Il Tempio sta ancora attendendo…

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provvedimenti da amministratori con poche idee ma confuse.

 

Credo che alcuni amministratori abbiano una grossa fetta di prosciutto davanti agli occhi, oppure giudichino i modenesi degli ingenui o degli sprovveduti.

L’ultima pensata dell’assessore alle politiche economiche, Stefano Prampolini, dovrebbe essere, almeno sulla carta, in grado di risolvere buona parte dei mali della zona del Tempio, mentre è progetto da 400.000 euro che, come si dice a Modena, “al fa come l’aqua dal Muriel, né bein né mel”.

Come si fa a pensare che incentivare l’apertura di nuovi locali possa essere la panacea per i gravi problemi di uno dei quartieri più degradati della città?

L’operazione è già stata lanciata qualche tempo fa e non mi pare abbia avuto un grande successo. Se anche aprissero gli esercizi che prefigura l’assessore (sulla base di una previsione non ancora discussa in Consiglio comunale né presentata al comitato di quartiere?), non sarebbero certo di grande aiuto.

Non è durante il giorno, infatti, che la zona attorno al Tempio attrae prostitute con tutto ciò che ne segue e spacciatori di droga. Di sera, viale Martiri della Libertà e soprattutto la parallela via Piave, oltre alle stradine che intersecano le due grandi direttrici di traffico, diventano ricettacolo di donnine, quasi mai disturbate dalle forze dell’ordine, che la nuova legge voluta dalla Carfagna qui non ho mai visto applicare. E lo dico con cognizione di causa, abitando proprio nell’epicentro della zona in questione.
Incentivare commercianti e artigiani è lodevole, ma non finalizzato al problema, per la cui soluzione serve ben altro. È necessario, ad esempio, che riapra in fretta l’ex cinema Principe, ma definitivamente e non provvisoriamente (seppur con qualche inutile costo) per una mostra fotografica di Luigi Ottani e qualche tempo dopo per la presentazione dei progetti (già visti) dell’architetto Vinicio Vecchi, proprio l’artefice del “mostro” edilizio che, lì a due passi, deturpa la settecentesca palazzina Vigarani dei Giardini pubblici.

Le promesse del Comune, ahimè, sono scritte sull’acqua. Che fine hanno fatto il progetto di affidare l’ex Principe al patron del Michelangelo Berto Gavioli per trasformarlo in un teatro e quello di riciclare l’edificio che ospitava le Poste in una sorta di Museo della Modena degli anni 60?

Questi erano modi per portare gente (di sera!) in quella zona, non altri. I negozi chiudono le saracinesche alle 20, ben prima che il Tempio diventi teatro di tante situazioni assai poche simpatiche, e anche pericolose, per i residenti.

Concedere la licenza di vendere cibi esotici pronti significa rassegnarsi all’idea che questa zona diventi, come lo è già in pratica, un ghetto d’extracomunitari, che invece dovrebbero integrarsi in tutti gli altri quartieri. Esistono già più kebab e macellerie islamiche in viale Piave che in tutta la città. Se il Comune spinge in questa direzione sbaglia politica. I cittadini protestano già vivacemente.

La proliferazione dei comitati lo dimostra. E si tratta di comitati trasversali che, in prossimità delle elezioni amministrative, dovrebbero preoccupare chi pensa a ricandidarsi e, ovviamente, a vincere.

L’ottimismo dell’assessore (“le attività che sorgeranno renderanno la zona sempre più viva”) è commovente. Se non fosse frutto dell’assoluta incapacità di leggere la realtà. Un po’ come quando l’assessore Sitta nega che la “rivoluzione d’ottobre” abbia sconvolto il traffico cittadino.

È sotto gli occhi di tutti. L’ha denunciato il rappresentante degli automobilisti cittadini, il presidente dell’ACI. Non basta. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E se queste proteste diventassero voti contrari nelle urne delle prossime amministrative?

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