Il sindaco Soragni: «Scellerato chiudere lo zuccherificio»

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Forti reazioni ha provocato la decisione di chiudere lo zuccherificio di Finale, oltre Soragni, abbiamo sentito il presidente della Provincia Sabattini e il consigliere regionale della Lega Manfredini. Alemanno: « La produzione è obsoleta, avanti con la riconversione»

La chiusura dello zuccherificio di Finale, l’unico nella provincia di Modena, a causa della riforma Ocm Zucchero votata all’unanimità dai ministri dell’agricoltura dei paesi europei, ha provocato una vespaio di reazioni politiche, in primis quelle del sindaco finalese, Soragni, del presidente della Provincia Sabattini e del consigliere regionale della Lega Manfredini. Ma anche il ministro Alemanno ha voluto intervenire per spiegare come la scelta della chiusura dello stabilimento non sia imputabile al Governo.

 

Raimondo Soragni (Sindaco di Finale). «E’ inaccettabile una scelta così scellerata. E’ stato nettamente penalizzato un bacino bieticolo importantissimo come quello modenese che aveva ripercussioni anche sul reggiano e sul mantovano. Tutto per una strategia economica discutibile. Mi devono spiegare perché Italia Zuccheri, la società proprietaria della fabbrica finalese, ha deciso di dismettere il secondo sito più importante della Regione. Non va dimenticato infatti che Finale è tra i pochi stabilimenti italiani a raggiungere i livelli produttivi europei, anzi, dalle analisi emerge anche l’ottima qualità del prodotto lavorato e stoccato. Per quanto riguarda l’amministrazione comunale posso dire di aver fatto tutto il possibile per provare a salvaguardare i posti di lavoro degli 84 operai e di tutti gli avventizi che ogni estate vi lavorano. Abbiamo provato ogni strada possibile, arrivando persino ad offrire ad Italia Zuccheri l’esenzione dall’Ici, che per le casse comunali significa circa 150mila euro. Il futuro parla di riconversione ma di questo ancora non voglio parlare, fino a che non avrò elementi concreti su cui lavorare».

 

Emilio Sabattini (Presidente della Provincia). «Considero la scelta di chiudere lo stabilimento di Finale profondamente sbagliata. Sono amareggiato per la decisione di Italia Zuccheri, si chiude una fabbrica che ha le migliori performance produttive e la più alta qualità di prodotto. Questi aspetti rendono ancora più incomprensibile la strategia della proprietà. Adesso aspettiamo un piano di riconversione chiaro, in cui vengano definiti obiettivi chiari per i lavoratori, i produttori e le istituzioni. La Provincia farà fino in fondo la propria parte per vincere la scommessa del rilancio di un territorio che oggi subisce una forte menomazione produttiva».

 

Mauro Manfredini (Consigliere Regionale di Lega Nord). «La chiusura dello stabilimento è un fatto che dovrebbe far riflettere molti partiti della Sinistra che da sempre difendono l’Europa Unita, tanto cara al signor Prodi. Questa crisi è stata causata da decisioni prese a livello europeo in cui svende la nostra agricoltura e con essa tutte le produzioni connesse per favorire altri Stati membri. Le quote bieticole fissate per l’Italia faranno calare la produzione di barbabietole del 50% e per forza molti stabilimenti chiuderanno. Anche gli agricoltori verranno penalizzati ancora una volta da queste scelte europee molto lontane dagli interessi dei produttori italiani. La Lega ha sempre sostenuto l’inutilità di questa Europa fondata sulla burocrazia e sulle grande lobby economiche e la sinistra è sempre stata a guardare tacitamente».

 

Gianni Alemanno (Ministro delle politiche agricole e forestali). «L’esigenza della ristrutturazione nasce dalla riforma europea decisa nel novembre scorso che ha deciso di ridurre sensibilmente il prezzo garantito per lo zucchero offrendo un importante sostegno finanziario alle industrie che decideranno di abbandonare il settore riconvertendolo ad altre attività. L’Ue non impone a nessun industria di abbandonare la produzione e certo che non lo decide il Ministero delle politiche agricole che non ha alcuna possibilità di incidere nelle decisioni delle industrie del settore; tutti potenzialmente potrebbero continuare a produrre, se saranno in grado di competere nelle nuove condizioni. La scelta di continuare a lavorare o di chiudere spetta solo alle imprese. Purtroppo la produzione italiana di zucchero è poco competitiva e molte proprietà sono intenzionate ad accettare gli incentivi, abbandonando così la produzione. Ciò che il Governo e io in particolare siamo impegnati a fare è invece seguire con estrema vigilanza la riconversione delle industrie per garantire che i fondi provenienti dalla Ue vengano spesi in modo da assicurare il massimo mantenimento possibile dei livelli occupazionali. Quello che è certo è che il Ministero non consentirà l’accesso ai fondi di ristrutturazione se i responsabili dei gruppi non presenteranno progetti di riconversione per ogni stabilimento. Lo zucchero per certi è una produzione obsoleta che non offre grandi prospettive di guadagno, non va abbandonata completamente ma bisogna di ripetere gli stessi errori quando sono state sprecate ingenti risorse senza effettive prospettive di sviluppo. Non a caso molti stabilimenti verranno riconvertiti a produzioni di biocarburanti che fanno parte del progetto di sviluppo europeo».

 

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