, anche in politica ognuno mette in mostra il meglio di sé, nell’aspetto e nei comportamenti. Dovremmo essere attenti noi a capire quando l’immagine non migliora, ma reinventa una patacca, trasformando un mattone in radio, come i pacchi in autostrada.

Una cosa non sopporterò da adesso alla chiusura dei seggi, il refrain dell’ascoltare gli elettori,  perché, a mio modo di vedere, dovrebbe essere esattamente il contrario. Questi sono i mesi nei quali noi elettori dovremmo ascoltare i programmi dei candidati, per capire dove e come ci porteranno. Insomma: W i comizi!

In teoria, ma non dovrebbe essere soltanto in teoria, un candidato si presenta perché ha un programma condiviso dalla lista a cui aderisce; quello mi racconti, ma quando domanda a me cosa vorrei, ho paura che abbia presentato soltanto se stesso. Un po’ poco, in verità.

Prima però onorevoli e senatori, quelli impegnati nella riconferma e pure gli altri,  dovrebbero rendicontare agli elettori il lavoro svolto, come alcuni stanno facendo, perché non esiste progetto o attività che possa definirsi concluso senza la fase finale di verifica, tenendo la barra del timone sugli impegni assunti all’inizio della legislatura.

L’attività di ascolto dei propri elettori e dei cittadini dovrebbe essere permanente dopo l’elezione; forse Renzi (cito lui perché è stato il politico più rappresentativo della legislatura ormai alla fine) avrebbe evitato qualche scivolone, o avrebbe affrontato alcuni passi con una diversa consapevolezza, invece di fidarsi troppo dei propri yesman, perché in genere non serve chi serve. Non c’è bisogno di bagni di folla; la società è articolata, ha suoi organi rappresentativi, dai sindacati alle associazioni di categoria, dai movimenti alle confessioni religiose; ha sedi deputate alla ricerca e alla formazione. Al politico chiedo di sapere fare sintesi, non di fare sempre di testa sua. 

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